Lo schema di decreto legislativo recante la nuova organizzazione dei Tribunali ordinari e degli Uffici del Pubblico Ministero, non soddisfa l’Avvocatura, che con voce unitaria e compatta chiede venga integralmente riscritto il piano di restyling approntato dal Governo.

Lo schema del testo di legge, approvato dal Consiglio dei Ministri il 9 luglio scorso, prevede, com’è ormai noto, la soppressione di ben 37 tribunali, 38 procure e 220 sezioni distaccate.

Il Consiglio Nazionale Forense, l’O.U.A. (Organismo Unitario dell’Avvocatura) e l‘Aiga, (associazione giovani avvocati) fanno leva sui principi della coerente razionalizzazione dei costi e della giustizia di prossimità, dalla cui violazione discenderebbe l'”effetto perverso di eliminare importanti presidi giudiziari“, ed accusano la proposta del Governo di essere del tutto “aleatoria”, quanto al risparmio previsto e di realizzare una Geografia giudiziaria pressoché invalidante dell’intero sistema.


Il Consiglio Nazionale Forense ha precisato la necessità che il Governo riscriva la bozza tenendo conto “di tutti i criteri, compresi quelli legati alle specificità territoriali che ha totalmente trascurato. Così com’è – sostiene con forza il cfn – non garantisce né risparmi, né efficienza.

Il Consiglio pronostica, inoltre, che “ L’assetto della giustizia sarebbe fragile e il provvedimento del Governo esposto a rischio di incostituzionalità“.

Le obiezioni avanzate da più fronti sono chiare:

  • efficienza giudiziaria: la riforma non consente ai cittadini un accesso alla giustizia pieno ed effettivo, al contrario incide drasticamente sul rapporto con i cittadini;

  • contenimento delle spese: il taglio di gran parte degli Uffici giudiziari non consentirà un risparmio congruo alle esigenze, che ben potrebbe essere raggiunto con la cancellazione della sola metà degli stessi;

  • riequilibrio territoriale demografico e funzionale: al fine di una migliore distribuzione della giustizia, le Sezioni di un Tribunale eventualmente soppresse vanno accorpate ad altri Tribunali limitrofi, nel rispetto di alcuni criteri oggettivi legati alla specificità territoriale; i parametri messi a punto dal Governo individuano un ufficio che per dimensioni e per comune esperienza appare per nulla efficiente.

Ma vediamo nel dettaglio i rilievi mossi dai vari organismi.

Secondo il cfn le scelte di riallocazione effettuate non sono in linea con la superiore esigenza di all’accesso pieno ed effettivo dei cittadini alla Giustizia.

Il consigliere segretario Andrea Mascherin ha sottolineato che “il Governo non ha tenuto conto dell’impatto che le sue scelte provocano sulle comunità locali, in allarme per le conseguenze negative anche sul tessuto economico e sociale che tali scelte comportano“.

Enrico Merli, coordinatore della Commissione revisione della geografia giudiziaria teme l’impatto della riforma sui Comuni “che dovrebbero accorpare i presidi giudiziari destinati ad essere soppressi“, in quanto molti di essi “hanno già dichiarato di non essere nelle condizioni di sostenere gli oneri aggiuntivi di spesa che ne deriverebbero“.

Il Consiglio, inoltre, reputa del tutto “aleatorie” le previsioni di contenimento economico fatte dal Governo, poiché se da una parte l’Esecutivo pronostica una prima tranche di risparmi a partire dal 2012, dall’altra non tiene conto del fatto che il decreto delegato entrerà in vigore dal 2014!

Tra l’altro la bozza di riforma prevede l’eventuale sopravvivenza degli Uffici che il ministero competente indicherà per altri cinque anni, creando in tal modo parecchia confusione..

