Spending review archiviata? Neanche per sogno. Con il decreto sulla revisione della spesa licenziato dal Parlamento, grazie soprattutto al paracadute della doppia fiducia (rispettivamente la numero 33 e 34 dell’era Monti) chiesta dal governo a Senato e Camera, l’attenzione è già spostata a settembre, quando avverrà quello che il supercommissario alla spending review Enrico Bondi ha denominato il “redde rationem” della spesa pubblica.

Il focus della “spending review 2” sarà puntato sugli enti e le autonomie locali. Neanche il tempo di farsi i conti in tasca, per le amministrazioni periferiche, e spunta già il rasoio che promette nuovi e profondi tagli ai bilanci. Dalla spending review convertita in legge, infatti, gli enti locali sono usciti con le ossa rotte: innanzitutto, l’accorpamento di 64 Province al di sotto dei 350mila abitanti o dei 2500 chilometri quadrati, divise tra 50 nelle Regioni ordinarie e altre 14 in quelle a statuto speciale. Anche dalla parte delle Regioni stesse, però, non ha tirato un vento propizio: la spending review si porterà via infatti dalla voce “trasferimenti centrali” 700 milioni nel 2012 e oltre un miliardo nel 2013 e 2014. Sorridono solo i Comuni, che si sono visti riconoscere un contributo di 800 milioni di euro.

Ma le  note liete sono finite qui per le amministrazioni locali. Nel mirino del premier Mario Monti e del suo “cecchino” degli sprechi Enrico Bondi, finiscono ora i costi standard degli acquisti di beni e servizi da parte degli apparati di governo territoriale. Il pool ai comandi del supercommissario ha infatti messo a punto uno studio che costituisce la base dati del decreto in programma già nel prossimo mese, aprendo di fatto la via alla spending review autunnale.


Secondo i segugi dello sciupio di denaro pubblico, Regioni, Province e Comuni avrebbero instaurato un regime di eccessi di spesa che si situa nella forchetta tra il 25% e il 40% dei 60 miliardi di complessivi erogati per beni e servizi. Di questi, circa due miliardi sarebbero proprio generati dalle Province. Obiettivo della “squadra speciale spending review” è quello di coniugare questi dati statistici al parametro dell’efficienza, per sfondare il muro di 10 miliardi di risparmi, che si vanno ad aggiungere ai 26 della riforma già varata dalle Camere. Negli intenti dell’esecutivo, a guidare il cambiamento sarà la piattaforma Consip, che catalizzerà centralmente tutti i piani di acquisto degli enti.

La riduzione dell’esborso camminerà di pari passo alla riforma delle piante organiche già inclusa nel testo divenuto legge, con gli esuberi (anunciati in 24mila, ma non ancora definiti con precisione) e il taglio del 20% dei dirigenti e del 10% dei dipendenti pubblici. Un fronte che ha già scaldato i sindacati, pronti a scendere in piazza in sciopero generale il 28 settembre, in protesta contro i prepensionamenti, le messe in mobilità e la stretta a buoni pasto e ferie non godute. Montano anche i rimbrotti dell’Anci, che ha già annunciato di sciogliere i vincoli del patto di stabilità, minacciando addirittura la chiusura dei serivizi. Nodi, questi, su cui rischia seriamente di incepparsi la seconda fase della spending review.

“Non e’ vero che chi piu’ spende è più virtuoso – ha sottolineato Bondi di recente – bisogna andare a vedere i livelli dei servizi ai cittadini, non per ridurli ma per razionalizzarli”. Lo scopo finale di questa ondata di decreti sulla spesa, comunque, resta sempre la riduzione del debito pubblico, tramite ulteriori misure di risparmio, ad esempio nelle intercettazioni (si parla di 5 milioni) o, in maniera più profonda, nelle dismissioni del patrimonio immobiliare pubblico.

 


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2 COMMENTI

  1. Ottima idea, Pino!
    Magari aggiungendo l’interdizione dai pubblici uffici a fronte del danno del doppio dell’importo!
    Speriamo che da Roma, nel triangolo palazzo Chigi – palazzo Vidoni – palazzo delle Finanze leggano ed intervengano quanto prima!!!

  2. Si parla di limitare la spesa della pubblica amministrazione per evitare l’incremento dell’iva, ma se chi sperpera il denaro pubblico non viene messo nelle condizioni di essere punito, allora qualcosa non torna caro Commissario straordinario per la spending review, dott. Enrico Bondi. Invece di tanto spending review inutile, per esempio piccoli ospedali che funzionano in quanto polifunzionali, perché non prevedere di licenziare chi spreca il denaro pubblico, modificando il DLgs. n°150/2009 art. 55 quater comma 1 lettera F estendendo il licenziamento disciplinare d’ufficio senza preavviso oltre all’interdizione perpetua dalla pubblica amministrazione in caso di condanna superiore a cinque anni, anche a chi produce un danno erariale di almeno 25 mila euro. A stabilire l’entità del danno alle casse dello stato c’è la competente Procura della Corte dei conti (non Procura della Repubblica) su esporto del cittadino. Urge quindi aggiornare l’art. 55-quater del D.Lgs165/2001, introdotto dall’art.69 D.Lgs 150/2009 che tratta il licenziamento disciplinare nella PA. Il primo dirigente di tal Ministero che fa installare un sistema automatico erogatore di biglietti elimina code negli uffici pubblici, che non riesce dopo nove mesi ad entrare in funzione perché gli sportelli non sono polifunzionali, piccola svista o negligenza costata almeno ventimila euro a noi contribuenti, in caso di condanna da parte delle Corte dei conti, su segnalazione del cittadino… Cosa ne pensate? Sapete dove si trova la Procura regionale della corte dei conti?

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