Ore decisive per i tagli alla spesa pubblica.

Dopo aver cantato, a favor di telecamere, le lodi della nazionale di calcio, nonostante il poker rifilato dalla Spagna all’Italia, Mario Monti è rientrato da Kiev con l’agenda dominata da una sola voce: spending review. E qui, più che dalla mesta finale degli Europei, il miglior auspicio per l’esecutivo del Professore potrebbe arrivare dal recente successo di Bruxelles, con il premier italiano a imporre la linea dello scudo antispread. Resta tuttora incerta l’entità delle misure che saranno adottate. La forbice degli interventi in arrivo viene, comunque, stimata tra i 5 e i 10 miliardi di euro, cifre che potrebbero scongiurare l’aumento dell’Iva in ottobre, garantendo, nel contempo, nuovi aiuti per le popolazioni colpite dai recenti terremoti in Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto. E’ l’intero spettro della spesa pubblica a finire nel mirino della spending review: si va dalla giustizia, alla sanità, alla pubblica amministrazione, alla previdenza.
Ogni ministro, a tal proposito, ha preparato, per la specifica area di competenza, una lista sui capitoli di spesa che andrebbero limati. Sul fronte dei tribunali, ad esempio, si dovrebbe andare verso il taglio di 700 uffici dei giudici di pace e all’accorpamento di sedi minori di tribunali (circa 200).
Nel versante pubblico, invece, dopo la posta elettronica certificata, c’è chi caldeggia una nuova fase “2.0”, con l’adozione di più economici sistemi operativi “open source”. Non dovrebbe essere da meno la sanità: tre miliardi di euro in due anni il monte risparmi preventivato, soprattutto, si mormora, nel comparto farmaceutico. Le parole chiave della revisione annunciata dal governo paiono dunque essere razionalizzazione e tecnologia. Già oggi la Camera sarà chiamata a esprimersi sul primo decreto, che il Senato dovrà ratificare entro fine settimana per la conversione definitiva.
Eppure, non tutto, per Monti e i suoi ministri, potrebbe filare per il verso giusto: se, da una parte, i sindacati sono già in fibrillazione per possibili ricadute sul pubblico impiego, dall’altra, c’è già chi garantisce che la scure del governo risparmierà le “pensioni d’oro” di manager e dirigenti.
Di certo c’è che Mario Monti è atteso, in giornata, da un nuovo match, ed è quello con le parti sociali, in una partita vicina, sì, al fischio finale, ma che sembra ancora tutta da giocare.


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