Infine, il modello di Tribunale come unità di misura si basa solo su alcuni criteri della legge delega che il Governo definisce “pubblici e incontrovertibili”, ma ne tralascia inspiegabilmente altri di altrettanta importanza, quali quelli legati alle specificità territoriali.

L’O.U.A., dal canto suo, muove delle osservazioni preziose.

Anzitutto, la distribuzione degli Uffici Giudiziari sul territorio, incide inesorabilmente su diritti intangibili, pertanto non può e non deve essere affrontata alla stregua di un fattore di produttività aziendale.

Sarebbe stato a tal fine più proficuo agire in via di ridistribuzione territoriale degli Uffici, piuttosto che di soppressione degli stessi: “qualsiasi revisione della Geografia Giudiziaria…deve essere finalizzata a ridistribuire in misura proporzionale l’attuale territorio tra gli Uffici già esistenti, così da creare presidi contermini realmente omogenei.”

L’Organismo fa presente, inoltre, che la Delega nel determinare i criteri per la riorganizzazione degli uffici giudiziari, individuava prevalentemente quelli dell’estenzione territoriale, del numero degli abitanti, dei carichi di lavoro, delle sopravvenienze, delle specificità territoriali del bacino di utenza, della situazione infrastrutturale, del tasso d’impatto della criminalità organizzata.

Appare evidente come il criterio della riduzione fosse eventuale e sussidiario.

Infine, quanto alle sezioni distaccate, la Delega prevede la soppressione, ovvero la loro riduzione sempre nel rispetto dei criteri oggettivi succitati.

La proposta in esame, invece, ha ritenuto di sopprimere tutte le sezioni distaccate sul presupposto che sarebbe venuta meno la loro necessità, in considerazione alnche della loro scarsa efficienza.

Secondo l’OUA, “privare territori talvolta di rilevanti dimensioni, fprtemente popolati, e difficilmente raggiungibili, come quelli insulari o di alta montagna, solo perché lo Stato non è stato in grado negli anni di rendere funzionante una struttura, appare estremamente penalizzante per i cittadini.

Per Dario Greco, presidente dei Giovani avvocati, vi sono rilevanti profili di incostituzionalità della dello schema di decreto: le scelte operate dall’Esecutivo, soprattutto per certi territori appaiono sconcertanti. La prospettata nuova geografia giudiziaria ha l’effetto perverso di eliminare importanti presidi giudiziari, tra l’altro in ampie zone caratterizzate da indiscutibili peculiarità e senza alcuna valutazione circa le conseguenze degli accorpamenti.

L’Aiga avanza proposte, finalizzate al mantenimento dei Tribunali che rispondono a precise specificità territoriali (criminalità, estensione del territorio, collocazione geografica, distanze insostenibili della sede accorpante, etc.), tra cui l’accorpamento di Tribunali “sub provinciali limitrofi con eventuale specializzazione degli stessi“, la moratoria di due anni per l’osservazione per degli altri tribunali da sopprimere “valutando l’impatto degli accorpamenti delle sezioni distaccate”, la moratoria di ulteriori tre anni per decidere se sopprimere o meno queste ulteriori sedi.

Non ci resta, dunque, che attendere l’evolversi della questione.

Qui il testo delle osservazioni dell’OUA

Qui il testo delle obiezioni del Consiglio nazionale forense


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1 COOMENTO

  1. BENE RAZIONALIZZZARE O ACCORPARE MA NON SI POSSONO CHIUDERE I TERIBUNALE CHE ASSICURANO GIUSTIZIA E SICUREZZA.
    SI RISCHIA DI LEDERE IL DIRITTO A RICEVERE GIUSTIZIA.
    CIO’ PUO’ SUCCEDERE IN CASI PARTICOLARI COME QUELLI PREVISTI NELLA LEGGE DELEGA CHE E’ STATA DISATTESA PER MOLTI TRIBUNALI DI FRONTIERA DOPVE LA LORO PRESENZA E’ UN DETERRENTE PER LA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA .

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