Giorgio Napolitano ha lanciato il sasso, ora la parola passa ai partiti. Con la legge elettorale tornata improvvisamente di moda, dopo settimane dominate da Campionati europei e spending review, i partiti si riscoprono protagonisti del dibattito. Come già anticipato nella lettera del Capo dello Stato, inviata ieri a Gianfranco Fini e Renato Schifani, l’operazione più difficile, nel cammino della riforma, sarà, infatti, l’elaborazione di un testo che metta d’accordo tutte le posizioni sostenute nell’emiciclo parlamentare. Se si esclude l’opposizione intransigente di Lega Nord e Italia dei Valori, che presumibilmente volteranno le spalle a una proposta di riforma elettorale “bipartisan”, le linee dei partiti di maggioranza sembrano tutt’altro che convergenti. Oggetti del contendere: preferenze, liste bloccate, soglie di sbarramento e bonus di maggioranza. I capitoli chiave di quel sistema che, nelle speranze del presidente della Repubblica, dovrebbe congedare per sempre il “Porcellum“.

Il Pd, ad esempio, punta forte su collegi uninominali e doppio turno. Benché non vi sia un’opinione unanime all’interno del partito di Pierluigi Bersani, tra i democratici la bilancia potrebbe pendere verso un sistema ibrido ispirato a Germania e Spagna: attribuzione dei seggi con metodo proporzionale, metà collegi uninominali e metà listini bloccati, a soglia di sbarramento variabile. Possibili aperture sul doppio turno, mentre appare definitivo il no alle preferenze e ai premi di maggioranza per le coalizioni.

Pierferdinando Casini lo ha ripetuto anche ieri: per l’Udc ciò che non è negoziabile è proprio il principio delle preferenze, che andrebbero a prendere il posto dei collegi. Alla fine, Casini potrebbe spuntarla, concedendo qualcosa sul premio di maggioranza, ma che non oltrepassi il 10% e sia destinato solo alla lista vincente. A dividersi i seggi in Parlamento,  sarebbero, poi, i soli partiti con percentuali al di sopra della soglia di sbarramento.


Nel Pdl, invece, si parla spagnolo: il partito di Berlusconi appoggerebbe una proposta che contempli un sistema proporzionale a liste bloccate, con ripartizione dei seggi in ambito di circoscrizione. Eppure, anche l’ex primo partito italiano non appare concorde al suo interno: mentre resistono delle sacche di bipolaristi convinti, il segretario Alfano potrebbe comunque dire sì a un tavolo, coi paletti delle liste bloccate al 33% e l’espressione di massimo due o tre preferenze.

L’Idv, dal canto suo, pur reticente a scendere a patti con questa maggioranza, propende per l’ indicazione della coalizione e del premier in anticipo rispetto allo svolgimento delle elezioni.
Ci sono, poi, sparsi dentro e fuori le Camere, sostenitori del vecchio maggioritario e altri, invece, che vorrebbero puntare forte sul presidenzialismo alla francese. Le proposte non mancano, per i partiti suona la campanella dell’ultimo giro: se non si troverà un’accordo in tempi brevi, il “Porcellum” sopravviverà.


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