Per una volta, la politica italiana sembra essersi compattata attorno al Presidente del Consiglio Mario Monti. L’occasione, in effetti, lo prevedeva ampiamente, dopo il risultato superiore ad ogni aspettativa ottenuto dall’Italia al termine di un’estenuante maratona notturna di trattative – 13 ore! – al Vertice Ue di Bruxelles, con in mezzo la grande vittoria degli Azzurri sulla Germania a Danzica. Fondamentale per infrangere la linea tedesca del rigore ad oltranza, da questo punto di vista, è stato il convinto appoggio dato da Francia e Spagna alla proposta italiana dello scudo anti-spread. Ma, indubbiamente, le doti di Monti nel tessere una tela di alleanze a livello europeo e, al tempo stesso, porsi agli occhi del Cancelliere tedesco Angela Merkel come un raffinato mediatore sono state indispensabili per portare ad un successo che – come ha giustamente ricordato il Presidente francese François Hollande – è di tutta l’Europa.

I contraccolpi dell’accordo raggiunto a Bruxelles non hanno mancato di farsi già sentire sui mercati (con lo sprint di tutte le Borse europee, Piazza Affari in testa, e con la stessa Francoforte in forte rialzo), mentre i famigerati spread non sono scesi solo per i Titoli di Stato, ma anche – effetto non secondario, dato il rischio di elezioni anticipate ad ottobre paventato da più parti nelle ultime settimane – tra le forze politiche italiane. L’“effetto Monti” si è fatto sentire anche su questo lato, e lo scenario di una crisi di Governo sembra essere oggi un’eventualità molto remota.

L’Unione di Centro si conferma il partito più “montiano” della coalizione a sostegno del Governo. Secondo Pier Ferdinando Casini, “è finita l’epoca di saldi di fine stagione dell’‘Italietta’ che non sa parlare il linguaggio europeo”. Per il Partito Democratico ha sottolineato il successo di Monti il vice-segretario Enrico Letta, per cui “Monti dimostra che l’Italia può guidare l’Europa nell’interesse di tutta l’Ue, quindi dell’Italia”.


Ma la vittoria della linea italiana in Europa sembra aver posto un forte freno anche alle tensioni interne del partito che più ha risentito dell’appoggio dato al Governo Monti, cioè il Popolo della Libertà. Le fibrillazioni tra l’ala moderata del partito, raccolta intorno al segretario Angelino Alfano, e l’area più intransigente degli ex AN e di Brunetta, raccolta attorno a Silvio Berlusconi, si sono calmate ed i rapporti di forza ora sembrano a favore dei responsabili.

La diplomazia di Monti sembra, dunque, aver trionfato su tutti e due i fronti, quello esterno e quello interno. Un buon risultato, se pensiamo che, solo fino a pochi mesi fa, in Europa alle richieste italiane si era soliti – se non proprio ridere in faccia – rispondere con un sorriso sarcastico.


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