Il Presidente del Consiglio Mario Monti, di ritorno dal breve tour europeo che lo ha visto prima in Finlandia, alla ricerca dell’appoggio di uno dei Paesi più rigoristi dell’Eurozona, e quindi in una Spagna oggi più che mai nel mirino della speculazione (Finlandia e Spagna, quasi i due poli opposti delle “virtù” e dei “vizi” dell’Europa), ha allertato i “super-tecnici” del Governo (in primis Amato, Bondi e Giavazzi) a prepararsi per la “campagna di settembre”. L’obiettivo (per il nostro Paese, ma di fatto costituirebbe un forte strumento di stabilità per l’intera area euro) è quello ottenere uno scudo anti-spread efficace e flessibile. Quello che serve, in cambio, è dimostrare a Bruxelles e al Fondo monetario internazionale che il percorso di risanamento intrapreso dall’Italia non è contingente e dettato dalla sola emergenza ma, al contrario, innestato su una prospettiva durevole nel lungo termine. In qualche modo irreversibile, anche alla luce di quanto succederà nel cosiddetto “dopo-Monti”. Insomma, un’ulteriore garanzia di buona volontà data ai mercati. E, per questo, la Spending Review deve continuare.

L’“offensiva settembrina” si avrà sull’ampio fronte delle agevolazioni fiscali, altresì dette tax expenditures. Il sottosegretario al Ministero dell’economia e delle finanze, Vieri Ceriani, incaricato dal Premier Monti di passare in rassegna gli innumerevoli capitoli di spesa per il bilancio dello Stato derivanti da una miriade di detrazioni, sta infatti ultimando il proprio lavoro. Sono sotto osservazione tutte le 720 agevolazioni esistenti (raggruppate in macro-settori: persone fisiche, enti non commerciali, imposte dirette sulle imprese, accise, Iva, registro e imposte ipocatastali), per un valore pari a 260 miliardi di euro. Di questi, 83 sono i miliardi “intoccabili”, quelli relativi a capitoli cui verrà garantita la massima protezione. Si tratta delle detrazioni familiari, delle spese mediche e di tutte quelle destinate a garantire servizi sociali essenziali per il cittadino, infine di quelle destinate ad incentivare settori di rilevante valore strategico per lo sviluppo (ristrutturazioni edilizie e risparmio energetico).

Tutto il resto è rivedibile e, sicuramente, destinato ad essere rivisto anche in maniera piuttosto pesante per centrare il duplice obiettivo della sterilizzazione dell’aumento dell’Iva (previsto ora per il 1° luglio 2013) e del pareggio di bilancio (che l’Italia deve conseguire, secondo la tabella di marcia concordata in sede europea, entro la fine del 2013). I tagli previsti vanno da un minimo del 5 ad un massimo del 20%.


Il passaggio obbligato per il governo è tuttavia quello di ottenere, alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva, una rapida approvazione della legge delega sulla riforma fiscale ed assistenziale (destinate a disegnare il nuovo fisco ed il nuovo welfare italiani) da parte dei due rami del Parlamento.

Il pacchetto di riordino delle agevolazioni fiscali a firma di Vieri Ceriani andrà così ad integrarsi al nuovo intervento del “super-commissario” alla revisione della spesa dello Stato, Enrico Bondi, previsto anch’esso per settembre, che vedrà l’abbandono definitivo (si spera) dei tagli lineari a favore dei “costi standard”. Non solo, ma in stretta coordinazione si muovono anche il Ministro dei rapporti con il Parlamento, Pietro Giarda, con la sua riorganizzazione dei dicasteri, ed il Ministro dell’economia Vittorio Grilli, con un piano di dismissioni del patrimonio dello Stato con un valore stimato attorno all’1% del Pil annuo.

Più indietro appare invece il lavoro degli altri due “super-tecnici”, Alessandro Giavazzi e Giuliano Amato, titolari rispettivamente della revisione degli incentivi economici alle imprese e della riduzione dei costi della politica. Il “Piano Amato”, in particolare, andrebbe a toccare con incisività la cosiddetta “casta”, dai vertici dei partiti agli indennizzi per gli amministratori locali, passando anche per le prerogative dei rappresentanti sindacali. L’effetto politico sulla tenuta della maggioranza parlamentare potrebbe essere esplosivo e non è un caso che il solo Monti sia, per ora, a conoscenza dei particolari.

La “campagna di settembre”, dunque, deve rendere l’Italia il più preparata possibile per gli esami che si prospettano: il vertice Ecofin del 14-15 mese prossimo, seguito, ad ottobre, dal summit del Fmi  (il 12-13)  a Tokio e da un nuovo Consiglio Ue a Bruxelles (il 18-19). Bisogna che, per allora, le massime istituzioni europee e mondiali abbiano la certezza che il cammino delle riforme procede. Senza farsi dettare la linea dai mercati, come avvenuto sinora. Ma, anzi, prendendo loro in mano le redini della situazione.

 


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