Dopo le perplessità per la legge bavaglio, il decreto anti-corruzione e la possibile legge sulle intercettazioni, il guardiasigilli Paola Severino incassa un’altra battuta d’arresto, questo volta è la riforma sulle professioni ad arrestare bruscamente il proprio iter giuridico. Le venti pagine della proposta di legge, infatti, non hanno convinto i giudici, il parere del Consiglio di Stato sulla bozza di Regolamento per la riforma degli ordinamenti professionali è stato negativo, molti sono i dubbi emersi e altrettante sono state le richieste di modifica. Nelle sue linee generali il decreto è piaciuto, tuttavia sono numerosi i nodi da sciogliere secondo i giudici, a partire dal tirocinio e dalla proposta di renderlo obbligatorio, e di una durata massima di 18 mesi, per qualsiasi professione.

L’opinione dei giudici è negativa a riguardo poiché sostengono che la Legge non preveda la possibilità di tirocinio obbligatorio, solo certe professioni ne richiedono l’obbligatorietà, quindi la controproposta giuridica sarebbe quella di lasciare ampio margine decisionale agli ordinamenti delle singole professioni di scegliere come regolamentare i tirocini a seconda di ogni attività. L’obbligatorietà del tirocinio porterebbe con sé poi un altro inconveniente non da poco, ci sarebbero alcuni professionisti, infatti, obbligati a svolgerlo due volte, è il caso di quegli ordini che prevedono due albi (uno per la triennale, uno per la magistrale), sarebbe il caso degli ingegneri ad esempio, per i quali addirittura oggi non è nemmeno obbligatorio. E’ opinione dei giudici, quindi, che la proposta di legge non farebbe altro che dilatare i tempi dell’ingresso nel mondo del lavoro.

Problemi, o quanto meno palesi restrizioni, sorgerebbero anche per i professionisti affidatari, ai quali verrebbe richiesto un minimo di 5 anni di anzianità e di non accogliere oltre i 3 tirocinanti contemporaneamente. La proposta dei giudici mira ad abbattere questo tetto e ad innalzare il numero di tirocinanti ritenuto troppo esiguo.  Non è piaciuta poi la distinzione fra lavoro pubblico e lavoro privato che si esplica nell’impossibilità di svolgere tirocinio per chi ha un lavoro nel pubblico impiego, per i giudici sarebbe più corretto non esistesse questo distinguo e che fossero le pubbliche amministrazioni a decidere sui tirocini.


E’ stata discussa anche la norma secondo cui, dopo 6 mesi di interruzione, il tirocinio perde di validità annullando quello già svolto, sembra una norma troppo rigida e gravosa, che se non vuol essere del tutto depennata va almeno riconsiderata, dilatata e resa più morbida. E’ stata proposta poi la frequenza facoltativa ai corsi di formazione invece che della più rigida frequenza obbligatoria, è più importante, secondo i giudici, la qualità dei corsi, che dovrebbe essere fissata mediante requisiti minimi validi per tutti.

Insoddisfacente anche il sistema disciplinare, poco gradita  la scelta di escludere dagli organi disciplinari soggetti terzi rispetto agli iscritti agli ordini, né tantomento quella di affidare le funzioni disciplinari ai primi dei non eletti alla carica di consigliere nazionale, cioè a persone che sono state valutate in modo negativo dagli iscritti. Terreno di scontro, ma in misura minore, è stato anche la regolamentazione delle assicurazioni e la pubblicità, che, per i giudici, ha criteri troppo labili per come sono stati inseriti nella proposta di legge. L’iter è dunque partito, ma l’esecuzione della riforma sembra subire rallentamenti importanti, proprio quello di cui non c’è bisogno.


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