Nel quadro tumultuoso nel quale si appresta a venire approvata la spending review, i Comuni non si danno per vinti. Nonostante la marcia dei sindaci di martedì scorso non abbia prodottogli effetti sperati, l’Anci, promotrice della manifestazione, continua a implorare il governo di Mario Monti per un ripensamento in extremis. Dopo la proposta avanzata di emendamenti al decreto di revisione di spesa, il governo ha ribadito all’associazione dei Comuni di voler andare fino in fondo con 500 milioni di tagli da subito, che diventeranno 2 miliardi nel proseguo. Ma l’Anci non ha gettato la spugna e, anzi, continua a mettere in guardia l’esecutivo sugli effetti che la spending review finirebbe per avere sui già malandati enti locali.

Il quadro tracciato da Veronica Nicotra, vicesegretario nazionale Anci, presenta una situazione drammatica per i Comuni, che si vedono azzerato anche il fondo delle politiche sociali, mentre il personale non sa se rinunciare lo stipendio del mese di agosto o, in alternativa, alla tredicesima, in attesa della mannaia nel decreto governativo sugli esuberi. Insomma, l’amministrazione più vicina al cittadino è, a conti fatti, anche la più precaria.

 


Due giorni fa i sindaci sono scesi in piazza contro le misure inserite nella spending review. Quali dei tagli presentati dal governo, sono quelli che proprio non condividete?

Per un complesso di ragioni e di interventi che si sono succeduti negli ultimi anni la situazione della finanza comunale è fortemente critica. Sul versante delle entrate abbiamo assistito di fatto sin qui ad un dimezzamento dei trasferimenti erariali come confluiti nel fondo di riequilibrio con una riduzione superiore ai 7 miliardi. A questo si aggiungono le manovre di riduzione della spesa, in particolare in conto capitale, obbligate dai vincoli sempre piu stringenti derivanti dalle regole del patto di stabilità. Il taglio di 500 milioni previsto dal decreto spending review che sta per essere convertito interviene quindi in un quadro finanziario molto complesso e problematico e, sebbene presentato come riduzione di sprechi, di fatto risulta un taglio lineare ai trasferimenti e che è ingestibile anche perché avviene nel corso dell’anno finanziario incidendo sullo stesso 2012.

 

Crede che la qualità dei servizi ne uscirà ridotta? Quali servizi in particolare potrebbero soffrire di più?

Già oggi viviamo una fase di evidente riduzione del perimetro pubblico. Se questo è un fatto necessario per consentire all’Italia di guardare in avanti con fiducia, è però altrettanto necessario gli interventi, i tagli vengano operati colpendo non i cittadini ma le sacche di inefficienza e anzi stimolino la razionalizzazione e l’ottimizzazione dell’uso delle risorse finanziarie.  Per capire le indico un dato: i fondi statali sui capitoli sociali più importanti, in primo luogo il fondo per le politiche sociali, sono stati azzerati. I Comuni da soli e con risorse assolutamente decrescenti e con vincoli differenziati relativi al personale, ad esempio, devono o dovrebbero assicurare qualità e quantità di servizi e dare risposte ai bisogni delle comunità, che sono invece crescenti.

 

Sui tagli al personale, la pubblica amministrazione è ancora una volta il settore più falcidiato: 24mila, infatti, gli statali che dovrebbero lasciare il posto e altri ne seguiranno in futuro. In che modo i Comuni potranno riempire le eventuali caselle lasciate libere da eventuali prepensionamenti?

Il decreto prevede un percorso differenziato fra amministrazioni centrali e territoriali. Per quanto riguarda i Comuni la riduzione degli organici potrà operare solo dopo l’adozione di un decreto che dovrà classificare i Comuni e solo dopo opereranno le norme che consentono di avviare al prepensionamento i dipendenti che presentano determinati requisiti.

 

Nella spending review è incluso un ridimensionamento delle società partecipate: tra le Spa e Srl, si calcola che di circa 3mila, un terzo abbia i bilanci in rosso. Ritiene che la linea dura del governo abbia, almeno in questo caso, colto nel segno?

Bisogna distinguere fra società ed enti utili e necessari, che in molti casi producono anche profitti, da situazioni in perdita e mal gestite. Anche in questo caso, come per i tagli bisogna invertire la rotta: incidere per riqualificare e rendere efficiente la spesa pubblica.

 

Pensa che l’accorpamento i piccoli Comuni montani, prima annunciato, poi rimandato, potrebbe risolvere parzialmente gli sprechi, oppure avrebbe come unico effetto quello di allontanare i servizi, soprattutto per quei cittadini che vivono in località molto periferiche come i Comuni montani?

Tutti i Comuni sino a 5 mila abitanti saranno nei prossimi anni soggetti a una profonda trasformazione. Un nucleo significativo di funzioni fondamentali dovrà essere gestito obbligatoriamente in forma associata secondo il modello delle Unioni di comuni o sulla base di convenzioni. Abbiamo corretto la norma assurda dell’agosto scorso che avrebbe determinato lo smantellamento delle Unioni faticosamente costruite e definito un percorso nei tempi e nei modi piu ragionevole.

 


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1 COOMENTO

  1. E dunque?
    Per quale mootivo, anzichè generiche affermazioni, non avanzano prproste concrete, con nomi, numeri e somme?
    Dall’ANCI e Province le solite chiacchiere per salvaguardare la propria seggiolina. Se po va tutto a ramengo … chisseneimporta

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