Anche se lo stop ai macchinari è ancora possibile, i giorni di ferragosto hanno allontanato alcune nubi dalla questione Ilva. Il governo, infatti, ha deciso di non presentare ricorso alla Corte costituzionale e di abbandonare, così, la pista del conflitto di attribuzione con la magistratura di Taranto. La decisione è arrivata dopo la schiarita seguita all’incontro con i ministri Corrado Clini e Corrado Passera, tenutosi nella Prefettura della città salentina, dove sono state gettate le basi anche per la nuova Autorizzazione integrata ambientale cui il gruppo dovrebbe conformarsi.

Una riunione fiume di oltre cinque ore, volto a trovare una via d’uscita di fronte alla nuova crisi che va sotto il nome di uno degli impianti siderurgici più famosi d’Europa. E proprio alle normative europee si sono richiamati gli esponenti del governo Passera e Clini, rispettivamente ministro dello Sviluppo economico e dell’Ambiente, le due facce della medaglia su cui pende il destino dell’Ilva e dei suoi dipendenti.

E’ stato direttamente il prefetto Bruno Ferrante, ora presidente della società siderurgica, a comunicare come il gruppo si fosse convinto a smettere di voltare le spalle alle due Autorizzazioni integrate ambientali elaborate in sede parlamentare nell’ultimo anno, di cui la più recente – firmata proprio dal ministro Clini – scadrà il 30 settembre prossimo. Di questi provvedimenti, in seguito all’incontro di Taranto si è optato per un “reset” che porti a una nuova stesura che tenga conto di tutte le sfaccettature di un problema sì industriale, ma soprattutto civile e sociale.


Obiettivo del nuovo testo integrato sarà, innnanzitutto, l’azzeramento delle emissioni entro due o tre anni, senza dimenticare, però, anche la riduzione della dispersione delle polveri dalla cava mineraria. Altra misura al vaglio, sarebbe quella di limitare l’influsso del vento che nel capoluogo siderurgico riversa le esalazioni dell’Ilva sui quartieri limitrofi, dove molti dei lavoratori risiedono con le loro famiglie.

In sostanza, le linee guida della nuova Aia saranno quelle tracciate nell’ordinanza emessa dal Tribunale di Taranto, che non punta soltanto a ristabilire un ambiente e una qualità di vita e di lavoro più salubre, ma a rendere contestualmente più competitivo a livello transnazionale il ciclo produttivo dell’acciaio. Obiettivi concidenti, ma che potrebbero essere raggiunti per vie alternative.

Se in difesa dell’ambiente e delle persone le istituzioni vogliono forzare la mano e varare il prima possibile misure di contenimento per i miasmi riversati sulla popolazione e l’ecosistema, per la competitività del processo industriale dell’acciacio l’Ilva potrebbe addirittura finire per scoprirsi all’avanguardia.

Adeguandosi, in anticipo rispetto ai tempi di conformazione generale previsti per il 2016, alle prossime normative europee in materia ambientale, infatti, l’impianto pugliese potrebbe godere di vantaggi superiori rispetto ai diretti concorrenti, con la prospettiva di migliorare ulteriormente l’efficienza produttiva e ridurre al minimo l’impatto sulle aree circostanti. Un programma forse fin troppo ottimistico, che, comunque necessita di iniezioni fresche di denaro.

Secondo alcune stime, infatti, per fare dell’Ilva un’eccellenza sia in fatto di mercato europeo, che sul lato ancor più stringente della sostenibilità “green”, potrebbe servire fino a un miliardo di euro. Una prima tranche potrebbe giungere proprio dal fronte Ue, se il gruppo industriale e le istituzioni saranno così celeri da portare gli impianti pugliesi a entrare nel nuovo regime normativo europeo. Un’altra, e consistente, fetta di 600 milioni arriverà invece per gettare le basi del nuovo contratto di programma, rivolto non solo all’Ilva ma all’intera area industriale di Taranto.

Se la rinascita di un colosso industriale e della città che lo ospita sono, per adesso, solo utopie, o se invece si potranno avanzare programmi concreti lo si capirà dalle prossime mosse in sede istituzionale. Intanto, la rinuncia del governo a sollevare un conflitto di attribuzione contro la magistratura, è indubbiamente un segnale di distensione da cui partire per trasformare la tragedia dell’Ilva in una storia lieto fine.


CONDIVIDI
Articolo precedenteAbolizione delle Province: quando prevale la demagogia…
Articolo successivoOliver Stone e Michael Moore: registi in difesa di Assange e Wikileaks

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here