Ci sono voluti dieci anni tondi, ma alla fine anche l’Italia ha accolto la Convenzione penale sulla corruzione del Consiglio d’Europa. La legge 28 giugno 2012 n. 110 è stata infatti pubblicata sulla “Gazzetta Ufficiale” n. 173 del 26 luglio 2012. In vigore dal primo luglio 2002, la Convenzione ha visto apposte le prima firme addirittura dal 27 gennaio 1999: un tempo incredibilmente lungo quello utilizzato dall’Italia in sede di ratifica che vede, infine, diventare operativa e vincolante la legge 110/12.

La Convenzione di Strasburgo è una pietra miliare del diritto comunitario e abbatte i confini sulla disciplina di alcuni reati quali la corruzione di magistrati, pubblici ufficiali, funzionari delle istituzioni e rappresentanti o delegati di assemblee a rilevanza internazionale. In vigore, naturalmente, sia nel lato attivo che in quello passivo del reato di corruzione, la Convenzione ne ricopre anche l’ambito privato oltre a quello prettamente pubblico e istituzionale.

Ad esempio, infatti, la Convenzione penale del Consiglio d’Europa uniforma le pene per il riciclaggio dei proventi sulla corruzione, la compravendita delle possibilità di influire su varie istanze decisorie e tutto il ventaglio di reati contabili eventualmente correlabili, come fatture o documenti di simile funzione.


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