Le scialuppe sono piene: nessuna norma è in cantiere per allargare la platea degli esodati tratti in salvo dopo l’entrata in vigore della riforma Monti-Fornero. La conferma è arrivata ieri, in sede di discussione della spending review al Senato, dove il pacchetto di ritocchi alla spesa pubblica dovrebbe essere licenziato domani, mentre, nel centro della Capitale, si svolgerà un corteo di tutte le organizzazioni sindacali unite in difesa di tutti gli esodati.

Mancano i fondi. Questa la giustificazione “ufficiosa” che è trapelata dai banchi del governo, mentre la Commissione Bilancio di palazzo Madama esaminava gli ultimi faldoni degli emendamenti al decreto della spending review. Fino all’ultimo, non era scartata l’ipotesi che tra queste proposte di revisione potesse figurare un ingrossamento delle file di salvaguardati dal limbo tra lavoro e pensione. Ma, così, a quanto pare non sarà: 120mila sono gli esodati che il governo ha preso in carico, altri, allo stato attuale, non ne sono previsti.

Due i provvedimenti che hanno aperto la strada alla porzione di esodati che verrà salvaguardata. Il primo decreto, approvato il primo giugno scorso e ratificato dalla Corte dei conti, è pronto a diventare operativo in seguito alla presa in carico dell’Inps. Sono 65 mila gli ex lavoratori a rientrare nei parametri del decreto, che si vedranno riconosciuto congruo trattamento pensionistico non oltre il 30 di settembre, secondo quanto previsto dalla norma. Ora, l’Istituto di previdenza sta effettuando le prime scremature, per inoltrare le richieste al centro nazionale, da cui verranno spedite le agognate lettere di conferma.


A questo primo gruppo di esodati pronti “al salvataggio“, se ne aggiungerà in queste ore un altro quasi altrettanto folto, che porterà in dote altri 55mila ex dipendenti, bloccati tra età professionale e minimo pensionabile. Per loro, sì, la spending review sarà davvero l’inizio di una nuova vita: proprio nel risanamento della spesa pubblica ora in discussione, infatti, si imbarcheranno gli ultimi esodati che il governo ha in programma di salvaguardare. Ma dopo di loro, il destino degli altri rimane un mistero: la maggioranza, a sentire alcuni conteggi, che stimano l’esercito degli esodati intorno alle 400mila unità, per cui sono ben sopra la maggioranza gli esodati che ancora ignorano il proprio destino.

I  due provvedimenti già confermati, nel complesso, costeranno alle casse dello Stato circa 9 miliardi di euro. Per destinare altre risorse in direzione degli esodati, resta, comunque, uno spiraglio, almeno a sentire Gilberto Pichetto Fratin, parlamentare del Pdl: “Un allargamento del bacino è impossibile – ha dichiarato – a meno che il governo non trovi i fondi”. Dunque, finché la spending review non sarà approvata in via definitiva, per gli esodati “a piedi” non sarà detta l’ultima parola.

Domani, intanto grande giornata di mobilitazione sindacale a favore proprio degli esodati. Cigl, Cisl e Uil chiederanno, all’unisono, provvedimenti urgenti per garantire il paracadute a tutti, nessuno escluso, i coinvolti nel passaggio tra vecchio e nuovo regime pensionistico: un’impresa che, allo stato attuale, sembra davvero ardua per il governo di Mario Monti.


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