È la prima volta, e non solo in Spagna, che una sentenza di Tribunale  obbliga un istituto di credito a far recedere da un contratto precedentemente stipulato un cliente a cui non erano state fornite in maniera esaustiva le debite spiegazioni sulla natura del servizio sottoscritto, recante condizioni di cui era ignaro e, per di più, non in linea con le sue caratteristiche di piccolo investitore/risparmiatore.

A chi non è mai capitato di entrare in una banca e firmare “sulla fiducia” (“Guardi, metta pure una firma qui, grazie”) fascicoli su fascicoli di fogli con scritte e diciture in caratteri microscopici, ai limiti della leggibilità? Proprio laddove dovremmo, invece, sempre prestare particolare attenzione a dove mettiamo la nostra firma…

È quanto accaduto anche ad un impiegato di magazzino di Pontevedra, piccola città della regione autonoma della Galizia di circa 81.000 abitanti, a cui era stato proposto dal Novagalicia Banco un contratto apparentemente sicuro…


Era il 2008 quando il nostro impiegato cinquantaquattrenne, Josè Luis Castro Mendez (in cui tanti di noi potrebbero riconoscersi), chiedeva di poter ritirare parte dei 10.000 euro investiti in “azioni privilegiate” su un conto deposito ad alto rendimento aperto presso l’istituto, uno dei maggiori della Galizia. Si trattava, per la precisione, di 2.440 euro per l’acquisto di una macchina, che gli vennero accordati subito. I problemi cominciarono nel momento in cui, per ulteriori necessità economiche sopravvenute nel frattempo, il cliente richiese alla banca di ritirare tutti i soldi depositati e gli fu detto che questo prelievo era semplicemente impossibile. In quell’occasione, infatti, scoprì di aver sottoscritto – del tutto ignaramente, in base a quanto stabilito in sede processuale – un contratto che vincolava i propri depositi fino – nientemeno – al 31 dicembre 2050!

La situazione si è sbloccata ora che il giudice titolare del processo, Olga Martin, ha dato ragione all’impiegato, cui spettano i 7.560 euro rimanenti del suo deposito più gli interessi (non irrisori, trattandosi di “azioni privilegiate” ad alto rischio), mentre le spese processuali rimangono interamente a carico del Novagalicia Banco.

Nella motivazione della sentenza si legge come l’argomento principale che ha fatto pendere la bilancia della giustizia dalla parte dell’impiegato sia stata la formazione di un suo “consenso erroneo”, dato che la banca diede al proprio cliente un’informazione “inadeguata, falsa ed insufficiente. Fatto tanto più grave, nel momento in cui si proponeva un prodotto “ad alto rischio” ad una persona a cui, come riconosciuto dal giudice, “mancava completamente ogni conoscenza di basein materia finanziaria, e che “non avrebbe mai firmato” se avesse saputo che i suoi risparmi erano di fatto immobilizzati fino al 2050.

In base alle ultime notizie , il Novagalicia Banco ha rinunciato a ricorrere contro la sentenza che lo ha condannato per truffa nei confronti del proprio cliente. Ma questo singolo caso costituisce una pessima pubblicità per le banche iberiche, già in grave crisi di sottocapitalizzazione ed in attesa di 100 miliardi di aiuti dall’Europa. Secondo le stime della Audiencia Nacional (una sorta di Corte di Cassazione spagnola), potrebbero essere fino a 500.000 le persone inconsapevolmente truffate in maniera similare a quella del caso in questione in tutta la Spagna, per un importo pari a circa 30 milioni di euro. Il rischio è l’esplosione di una vera e propria polveriera.

Senza auspicare catastrofi, si deve tuttavia sottolineare come, a volte, sia proprio da piccoli casi, apparentemente secondari, che nascono le maggiori innovazioni giudiziarie in materia di tutela dei diritti individuali, quale quello ad una corretta ed esaustiva informazione.

Quel che pare certo è che, dopo la sentenza del Tribunale di Pontevedra, le banche dovranno garantire un migliore servizio nell’informare dettagliatamente i propri clienti. E non solo in Spagna ma, in prospettiva, anche altrove in Europa e nel mondo.

Il caso, molto probabilmente, è infatti destinato a creare un positivo precedente a tutela dei cittadini piccoli risparmiatori i quali, a meno di non essere esperti conoscitori della materia economico-finanziaria, spesso si trovano a sottoscrivere contratti di cui ignorano (e su cui a volte, colpevolmente, vengono tenuti all’oscuro) le precise caratteristiche.


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