Con l’arrivo delle prime sentenze, si è chiuso, venerdì scorso, il primo, lungo capitolo del nuovo scandalo del calcioscommesse. Un ciclone pallonaro e giudiziario, che, partito dagli anfratti delle leghe minori, tra calciatori semisconosciuti e scenari ai limiti dell’inverosimile, è arrivato a coinvolgere anche l’allenatore della squadra campione d’Italia, Antonio Conte, e alcuni giocatori molto rappresentativi come gli juventini Leonardo Bonucci, Simone Pepe e il capitano della Lazio Stefano Mauri.

La cronaca. Il pentolone viene scoperchiato lentamente, a partire dal 14 novembre 2010, quando alcuni giocatori della Cremonese si sentono male negli spogliatoi durante la gara contro la Paganese. I riscontri medici effettuati sui tesserati metteranno in evidenza come il malessere fosse dovuto alla somministrazione di un sonnifero, volto a inibire le loro prestazioni. E’ qui che parte l’inchiesta “Last bet” (l’ultima scommessa) della Procura di Cremona. Le partite sotto esame si moltiplicano con il proseguo delle indagini e, nell’arco di pochi mesi, si arriva già all’arresto di 16 persone, tra cui l’ex bomber della Lazio e della Nazionale Giuseppe Signori, e all’iscrizione di 28 indagati in totale, compreso il capitano dell’Atalanta Cristiano Doni.

La palla passa alla giustizia sportiva: in Commissione Disciplinare vengono deferiti 26 tesserati e 18 società, per accuse varie, inclusa quella, pesante, di illecito sportivo. Le prime sentenze accolgono la tesi dell’accusa, distribuendo punti di penalizzazione, radiazioni e squalifiche, finanche la retrocessione per le società di Alessandria e Ravenna, direttamente coinvolte. Intanto, i campionati riprendono regolarmente, ma nuovi match finiscono sotto inchiesta: le partite sotto la lente diventano 30, incluse alcune gare di Serie A. In breve tempo, si susseguono a ritmo incessante interrogatori e le perquisizioni. Lo scandalo si allarga assumendo proporzioni inattese.


Sono infatti le nuove, scottanti rivelazioni ad estendere nel tempo e nello spazio il caso calcioscommesse. All’interno del calderone, infatti, vengono incluse alcune gare delle stagioni precedenti, ma, soprattutto, viene posta sul tavolo l’ipotesi di un sistema di scommesse e partite combinate di livello internazionale. Arriva in superficie una rete di relazioni tra tesserati e alcuni personaggi ambigui, anche di Paesi esteri, finalizzata, secondo le ipotesi accusatorie, a pilotare le partite fino ai massimi livelli del calcio italiano. E’ così che sale alla ribalta il cosiddetto “clan degli zingari“, presunti scommettitori dell’est Europa con agganci e influenze all’interno di alcune società. La melma delle gare combinate fa presupporre alla Procura un’organizzazione sparsa su quattro continenti, tra Europa, Asia, Sudamerica e Africa.

Il 29 febbraio 2012 viene ascoltato Filippo Carobbio, che dichiara agli inquirenti come, tra le gare combinate, figurino Albinoleffe-Siena 1-0 e Novara-Siena 2-2 della stagione 2010/2011. Secondo le ammissioni di Carobbio, allora giocatore in forza ai toscani, a conoscenza della combine erano anche l’allenatore Antonio Conte e il suo collaboratore Cristian Stellini, nel frattempo passati in organico alla Juventus, in lotta per il titolo della Serie A.

Il 2 aprile, intanto, le indagini portano all’arresto di Andrea Masiello, ex difensore del Bari, che, in un drammatico interrogatorio ammette di aver volontariamente realizzato un autogol nel derby contro il Lecce del 15 maggio 2011. Le nuove ammissioni fanno scattare, nel mese di giugno, le manette per altre 19 persone, tra cui il centrocampista della Lazio Stefano Mauri. Intanto, il ritiro pre-Europei della Nazionale italiana è turbato dal blitz delle forze dell’ordine: i coinvolgimenti presupposti sono quelli di Domenico Criscito (difensore dello Zenit San Pietroburgo), che verrà allontanato dalla spedizione azzurra, e di Leonardo Bonucci, che invece riuscirà a partire per la Polonia. Tra i nuovi indagati, anche l’allenatore della Juventus.

E in breve tempo, la posizione di Conte e dei giocatori bianconeri si aggrava: per il mister emerge l’accusa di omessa denuncia, mentre per Bonucci vengono chiesti 3 anni e 6 mesi di squalifica: nei suoi confronti, viene ipotizzato l’illecito sportivo. I legali di Conte cercano invano di pervenire a patteggiamento, come concesso ad altri tesserati coinvolti nell’inchiesta. Ma la Commissione respinge e tira dritto, con i procuratori che per l’allenatore campione d’Italia si attendono 15 mesi di squalifica.

Venerdì, dunque, le prime sentenze: Bonucci e Pepe vengono prosciolti, poiché la Commissione non ritiene credibili le accuse di Masiello, che avevano tirato in ballo i due giocatori. Per Conte, invece, la mano è pesante: 10 mesi di squalifica, ma l’appello è già dietro l’angolo. La parola fine, insomma, è lungi dall’essere stata scritta e lo scandalo calcioscommesse, che finora ha emesso decine di provvedimenti, tra sentenze, patteggiamenti e ordinanze di custodia, promette di avere ancora molte pagine da scrivere. Gli Appelli cominceranno il 20 agosto di fronte alla Corte di Giustizia Federale.


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