Debito pubblico. E’ questa la “mission impossible” del governo di Mario Monti, l’ultimo grande piano di alleggerimento economico per le finanze pubbliche, che l’esecutivo tecnico lascerà in dote alla politica, quando questa rientrerà nel pieno delle sue funzioni decisionali dopo le elezioni del marzo 2013. L’intento del governo è quello di portare all’esame delle Camere il testo già a settembre, alla  ripresa dei lavori, per vedere i primi effetti delle misure adottate già entro fine anno.

Il bersaglio che il governo intende colpire è presto detto: dimagrimento del rosso statale, arrivato ormai alla cifra siderale di 1966 miliardi di euro, ossia il 123,4% del Prodotto interno lordo. Un livello ormai insostenibile, il vero freno alla crescita e a una modernizzazione del Paese degna di questo nome. Ecco, dunque, che sono già presenti sul tavolo sia le voci da “curare”, sia un ventaglio di strumenti per farlo. Toccherà al governo e al parlamento concordare un metodo efficiente e il più possibile indolore per i risparmi dei cittadini, per tradurlo, magari, nel prossimo decreto legge della spending review “autunnale”.

La proposta Amato-Bassanini è quella che in questo momento riscuote maggior credito tra gli esperti e tra gli addetti ai lavori. I rimedi previsti arrivano a toccare un totale di 170 miliardi di euro, tale da produrre una diminuzione del debito di 2,5 punti percentuali ogni anno. Il pool di studiosi che ha coadiuvato il governo e il supercommissario alla spending review Enrico Bondi ha individuato alcuni ambiti in cui sarebbe particolarmente indicato intervenire per arrivare alla flessione del debito pubblico. In primis, non potrà essere eluso una dismissione degli immobili pubblici, che dovrebbero essere messi all’asta fino a una quota del 10% delle strutture, a fronte di un patrimonio che ammonta a circa 600 miliardi. La cessione dovrebbe essere pilotata da un ente neutro, un po’ come dovrebbe accadere per la Consip nell’ambito degli acquisti di beni da parte della pubblica amministrazione, settore chiave in cui si abbatterà la mannaia della spending review “fase due”.


Anche le società in mano pubblica non saranno esenti dai tagli al debito pubblico nel piano Amato-Bassanini: per Enel, Eni e Finmeccanica si parla già, infatti, di collocare le partecipazioni quotate fino a circa 25 miliardi, mentre altri 15 dovrebbero arrivare dalle Poste italiane. In aggiunta, viene messo in preventivo un riordino del sistema delle concessioni e l’introduzione di un prelievo sui capitali non interessati dallo scudo fiscale mantenuti in Svizzera. La messa in normativa di una tantum al 25% per questi risparmi, poi, potrebbe dare una bella spinta al taglio del debito.

Ma ci sono altre due ricette abbatti-debito che stanno prendendo piede in questi giorni di “stand-by” per le Camere. Tra queste, l’idea lanciata dal presidente della Consob Giuseppe Vegas, che contempla la creazione di un fondo tale da abbracciare immobili, riserve auree, e capitali di società in Borsa. Ciò dovrebbe favorire l’emissione di bond dall’alto rendimento da parte di una società terza a riporto del Ministero del Tesoro, tale da rendere praticabile una riappropriazione di titoli dio Stato ad alto tasso d’interesse.

Non resta fuori da questo “think-tank virtuale” sul debito pubblico anche il recentemente insediato ministro del Tesoro Vittorio Grilli, che già prima del ritorno di attualità del tema-debito, aveva prospettato un piano di cessione di immobili pubblici fino a 20 miliardi di euro l’anno. Il traguardo, insomma, è uno solo e i percorsi per raggiungerlo sono già indicati: a settembre sarà trovata, probabilmente, una sintesi tra le diverse proposte che, comunque, non prescideranno da una necessità: la legge tagliadebito dovrà assolutamente alienare buona parte del patrimonio immobiliare dello Stato.


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