Il neo-Ministro dell’economia, Vittorio Grilli, in audizione alla Camera dei Deputati per la ratifica italiana del Fiscal Compact, il Trattato europeo sulle politiche dei bilanci nazionali siglato il 2 marzo 2012, ha dato un giudizio ottimistico sulle prospettive di uscita dalla crisi continentale del debito. Se è vero che, infatti, “a fronte di circostanze straordinarie sono necessarie risposte straordinarie”, è altresì vero che l’Unione europea, nei mesi scorsi, ha dato prova come mai prima in passato di una “fortissima accelerazione dei meccanismi decisionali”. Si tratta, ha sottolineato Grilli, di meccanismi inevitabilmente lenti in una costruzione di 17 Paesi (per contare solo quelli dell’Eurozona) che sono ancora molto lontani sul cammino dell’unione politica: proprio per questo, anche se ancora “ci sembra troppo bassa”, l’accelerazione compiuta è in effetti ancor più sorprendente.

Nell’analisi del Ministro dell’economia, “i due Trattati, rispettivamente sul Meccanismo europeo di stabilità (Mes) e sul Fiscal Compact, costituiscono due tasselli essenziali – che è ora necessario rendere pienamente operativi – di un percorso lungo che prevede di necessità ulteriori importanti tappe”.

Per quanto riguarda il Mes, in particolare, lo sforzo finanziario dell’Italia al nuovo Fondo di stabilità è particolarmente significativo, “pari a 14,33 miliardi di euro di capitale ‘paid-in’ (cioè quello effettivamente versato al Meccanismo), da versare entro il 2014 con le seguenti scadenze: 5,73 miliardi nel 2012 e nel 2013 e 2,87 miliardi nel 2014”. Con tale impegno di capitale, il nostro Paese si conferma il terzo principale contributore del Mes, con il 17,9% delle quote detenute (prima la Germania, con il 27%, seguita dalla Francia con il 20%), superando anche la soglia del 15% sufficiente per porre il veto sulle decisioni del Fondo.


La “potenza di fuoco” del Mes, una volta entrato a pieno regime, sarà pari a ben “700 miliardi di euro, di cui 80 di capitale versato (paid-in) e 620 di capitale ‘a chiamata’, che assume funzioni assimilabili a quelle di garanzia”.

Il titolare dell’economia ha anche ricordato come il fatto che il Mes non sia già operativo da luglio non debba destare eccessive preoccupazioni: è vero che agosto è uno dei mesi preferiti dalla speculazione per sferrare i suoi micidiali attacchi (ricordiamo l’estate del 2011…), ma l’Italia dovrebbe riuscire ad affrontare la “Campagna d’Estate” se non altro perché “nel frattempo c’è l’Efsf (l’European financial stability facility, il vecchio Fondo Salva-Stati con ancora un centinaio di miliardi a disposizione) che è attivo e continuerà a esserlo anche dopo l’entrata in vigore del Mes per la continuazione dei programmi in essere”. Dunque, anche se non c’è molto tempo, la continuità nell’erogazione degli aiuti è garantita.

La vera “Spada di Damocle” che continua a pendere sul Meccanismo europeo di stabilità è invece il giudizio di legittimità (o meno) che la Corte costituzionale tedesca dovrà pronunciare su di esso a settembre 2012 e che, com’è comprensibile dato il peso politico del Paese del Cancelliere Merkel, sarà determinante per l’estensione del nuovo Fondo a tutta l’area euro.

Non va dimenticato che in Germania ogni forma di condivisione del debito è largamente impopolare e, per una strana ma significativa coincidenza, in tedesco la parola “schuld” significa sì “colpa”, ma anche “debito”…


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