Ci sono eventi che si legano inevitabilmente ad altri e li condizionano, è il caso del processo sulla trattativa Stato – mafia, la conseguente disputa sull’uso delle intercettazioni riguardanti il Presidente Napolitano e il futuro disegno di legge su intercettazioni, anti-corruzione e responsabilità civile dei giudici affidato alle cure del guardasigilli Paola Severino. Non doveva essere un disegno di legge imminente, era sì all’ordine del giorno nell’agenda politica, ma di sicuro non era una di quelle cose da sistemare al più presto viste le attuali urgenze dello scenario politico, eppure dopo il recente scontro fra Napolitano e la Procura di Palermo pare che non si possa più aspettare e a breve il ministro della giustizia dovrebbe cominciare a redigere un testo di legge che deve accontentare diverse parti politiche decisamente distanti fra loro.

Non è certo un caso se il primo a definire necessaria una riforma degli ascolti è stato proprio il Capo dello Stato che, più di altre volte, sembra avere un’urgenza particolare a riguardo. Il pericolo in realtà è quello che con questa pressione e con questa ristrettezza dei tempi si possa andare incontro ad una legge sbrigativa e sin troppo accondiscendente che si possa rivelare non troppo distante da quel bavaglio assoluto che avevano largheggiato nel recente passato il duo Berlusconi – Alfano. Napolitano a riguardo ha cercato di fugare qualsiasi dubbio garantendo che verranno preservati dalla prossima legge 3 diritti principali e fondanti della libertà del cittadino e non solo;  quello di indagare, quello di tutelare la propria privacy, quello di dare le notizie.

Dissente dalla necessità di impellenza il responsabile della Giustizia del Pd Andrea Orlando, secondo cui ” non penso che ci siano i requisiti di necessità e urgenza per un decreto” e aggiunge che si deve assumere “la via più semplice, si presenti il ddl e poi si discuta”. Intanto quel che è certo che il vecchio ddl Alfano viene “bruciato” per far spazio al nuovo, poiché essendo stato votato e approvato sia in Camera che Senato non può essere mutato da emendamenti.


Dunque, è una estate di super lavoro quella che attende il ministro Severino che dopo le vacanze dovrà presentare un testo di legge convincente, perché pare che nelle prossime settimane sia indicata una prima scadenza per rendere operativo l’iter burocratico. Il ministro della giustizia però non sembra entusiasta dell’ingrato compito, anche perché ritiene più importanti, e probabilmente a ragione,  anti-corruzione, tribunalini e filtro per cui approfitterà della momentanea sospensione dei lavori di Governo, durante la pausa estiva, per riflettere bene sul da farsi con buona pace di tutti, Capo dello stato compreso.


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