Richiesta shock dal pm milanese Mauro Clerici al processo che vede coinvolto il governatore della Lombardia Roberto Formigoni: un anno di carcere per diffamazione. Il caso vede coinvolto il presidente lombardo come accusato di aver compiuto atti diffamatori nei confronti dei candidati alle elezioni regionali del 2010 Marco Cappato e Lorenzo Lipperini, entrambi in quota ai Radicali.

La richiesta del pubblico ministero, stante la mancata concessione delle attenuanti generiche, è l’ultimo episodio di un caso che si trascina da oltre due anni, esploso alle porte delle elezioni regionali del 2010. In quella occasione, infatti, erano spuntate presunte irregolarità nella presentazione della lista di Formigoni proprio in seguito alla denuncia dei Radicali, che avevano rilevato la presenza di firme falsificate all’atto della presentazione della lista, poi risultata vincente alle urne.

Formigoni, colpito da uno scandalo a pochi giorni dal voto, lanciò un’aggressiva campagna mediatica, rilasciando dichiarazioni al vetriolo ad alcuni organi di informazione e insinuando che i suoi “accusatori” avrebbero potuto “compiere qualsiasi atto manipolativo, compresa la sottrazione di documenti”, andando, poi, ancor più nello specifico nel presumere che i due avessero avuto modi e tempi per “manipolare le liste, correggerle, spostare i documenti come volevano”. A sostegno di queste argomentazioni, Formigoni aveva anche denunciato l’improvvisa scomparsa di “51 certificati dopo la visita dei Radicali”.


Una tesi che il pm ha giudicato non rispondente al vero, essendo dimostrata la presenza di 926 firme non autenticate, necessarie per la presentazione della lista e, dunque, per riportare Formigoni alla guida della Lombardia in seguito alla vittoria elettorale.

L’udienza non ha potuto ottenere nessuna divulgazione diretta: la difesa del governatore ha respinto la richiesta di La7, lasciando decadere la possibilità, in conseguenza, anche per Radio Radicale di registrare gli interventi in aula.

La sentenza è in calendario nel prossimo mese di ottobre.


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2 COMMENTI

  1. Finchè l’esercizio del potere giudiziario sarà usato come strumento di lotta politica, non ne verremo fuori.
    Quando tutto sarà stato distrutto da chi ha ritenuto di essere legittimato ad usare qualsiasi strumento pur di raggiungere il proprio scopo, forse ci si renderà conto che quello che si riteneva un bene in realtà non lo è. Ma allora sarà troppo tardi e ciò che è stato distrutto non rinascerà per incanto dalle ceneri.
    Ci aspettano tempi bui. Sembrava avessimo toccato il fondo, ma era solo l’inizio.

  2. Non so nemmeno perchè si stia a perdere tempo a fare questo genere di processi: tanto poi tutti “loro” se la cavano sempre e noi, poveri cristi, non abbiamo accesso alla giustizia, nemmeno a quella spicciola.
    Ne ho piene le scatole di pagare una montagna di tasse per non avere nulla di ritorno.

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