Continua a tenere banco la querelle sul concorso per l’Avvocatura dello Stato. Questa volta, l’intervento arriva dal Presidente della Commissione d’esame, Salvatore Messineo, che, dalle colonne del quotidiano Libero difende l’operato dei giudici esaminatori. Soprattutto, le sue lamentele si riferiscono al fatto che siano state divulgate ricostruzioni tendenziose sullo svolgimento dell’esame. “Si continuano ad attribuire alla Commissione esaminatrice condotte delittuose specifiche assai gravi”.

Nella fattispecie, Messineo se la prende con le allusioni su abusi o favoritismi che hanno portato all’interruzione della prova dello scorso 12 giugno: presenti 975 candidati per tre posti da procuratore. Primo punto toccato dal suo intervento, le anticipazioni uscite su forum in rete riguardo ai temi sorteggiati e al fatto che, addirittura, ad alcune candidate fosse stato divulgato l’argomento per via telefonica. “Nessuno poteva conoscere la traccia o avere il tema già svolto – chiarisce Messineo – per il fatto che la prova era sconosciuta anche agli stessi commissari. Solo a seguito del pubblico sorteggio effettuato dai candidati, la Commissione ha potuto conoscere che la prova consisteva in un tema teorico-pratico di diritto e/o procedura civile”.

In seguito, il Presidente della Commissione concorsuale fornisce risposta ad alcuni particolari interrogativi sollevati dal quotidiano, riguardo a reiterazione dell’appello, rinvenimento di codici commentati e, da ultimo, le proteste, che Messineo ricorda come “atti aggressivi e violenti”, tanto animate da rendere necessaria la sospensione della prova.


Sulle convocazioni, Messineo nella sua lettera nega che esse siano state ripetute, in linea con quanto previsto dal regolamento. L’ipotesi fatta circolare su eventuali identificazioni di candidati da parte del personale di vigilanza “non equivale all’appello: che è il primo momento in cui la Commissione di concorso conosce anche fisicamente i candidati partecipanti”. Secondo questa procedura sarebbero state definite le postazioni d’esame e, subito dopo, continua Messineo, le buste “sono state aperte pubblicamente dinanzi ai candidati”.

Tra le accuse ricevute, però, il Presidente concede che prima della dettatura della traccia a una candidata sia stato ritirato un codice civile “con massime giurisprudenziali, vidimato, per errore dal comitato di verifica”. Una possibilità, quella di un riconoscimento errato, che, si giustifica Messineo “rientra nel novero degli accadimenti che non è dato prevenire. La possibilità d’errore – continua – è insita in ogni condotta umana“. Il testo incriminato sarebbe stato trattenuto dalla Commissione, con “relativo provvedimento già avviato con la formale contestazione e con l’invito a dedurre comunicati all’interessata l’indomani”.

Altro punto che aveva destato scalpore, il fatto che durante i disordini sia stato fatto il nome di una candidata figlia di un avvocato dello Stato in possesso di un codice commentato: Messineo fa corrispondere tali affermazioni al vero, facendo notare che la Commissione ha agito “provvedendo a ritirarle detto codice e ad avviare nei suoi confronti il procedimento previsto dal regolamento”. Il ritrovamento di nessun telefono cellulare o di appunti non autorizzati, poi, è finito agli atti della Commissione che comunque, garantisce il presidente “non avrebbe mancato di adottare i pertinenti provvedimenti”.

A questo indirizzo il video editoriale di Leggioggi sul caos concorsi pubblici, dopo le polemiche sia per l’esame dell’Avvocatura dello Stato che per quello dell’Agenzia delle Entrate svolto a Catania.

 


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