La Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza numero 26599 dello scorso 9 luglio, ha rigettato il ricorso avanzato da un quarantenne condannato per rapina aggravata.

L’elemento costituente l’aggravante del reato era il cappellino con visiera, che il rapinatore indossava al momento del fatto, e che ne impediva il riconoscimento.

Questo aspetto, infatti, è stato valutato dai giudici di legittimità come elemento sufficiente a far scattare l’aggravante del “travisamento”.


Secondo la Cassazione, infatti, “anche una lieve alterazione dell’aspetto della persona, conseguita con qualsiasi mezzo anche rudimentale, purché idoneo a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona stessa, può integrare l’aggravante del travisamento”.

Nel caso di specie “è stata rilevata l’utilizzazione da parte dell’imputato di un cappellino con visiera, giudicato idoneo al travisamento con valutazione di fatto scevra da vizi logici e non ulteriormente valutabili, come tale, in questa sede di legittimità”.

Qui il testo integrale della sentenza n. 26599/2012 della Cassazione


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