Se qualcuno pensava che i guai dell’Eurozona fossero magicamente svaniti dopo il successo (in definitiva, non solo italiano ma europeo) del Vertice Ue di Bruxelles dello scorso 28 e 29 giugno, qualche giorno fa si  è avuta la conferma che la strada, sia pure ormai tracciata, è ancora irta di ostacoli.

Il diavolo, si sa, si nasconde nei dettagli. Ed è proprio di dettagli che si parlerà il prossimo 9 luglio all’Eurogruppo, dove le decisioni prese in sede di Consiglio europeo (e che stanno continuando a fare sentire, da venerdì scorso, i loro effetti positivi sulle Borse non solo del Vecchio Continente ma mondiali) dovranno a questo punto essere tradotte in meccanismi operativi. Tra questi, si discuterà anche del maggiore successo di Mario Monti al Vertice Ue, quello riguardante il cosiddetto “scudo anti-spread” (una conquista per tutta Europa, ha detto il nostro Premier, di cui l’Italia al momento non ha intenzione di avvalersi). Come effettivamente il nuovo Fondo Salva-Stati operativo da luglio 2012, il Mes (Meccanismo europeo di stabilità), forte attualmente di un capitale di 500 miliardi, opererà per acquistare i Titoli di Stato dei Paesi dell’Eurozona che ne faranno richiesta (previa firma di un Protocollo d’Intesa, senza il “commissariamento” da parte della “Troika”), e a chi precisamente sarà affidata la vigilanza, sono le questioni che si dovranno definire all’Eurogruppo.

Vinte le resistenze della Germania del Cancelliere Angela Merkel, costretta a cedere sullo “scudo anti-spread” dalla linea compatta costituita da Francia, Italia e Spagna, sono rimasti però due Paesi del Nord Europa a difendere la bandiera del “rigore ad oltranza”. Si tratta di Olanda e Finlandia, due “primi della classe” in fatto di ordine nei rispettivi conti pubblici, prospettive di crescita economica mantenute in tempi di recessione, Stati da “Tripla A” nelle valutazioni delle agenzie di rating (al pari della Germania). Dunque a pieno titoli rientranti nel ristretto club dei “virtuosi”.


Finlandia ed Olanda si oppongono all’intervento diretto del Mes nell’acquisto sul mercato secondario (ma attenzione, non su quello primario, considerato più rischioso) dei Titoli di Stato dei Paesi sotto l’attacco della speculazione che ne faranno richiesta. Chiedono maggiori garanzie e una più stretta sorveglianza da parte della Banca centrale europea. Secondo il Primo Ministro finlandese, Jyrki Katainen, la decisione di permettere al fondo Mes di acquistare bond sovrani dovrebbe essere presa all’unanimità dei 17 Paesi dell’area euro, mentre il regolamento del Mes prevede una maggioranza qualificata dell’85% delle quote di capitale detenute dai singoli Stati finanziatori.

E né la Finlandia né l’Olanda, da questo punto di vista, sono in grado di impensierire tale soglia di maggioranza: la prima detiene infatti appena l’1,7974% delle quote, la seconda il 5,7170%. Solo Italia (con il 17,9%), Francia (20,3%) e Germania (27,1) potrebbero, da sole, mettere il veto sull’intervento del Mes nell’acquisto dei Titoli di Stato per calmierare gli spread.

Il problema, a questo punto, si porrebbe solo nella misura in cui Finlandia ed Olanda riuscissero a raccogliere attorno alla loro posizione “oltranzista” un insieme di Paesi tale da superare la percentuale del 15% delle quote detenute presso il Mes. Magari facendo leva anche su chi, nella maggioranza di Governo tedesca che sostiene la Merkel (e pensiamo in particolar modo ai Liberali, che pure sono in caduta libera nelle più recenti elezioni), non ha digerito la cedevolezza del Cancelliere nei confronti dei Paesi “latino-mediterranei”.

La Finlandia, peraltro, non è nuova a posizioni di questo genere. Già nell’estate scorsa il suo esecutivo di centro-destra (che poi è anche quello attuale) si era distinto per la proposta “shock” di garantire nuovi prestiti ad Atene in cambio di garanzie “tangibili” quali il Partenone, l’Acropoli, le isole del Mar Egeo e, in buona sostanza, l’intero patrimonio culturale della Grecia. Chissà se ora arriverà da parte finlandese la richiesta anche per Italia e Spagna di garantire i prestiti con il Colosseo ed il Museo del Prado…

Quel che è certo è che la posta in gioco è molto elevata, e per questo le schermaglie tra Europei più e meno “virtuosi” è prevedibile che continuino ancora piuttosto a lungo. L’importante è che non venga messo in discussione l’obiettivo di fondo, cioè la salvaguardia dell’architettura europea.

 


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