Il Decreto Sviluppo, convertito dalla legge 7 agosto 2012, n. 134 e in vigore dal 12 agosto, contiene un interessante capitolo sulla disciplina dei cosiddetti project bond. Il Governo e, in particolare, il Ministro dello sviluppo economico Corrado Passera avevano puntato molto su questo nuovo strumento finanziario (sul quale, al momento, l’Italia detiene la legislazione più avanzata d’Europa) per rilanciare le grandi opere infrastrutturali e, conseguentemente, l’intero settore edilizio con il suo importante indotto.

Per project bond si intendono, sostanzialmente, delle obbligazioni emesse per finanziare un’infrastruttura e, nella fattispecie, sono stati pensati soprattutto per opere di dimensioni medio-grandi: autostrade, aeroporti, porti, tratte ferroviarie, reti legate al mondo delle tecnologie digitali. Anche i piccoli interventi potranno però beneficiarne indirettamente, grazie al traino attivato dai progetti maggiori. I nuovi bond andranno ad integrare lo strumento del credito bancario, attirando fondi da parte di nuovi investitori, soprattutto privati.

Il loro via libera definitivo è venuto dal decreto ministeriale emanato l’8 agosto dal Ministro dell’Economia Vittorio Grilli, di concerto con il viceministro dello sviluppo economico, Mario Ciaccia, con il quale sono stati individuati i soggetti che possono prestare garanzie sui progetti finanziati.


In primo luogo, si tratta di importanti Enti istituzionali come la Cassa Depositi e Prestiti e la Sace, a capitale controllato (prevalentemente nel primo caso, interamente nel secondo) dal Ministero dell’economia e delle finanze, seguiti da assicurazioni e intermediari finanziari autorizzati. La forte presenza del Tesoro serve ad offrire a tali obbligazioni una garanzia autorevole, ma tra gli altri soggetti istituzionali che potranno acquistare project bond figurano anche la Banca europea degli investimenti (Bei), le Fondazioni, i Fondi pensionistici e le banche italiane e comunitarie.

Secondo le stime del Ministero dello sviluppo economico, i project bond potrebbero arrivare a muovere – spiega il viceministro Ciaccia – “almeno un quarto dei 100 miliardi di euro che saranno destinati alla costruzione di infrastrutture nei prossimi tre anni”, cioè circa 25-30 miliardi, stanziati da privati.

Le ultime novità legislative, dicevamo, pongono l’Italia all’avanguardia in Europa sulla disciplina delle nuove obbligazioni “a progetto”: il nostro è il primo tra i maggiori Paesi dell’Unione europea ad avere, ora, una compiuta e complessiva disciplina legale specifica per l’emissione e per le garanzie a sostegno di questi bond, distinta da quella generale relativa alle obbligazioni societarie. Rispetto a queste ultime, inoltre, l’Italia ha deciso, per i project bond emessi nei prossimi tre anni, l’applicazione di un regime fiscale privilegiato, con l’esenzione totale per gli investitori residenti in Paesi c.d. “White Liste un’aliquota del 12,5% (pari a quella dei Titoli di Stato) da applicarsi a tutti gli altri investitori.

Mario Ciacca, principale ideatore dei project bond, sottolinea con orgoglio come l’Italia sia passata da fanalino di coda ad apripista di uno strumento finanziario innovativo e centrale per rilanciare lo sviluppo: “Otto mesi fa quasi nessuno sapeva cosa fossero. Li abbiamo introdotti con il Salva Italia, li abbiamo equiparati ai Titoli di Stato dal punto di vista fiscale con il Decreto Sviluppo, ora li abbiamo resi pienamente operativi, individuando i criteri che devono presiedere a un trasparente sistema di garanzie”. Inoltre, aggiunge il viceministro, “le società emittenti potranno disporre anche di un rating molto alto e, unitamente a vantaggi fiscali, essere una forte calamita per attirare investimenti su infrastrutture”.

Grande la soddisfazione anche da parte dell’Ance – Associazione nazionale costruttori edili, portavoce di un settore, quello dell’edilizia, gravemente penalizzato negli ultimi anni dalla crisi economica. Secondo il presidente Paolo Buzzetti, i project bond potrebbero rivelarsi molto utili per il reperimento di risorse fresche destinate a nuove infrastrutture che, a livello statale, hanno visto un calo del 44% negli ultimi quattro anni e “rappresentano ormai soltanto l’1,5% del bilancio dello Stato”.


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