Quello che dice il decreto Balduzzi sulla sanità è ormai chiaro a tutti, più tasse su giochi, stretta sul tabacco, tracciabilità dei pagamenti per le visite intramurarie, medici di base in servizio 24 ore su 24, limite alle parcelle; sembrava fatta, sembrava si attendesse solo l’approvazione e invece il decreto si è arenato in una palude di dinieghi più o meno irremovibili. Sono stati molteplici i dubbi e le perplessità sollevate dagli addetti ai lavori, soprattutto non è chiaro se il decreto abbia natura costituzionale e non violi le norme Ue.

Nella riunione di martedì, dunque, i tecnici di ogni ministero hanno sbarrato la via alle nuove misure dal momento che certe non hanno i requisiti di necessità e urgenza che un decreto legge meriterebbe, mentre altre, come gli ambulatori operativi h24, rischiano di non rientrare nella copertura finanziaria così come rischiano di infrangere i dettami Ue le nuove norme sui giochi.

Il cammino del decreto è stato dunque messo in seria crisi al suo primo vaglio reale; per venerdì, giorno in cui è previsto il consiglio dei ministri, Monti dovrà scegliere se spacchettare il testo o rinviare il dossier. Balduzzi, tuttavia, non si è scomposto più di tanto alle opinioni negative raccolte, ha infatti sostenuto ai microfoni di Rai 3 che non c’è “nessuna divisione, solo questioni tecniche da chiarire”.


Oltre i tecnici è stato registrato il disappunto anche di sindacati e forze politiche della maggioranza; la Cisl infatti ha definito il decreto “l’ ennesimo piano di intervento sulla sanità che non coglie affatto i veri problemi che riguardano i lavoratori, i cittadini ed i pensionati e che incombono sull’intero settore”. Non bastasse questa critica viene riscontrata anche la “totale assenza di confronto con il sindacato confederale, i lavoratori della sanità e l’utenza, su cui sta pesando l’aggravio dei costi e la disorganizzazione crescente”.

La bocciatura non è solo della Cisl, gli fa, infatti, eco la Cgil che ritiene che “il testo è deludente, con proposte confuse e contraddittorie, e persino negativo proprio nelle norme più ‘attese’, come le cure primarie h24, la libera professione, la non autosufficienza e l’edilizia sanitaria”.

Trasversale anche l’opposizione politica che va dal Pd alla Lega. Il senatore del Pd Ignazio Marino riscontra poca coerenza nel decreto, riscontrando che sì punta ad un miglioramento dei servizi territoriali e si propone l’ambizioso progetto di valorizzare il lavoro dei medici di famiglia. E’ pure vero però che d’altra parte “le nuove regole sull’intramoenia vanno nella direzione opposta e di fatto cancellano lo stesso concetto di intramoenia. Le strutture private che ospitano l’attività libero-professionale dei medici potranno anche collegarsi in rete con l’Asl, si potranno controllare le tariffe e tracciare i pagamenti, ma tutto questo non risolve il fatto che viene infranta l’essenza del rapporto medico-paziente: il medico starà comunque fuori dall’ospedale, non disponibile in caso di emergenza, lontano dai propri pazienti ricoverati e anche da quelli operati personalmente”.

Come detto anche la Lega si è detta poco favorevole al nuovo decreto sanità e lo fa, chiaramente, a modo suo “ stiamo andando verso uno Stato etico che ci dice anche cosa fa male mangiare. Le bibite gassate fanno male e le patatine no? Manca solo di tassare l’aria” commeta in modo colorito il segretario Maroni. A questo coro di malcontento non hanno esitato ad unirsi anche quelle associazioni, facenti capo a Confindustria, come Assobibe e Mineracqua, direttamente coinvolte nel commercio e distribuzione delle bevande gassate, che si sono dette “incredule” e fortemente preoccupate rispetto alla proposta ministeriale.


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