La circolare dell’Agenzia delle entrate numero 28, emanata ieri, ha fugato ogni dubbio sui soggetti chiamati a farsi carico dell’onere d’imposta per gli immobili all’estero. Nondimeno, è stata chiarita anche la materia sul calcolo del valore degli immobili oltreconfine: la data per l’estinzione della pratica è quella del 9 luglio, cioè lunedì prossimo.

La circolare precisa, innanzitutto, che devono applicare l’imposta, oltre ai proprietari, i titolari di diritti di usufrutto, uso o abitazione, enfiteusi e superficie sugli immobili esteri e non, invece, chi detiene la mera nuda proprietà. A conferire i parametri, sarà la giurisdizione vigente nel Paese nel quale l’immobile è locato.

Se per i soggetti passivi, il prelievo è demandato integralmente all’affittuario, la base imponibile dell’imposta è rappresentata, a seconda della posizione geografica dell’immobile, dal costo di acquisto o dal valore catastale. A questa duplice via tributaria, va fatta corrispondere grosso modo la distinzione per immobili entro Ue – dove prevale il valore catastale –  o fuori Ue, dove a prevalere è il contratto d’acquisto. Criticità, a sorpresa, emergono anche per gli edifici entro i confini Schengen. In quegli ordinamenti, dove si distingue tra proprietà fondiaria e possesso del bene, sarà quest’ultimo a fungere da indicatore per il versamento. Casi particolari, Paesi alla stregua di Francia, Belgio, Malta e Irlanda, dove l’Ivie – questo l’acronimo dell’imposta –  dovrà essere calcolata sul valore di mercato, o in alternativa, all’effettivo costo di acquisto.


Per gli immobili al di fuori dell’Unione europea, il termine di riferimento è, quindi, costituito dal contratto di acquisto o dalla documentazione in caso di costruzione ex novo.

In Norvegia e Islanda, però, è il valore catastale per imposte patrimoniali a godere della predominanza in materia contributiva. Altra eccezione, la Svizzera, dove, per un deficit informativo, si è scelto di percorrere la via di determinare la base imponibile sul valore d’acquisto.

Sui beni detenuti per interposta persona, l’imposta è generalmente da intendersi scontata, come nel caso di nuda proprietà: nel caso dei trust, per verificare se questo vada inteso o meno come persona interposta, andranno svolte opportune verifiche nei termini enunciati dallo scudo fiscale.

Restano fuori dal conteggio quegli immobili il cui valore catastale è di 26.381 euro, capaci di generare, cioè, un importo di 200 euro al lordo delle imposte scomputabili.

Il testo della Circolare dell’agenzia delle entrate n.28/E del 2 luglio 2012


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2 COMMENTI

  1. Una delle peggiori leggi che siano mai state emanate. Chi ha una casa all’estero paga le Tasse nel Paese in cui si trova l’immobile. Monti anziché ridurre le spese della politica, ha voluto aumentare le Tasse ai cittadini. Questa legge sta arrecando un danno enorme all’Italia, infatti molti stranieri che posseggono un immobile in Italia stanno vendendo.
    Cordiali saluti

  2. […] tema ostico quanto incombente: l’imposta sul valore degli immobili situati all’estero (IVIE). L’Agenzia delle Entrate, con la Circolare n. 28/E del 02/07/2012 ha fornito ulteriori precisazioni; oltre a definire chi debba pagare tale imposta (chiunque sia […]

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