Marissa Mayer cammina su un filo da equilibrista immaginario e sottilissimo. E’ pura materia da sondaggio, la futura “mamma-manager” di Yahoo che sta già guadagnando le copertine di mezzo mondo con la ‘cosa’ più naturale del mondo. La maternità. Eccezione che conferma la regola (“non si può avere tutto, se vuoi fare la donna in carriera devi rinunciare almeno in parte alla famiglia oppure retrocederti professionalmente”) o esempio da seguire per tutto il gentil sesso fortemente condizionato, ancor più in tempi di recessione e di fenomenali figure professionali femminili in uscita dalle Università, dai pericoli di un bebè in arrivo?

Non abbiamo una risposta definitiva, forse nessuna delle due è corretta. Anzi, propongo terza via: mi piace pensare che questo sia solo un ‘sms’ bellissimo al mondo intero, una storia stupefacente, una sorta di spiraglio di speranza che non sia tutto bianco o nero, una conferma che le sfumature di grigio siano ovunque, solo che spesso non le vogliamo scorgere troppo intenti nello stereotipare per primi noi ciò che poi diventa lo status quo.

La storia di questa 37enne ingegnere bionda del Wisconsin (dove pascolano buoi e ci si perde all’orizzonte di praterie infinite), che prima dei 40 è giù riuscita a ricoprire – e piuttosto bene – la carica di vicepresidente di Google, contribuendo fattivamente alla creazione del motore di ricerca più famoso della Terra e di Gmail, prima donna assunta da Big G appena uscita da Stanford, figura anche nella classifica delle 50 donne più potenti del mondo che la rivista Usa Forbes perfeziona ogni anno, merita un’analisi a metà tra il sentimentalista e il meritocratico. Convinto come sono che la vera parità, in tutti i campi, non vada cercata con l’ossessione ma piuttosto garantita e poi difesa, il pensiero che Marissa si sia presentata di fronte alla commissione di Yahoo incinta di 8 mesi per diventare amministratore delegato mi porta alla mente una qualità sola. Coraggio.


Perché qui ci si sta tutti concentrando sul fatto che in Italia (e nella maggior parte dei paesi industrializzati del mondo) una cosa del genere non succederà mai. Ma come, se al solo proferir la parola “sono incinta” di una qualsiasi impiegata, qualunque datore di lavoro accusa i primi sintomi dell’orticaria derivante dalla consequenziale “maternità”, figuriamoci una dirigente operativa! E, quindi, ancora una volta si perde il senso del messaggio. La vita non è solo lavoro, non è solo famiglia, non è solo sport, non è solo carriera. E’ vita. E passa, inesorabilmente.

Marissa ha evidentemente ha deciso di viverla in pieno, con tutti i vantaggi che il suo stipendio le permetterà, ovvio, ma col coraggio di cambiare in un momento di profondo cambiamento interiore, qualcosa che solo le donne conoscono, che solo le donne capiscono, portatrici di una sofferenza che è anche immensa gioia. E che, secondo me, le differenzia dall’altro emisfero (gli uomini) quando si tratta di scorgere le sfumature.

Chissà, magari è stata proprio la gravidanza a ispirarne la scelta (da Google a Yahoo), e il fatto che il “gran giury” di Yahoo “non abbia mosso nessuna obiezione” – come annunciato dalla stessa Meier su Twitter dopo il ‘si’ – al cospetto di un bel pancione di 8 mesi non centra nulla con la sua maternità (“mi prenderò solo qualche settimana, mi piace seguire il ritmo delle cose”, ha detto lei) ma piuttosto centra col fatto che, come il board ha dichiarato, “i suoi trascorsi sono incomparabili nella tecnologia, design e realizzazione del prodotto”. Più che lezione di meritocrazia e di regole sulla maternità, qui c’è una futura mamma che dirigerà uno dei colossi internazionali della comunicazione, inizialmente anche da casa – nell’era di Internet lo potremmo fare tutti ma ancora non lo si capisce, convinti che il controllo sia più utile della motivazione – con l’obiettivo di farlo tornare ai vertici. Poi, quando e se avrà tempo di tornare a casa, capirà comunque di aver scelto quello che la natura le consigliava. Aldilà di ogni ragionevole stereotipo.

 


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