Il primo round tra sindaci e governo sui tagli previsti dalla spending review si conclude con un nulla di fatto. Molta la delusione tra le fasce tricolore e i rappresentanti dell’Anci, che ha indetto la marcia di ieri di fronte al Senato, proprio mentre era in corso il dibattito sulla revisione di spesa che prevede di decurtare ai Comuni una cifra di oltre 500milioni di euro. Dal coro, si alzano voci polemiche, come quella del sindaco di Torino, e big di vecchia data del Pd, Piero Fassino.

Le facce tirate sono apparse subito dopo l’uscita del presidente Anci, Graziano Delrio, dal faccia a faccia con il ministro per i Rapporti con il Parlamento e Attuazione del Programma, Piero Giarda. “L’incontro è andato male” ha esordito il rappresentante degli enti locali. Da parte del governo, secondo le ricostruzioni, sarebbe emersa la linea di ritenere i fondi ridotti ai Comuni come meri tagli ai trasferimenti. “E non – prosegue Delrio – di taglio agli sprechi. I nostri timori sono stati confermati”.

Con l’esecutivo non disposto ad arretrare di un millimetro, i tanti primi cittadini che da tutta italia si erano dati appuntamento di fronte a palazzo Madama sono rientrati dai loro concittadini con l’ormai definitiva certezza di veder ulteriormente alleggerito il proprio portafogli. Condizione che, denunciano i sindaci, andrà a incidere fisiologicamente sulla qualità dei servizi erogati. “Il governo non ci lascia altra scelta che aumentare le tasse“, hanno allargato le braccia gli insoliti manifestanti.


L’Anci, intanto, come aveva espresso negli emendamenti proposti al decreto sulla spending review, non si rassegna e sposta già il mirino sul patto di stabilità, con lo scopo di cancellare i successivi due miliardi di tagli che seguiranno alla prima tranche di questi giorni. “Sarà la nostra battaglia dopo l’estate – tuona un risentito Delrio – il patto rischia di saltare. O gli investimenti escono dai vincoli del patto o sarà la fine dei territori e della loro economia”.

Un illustre grido di dolore arriva anche dal sindaco di Torino Piero Fassino, che, in un’intervista a La Stampa, critica aspramente la spending review del governo Monti, nonostante il suo partito, il Pd che ha personalmente contribuito a fondare, sia pronto a darle il via libera nelle prossime ore in Parlamento. “Comuni e Province – illustra Fassino – incidono per il 15 percento nella spesa pubblica ma hanno contribuito per il 25 al risanamento dei conti. La spending review avrebbe dovuto essere una revisione qualitativa e si è trasformata in un taglio lineare“.

Pagare tutti per pagare meno: lo slogan anti-evasione fiscale, nel Fassino-pensiero, si sposa perfettamente con una spending review davvero corretta ed equa. Nella fattispecie, Fassino dà fiato alla sua esperienza istituzionale quando afferma che “il patto tra burocrazia ministeriale, dipendenti pubblici e potere politico non è più sostenibile. Chiediamo che si agisca sui Ministeri e i corpi centrali: ci sono spese colossali, sacche di parassitismo e duplicazioni di enti”.


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  1. […] dunque, gli enti locali dopo le dure proteste dei giorni scorsi. Secondo quanto trapela dalle Commissioni in Senato, per i Comuni è in arrivo una profonda boccata […]

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