Il Senato ha approvato, in prima lettura e con modificazioni, il ddl n. 3284 di conversione in legge del decreto-legge 7 maggio 2012, n. 52, recante disposizioni urgenti per la razionalizzazione della spesa pubblica.

236 i voti favorevoli, 5 gli astenuti e 30 i contrari.

Il testo, approvato con numerose modifiche fra cui quelle proposte dalle Commissioni riunite, passa ora all’esame della Camera dei deputati.


Tra le novità più rilevanti del provvedimento, la certificazione dei crediti delle imprese verso la Pubblica Amministrazione, il termine del 30 settembre 2012 per la presentazione da parte del Governo al Parlamento del programma di tagli strutturali, e la ridefinizione dei poteri del commissario straordinario Enrico Bondi, che potrà fare affidamento anche sulla Guardia di Finanza per raggiungere i suoi obiettivi di contenimento della spesa pubblica.

Qui in esclusiva il testo approvato da Palazzo Madama

Le dichiarazioni di voto finali hanno evidenziato l’ampiezza dello schieramento favorevole al decreto, sul quale si sono astenuti i Gruppi IdV e LNP. Il sen. Mascitelli (IdV), pur condividendo l’obiettivo di eliminare gli sprechi ma non certo l’ostinazione del Governo nel colpire solo i cittadini più deboli, ha valutato il decreto un passo indietro rispetto a quanto deciso con le manovre dell’estate scorsa che avevano stabilito il principio del superamento del criterio della spesa storica con un risparmio già stimato in quattro miliardi.

Per il sen. Fleres (CN:GS-SI-PID-IB-FI) il provvedimento rappresenta un progresso in direzione di una corretta amministrazione e un primo sostegno all’economia reale grazie alla norma sulla compensazione fra i debiti fiscali e i crediti vantati dalle imprese; particolare soddisfazione suscita l’accoglimento di un ordine del giorno che impegna il Governo ad accorpare le strutture pubbliche, a ridurre il numero di incarichi, a snellire le strutture di vertice.

Il sen. Rutelli (Terzo Polo:ApI-FLI) ha evidenziato come il decreto, indispensabile benché tardivo e non del tutto risolutivo, debba essere seguito da misure che consentano allo Stato di riappropriarsi del potere di controllo, anche al fine di favorire l’accelerazione del processo di integrazione comunitaria.

La sen. Sbarbati (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI), posto che la riforma del Titolo V della Costituzione ha determinato un ampliamento delle materie di competenza delle Regioni senza prevedere un riequilibrio dell’assetto istituzionale che garantisse al Governo la capacità di guidare i processi di risanamento economico, ha sottolineato la necessità di eliminare sprechi e inefficienze, recuperando risorse da destinare alla crescita e al contenimento della pressione fiscale.

Il sen. Vaccari (LNP), nel lamentare l’insostenibile peso della pressione fiscale, ha rilevato la debolezza delle misure inserite nel decreto, inadeguate per risollevare il Paese che, in un contesto di negatività delle performance e delle prospettive dell’intera Europa, si posiziona al minimo di opportunità di import e ad un livello medio come rischio macroeconomico, con conseguenze che continuano ad essere pagate soprattutto dal Nord.

Per il sen. Agostini (PD) la norma che riguarda i crediti delle imprese nei confronti della pubblica amministrazione costituisce uno dei cardini della riforma, tanto più che il provvedimento riguarda tutta la pubblica amministrazione, quella centrale come gli enti locali e persino le Regioni sottoposte a commissariamento per i piani di rientro del debito sanitario. Il decreto avvia il processo di spending review e introduce strumenti in grado di rompere incrostazioni e interessi corporativi creatisi nel corso dei decenni intorno al sistema della spesa pubblica italiana.

Infine, il sen. Azzollini (PdL) ha salutato positivamente l’introduzione del metodo della spending review, unico in grado di ridurre il perimetro della spesa pubblica italiana. Dopo che negli ultimi anni sono stati adottati per necessità gli strumenti dei tagli orizzontali e dell’aumento delle tasse, il decreto avvia un processo virtuoso pur presentando alcuni elementi di criticità, come ad esempio l’introduzione del commissario straordinario che potrebbe porre qualche problema di governance e la centralizzazione degli acquisti.


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