Sono passati 11 anni, ma la memoria è ancora fresca, nitida. E non sono assolutamente bei ricordi: dopo il caso di Federico Aldrovandi, oggi probabilmente verrà messa fine anche a un’altra pagina nerissima della storia italiana, l’assalto alla scuola Diaz di Genova nella notte tra il 21 e il 22 luglio 2001 che, in occasione del G8, provocò il fermo di 93 attivisti ma soprattutto 61 feriti, dei quali tre in prognosi riservata e 1 in coma. Una serata avvolta nel mistero che, in realtà, l’omonimo film ‘Diaz’ girato in occasione del decennale da Daniele Vicari ha cercato, senza evidenti prese di posizioni politiche, di narrare in tutta la sua violenza e crudità. Una serata che ancora oggi, su chi l’ha vissuta in prima persona, ha lasciato pesanti strascichi psico-fisici, senza considerare l’effetto boomerang che il fatto provocò all’estero visti i tanti stranieri presenti, quella notte, alla scuola Diaz.

Genova, quindi, sarà teatro della lettura dell’ultima sentenza, quella della Cassazione, che in ogni caso sarà una mezza sconfitta per tutti visto che nessuno dei 25 funzionari e poliziotti condannati dalla Corte d’Appello (sui 28 inizialmente condannati), e fra i quali spiccano Giovanni Luperi, all’epoca vicedirettore dell’Ucigos, oggi capo sezione analisi dell’Aisi, Francesco Gratterinel, nel 2001 direttore dello Sco, Gilberto Caldarozzi, attuale direttore del servizio centrale operativo (ai tempi della Diaz rivestiva il ruolo di vicedirettore dello Sco), Filippo Ferri (ex capo squadra mobile di La Spezia, oggi alla guida della mobile di Firenze), Fabio Ciccimarra (ex commissario capo Napoli ed attuale capo della squadra mobile dell’Aquila), Spartaco Mortola (allora capo Digos Genova e oggi capo Polfer Torino) e Vincenzo Canterini, ex comandante del settimo nucleo speciale della mobile, condannato dalla Corte d’appello di Genova a 5 anni, farà probabilmente neppure un giorno di carcere.

Il sostituto procuratore generale della Suprema Corte Alessandro Gaeta, dopo aver definito di“violenza inaudita” i comportamenti tenuti dagli agenti in quella notte, ha chiesto la conferma delle pene per tutti i condannati (si va dai 3 ai 5 anni), ma siccome tre di questi anni sarebbero comunque abbonati dalla legge dell’indulto, al massimo il rischio è una pesante sanzione disciplinare, che potrebbe poi portare ad un eventuale radiazione. La speranza è che, almeno, non si giunga all’ennesimo annullamento con rinvio, perché la prescrizione in tal caso è pressoché certa: impossibile, celebrare un nuovo processo entro la dead line del 21 settembre 2012, che di fatto scioglierebbe una notte da incubo in una bolla di sapone. Il tutto dopo che il primo grado di giudizio, conclusosi il 13 novembre 2008, si chiuse con 13 condanne complessive per 35 anni e sette mesi di reclusione mentre in appello le condanne – emesse il 18 maggio 2010 – colpirono anche uomini più alti in grado per un totale di 85 anni di reclusione.



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