Ci sono buchi neri nella storia italiana, contemporanea e non, che sono come vortici e nonostante si allontanino, perché il tempo trascorre e, la memoria a volte ci inganna, continuano a risucchiare dentro di loro ampie porzioni di realtà che ridestano il sonno della mente e gettano la società nello sconforto. Il G8 di Genova del 2001 è uno di quei buchi, un vortice oscuro che, a distanza di 11 anni, non ha smesso di esercitare la sua forza gravitazionale e attira dentro sé, fatti, luoghi, ma ancor di più persone, rischiando di disintegrare ed inquinare non solo il ricordo, ma intere vite.

E’ attesa, infatti, per oggi la sentenza della Cassazione per le “dieci” persone ritenute responsabili dei saccheggi e della devastazione pubblica accaduta durante quello sciagurato evento. Il paradosso è comprensibile da subito e balza talmente tanto agli occhi che stordisce; che di tutti gli scontri che ci sono stati, a partire da Piazza Alimonda, le cariche in via Tolemaide, l’assalto al carcere, le auto bruciate, 300 e passa fermi solo nell’ immediatezza di quei giorni, paghino soltanto 10 persone è impensabile, ma soprattutto ingiusto. Gli imputati sono accusati di far parte delle tute nere, ma è stato appurato che solo due di loro fanno parte di gruppi antagonisti, i restanti 8 sono persone comuni, andate a Genova per manifestare il loro dissenso alle istituzioni, che si sono trovate fagocitate da quel fiume di 300.000 persone che aveva inondato la città.

Nel posto sbagliato al momento sbagliato dunque. Adesso persone normali rischiano di pagare con una maxi-sentenza che vede nell’accusa una richiesta di 100 anni complessivi di detenzione, una sanzione enorme, in grado di disintegrare intere esistenze. Si, perchè dopo 11 anni, le vite di quelli che allora erano semplici ragazzi sono andate avanti, quegli adolescenti sono divenuti adulti, hanno messo su famiglia, hanno trovato lavoro, hanno versato il loro contributo alla società, e ora, rischiano di perdere tutto. Emblematico il caso di due ragazzi che rubarono una vespa per seguire gli scontri e filmarli che rischiano come pena 8 anni di carcere, molti di più, esageratamente di più, di quei pochi mesi che sono stati comminati agli agenti autori della follia consumata fra le mura della scuola Diaz.


Quando si parla di G8, la Diaz, purtroppo, torna sempre come un fantasma, come un’ingombrante ombra con la quale bisogna fare i conti, è infatti di oggi la notizia secondo cui i dirigenti di polizia condannati per le violenze all’interno della scuola Diaz potranno chiedere misure alternative alla detenzione, come per esempio l’affidamento in prova. La procura generale del capoluogo ligure ha inviato gli ordini di esecuzione, sospesi per un mese, con residui di pena che vanno da otto mesi a un anno.

In sostanza, la pena per il momento risulta “congelata”, in attesa che la magistratura di sorveglianza prenda una decisione sulle richieste di conversione per l’affidamento in prova. Rischia di perpetrarsi l’ennesima beffa, l’ennesimo scempio giuridico, ai danni di chi è stato riconosciuto come parte lesa dalla sentenza della Cassazione sulla Diaz, ma di più, ne esce a pezzi la credibilità del sistema giuridico che trova comunque il modo per “salvare” chi ha colpe oggettive. C’è poi da dire che i casi dei funzionari della Diaz non hanno nemmeno la priorità per i magistrati, per cui passeranno mesi prima del giudizio. Restiamo, putroppo, la patria del fiore di loto, il fiore dell’oblio e della dimenticanza.


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