Avvocati, la legge ad hoc non è più un miraggio e potrebbe arrivare proprio “grazie” al filtro in appello. Con la riforma delle professioni ormai al rush finale, si avvicina la possibilità che per l’ordine forense la nuova conformazione dell’esercizio venga scorporata dal testo originario per arrivare a una formulazione di statuto su misura. Un traguardo che sarebbe un momento storico per il settore e un nuovo inizio per tutti gli avvocati italiani.

O almeno, questo è il clima nel quale si sta svolgendo l’incontro tra i rappresentanti degli avvocati e il ministro della Giustizia Paola Severino, seduti attorno a un tavolo nel quale istituzioni e ordine forense non vogliono farsi sfuggire l’occasione di impegnarsi a portare a termine una riforma attesa da oltre trent’anni. L’importante lavoro svolto dal governo in sede di decreti, infatti, non sta lasciando indenne anche il comparto giustizia del Paese: ne siano d’esempio le ripetute polemiche sull’introduzione del filtro in appello, o sull’accorpamento dei tribunali.

Il criterio di ammissibilità per i ricorsi in secondo grado di giudizio, infatti, dovrebbe essere introdotto con la vicinissima conversione del decreto sviluppo – ora al vaglio del Senato – nonostante i rimbrotti degli addetti ai lavori e delle organizzazioni di rappresentanza. Benché i difensori legali non vedano di buon occhio l’arrivo del filtro in appello, con conseguente calo dei procedimenti, che è proprio l’intento del governo, per smaltire il carico di arretrato civile, l’approvazione del decreto sviluppo potrebbe mettere in mano all’ordine forense un jolly  per portare a casa un nuvo statuto della professione.


Ambedue le parti, insomma, potrebbero riuscire a ingoiare più facilmente il boccone amaro, se ascoltati sull’altro terreno di confronto. Secondo le prime indiscrezioni, il governo sarebbe pronto a stralciare il capitolo sugli avvocati dalla riforma delle professioni, per dedicare agli avvocati una legge apposita, a patto, però, che il Consiglio nazionale forense faccia il possibile per ridurre il fardello dell’arretrato. Il Consiglio ha già messo le cose in chiaro, dicendo che un eventuale passo indietro del governo “sarebbe irrispettoso del ruolo e della dignità degli avvocati italiani”.

Non vanno per il sottile anche le rappresentanze di Oua, Aiga e Anf. La prima, chiede una revisione delle novità imposte ai tagli alla giustizia inseriti nella spending review, mentre i delegati degli avvocati più giovani alzano la voce chiedendo una normativa che agevoli i più giovani ad avviare la professione.

Francesco Maltoni


CONDIVIDI
Articolo precedenteLegge elettorale: riprende la trattativa, c’è l’accordo su cinque punti
Articolo successivoRiforma delle professioni: gli Ordini verso una nuova autonomia

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here