Intervento a tutto tondo del Ministro dello sviluppo economico, Corrado Passera, ospite del Festival dell’Economia di Trento.

Rispondendo alla domanda di un partecipante, Passera si è espresso a favore della tanto discussa “Tobin Tax”, la tassa sulle transazioni finanziarie proposta dal premio Nobel per l’economia James Tobin nel 1972, che (con un’aliquota da definirsi, ma comunque bassa, inferiore all’1%) andrebbe a colpire soprattutto le attività speculative di breve termine sui mercati valutari. “Ci sono tanti cittadini che giustamente pensano che la Tobin Tax sia una buona riserva di recupero fiscale, che potrebbe avere risorse importanti”, ha dichiarato il Ministro, aggiungendo che il governo sta lavorando in questa direzione in sede Ue, dato che tale tassazione per essere efficace deve avvenire almeno su scala continentale.

Passera ha poi toccato il tema della crescita. In settimana, infatti, è previsto il varo del Decreto Sviluppo, che verrà esaminato nel Consiglio dei Ministri da tenersi tra mercoledi 6 e venerdi 8 giugno. “La situazione è tale che ogni giorno con ansia mi chiedo cos’altro aggiungere all’agenda per la crescita”, ha dichiarato il Ministro.


Il titolare dello sviluppo economico, dopo avere ricordato che in Italia l’attuale crisi ha proporzioni tali da riguardare, direttamente o indirettamente, 28 milioni di persone (oltre la metà della popolazione), ha indicato due importanti direttrici su cui si impegnerà per radicare una duratura operazione di crescita. Il primo asse è costituito dalle energie rinnovabili, mercato per il quale saranno messi a disposizione nei prossimi anni ben 160 miliardi. L’obiettivo è limitare la dipendenza dell’Italia dai combustibili fossili ed arrivare, entro il 2020, a coprire oltre il 20% del fabbisogno energetico nazionale con fonti energetiche “verdi”.

Il secondo asse è la costruzione di infrastrutture e, in particolar modo, della Tav, la linea ad alta velocità tra Torino e Lione. L’opera, definita dal Ministro “utilissima e necessaria”, è fondamentale per mantenere l’Italia pienamente inserita nella rete europea delle grandi infrastrutture e, di conseguenza, dei grandi circuiti commerciali.


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  1. Perchè il Tav è inutile:

    Ivan Cicconi, ingegnere, è considerato uno dei maggiori esperti italiani di infrastrutture e lavori pubblici. Nella sua attività ultradecennale è stato capo della segreteria tecnica del ministro dei Lavori Pubblici nella XIII legislatura, membro del Cda dell’Anas, professore a contratto nelle università La Sapienza di Roma, Politecnico di Torino e LUISS. Ha svolto attività di ricerca per il Cnr, per l’Enea e per il Cnel. Autore di numerosi saggi è uno dei 4 redattori della lettera inviata al Presidente del Consiglio Mario Monti contro la Tav in Val di Susa, sottoscritta do oltre 300 autorevoli esponenti del mondo tecnico scientifico italiano.A Cicconi abbiamo chiesto di spiegarci perché l’alta velocità Torino-Lione è inutile e cosa si nasconde dietro l’insistenza dello Stato nel voler realizzare l’opera a tutti i costi.

    Partiamo dal dibattito in corso attorno alla opportunità di realizzare l’infrastruttura. Come lo giudica?
    “Dal governo tecnico e dai politici che in questi giorni vediamo nei canali televisivi sentiamo solamente slogan: ‘la democrazia non si ferma, non possiamo essere tagliati fuori dall’Europa, se non realizziamo quest’ultimo tratto impediamo la realizzazione del corridoio di alta velocità Lisbona-Kiev’. I politici non sanno di quello che parlano”.

    In realtà però di alta velocità ne parla anche l’Europa. Il corridoio Lisbona-Kiev, di cui fa parte la tratta Torino-Lione, non è considerata un’opera strategica a livello europeo?
    “I corridoi per il trasporto merci non sono mai stati definiti e tantomeno sono corridoi di alta velocità, perciò si tratta di una cosa non vera. A conferma di questo il fatto che in Slovenia, Ungheria e Ucraina non c’è nessun programma di alta velocità. E’ ormai da 15 anni che non si parla più di corridoio Lisbona-Kiev ma di progetti prioritari e quello Torino-Lione rientra all’interno del progetto prioritario 8, ovvero la Lione-Budapest. Ma nei progetti prioritari da parte dell’Unione europea non c’è l’imposizione di una determinata tecnologia”.

    Dato che da parte dell’Unione europea non c’è l’imposizione di una determinata tecnologia, non si potrebbe allora adeguare la ferrovia esistente anziché costruirne una nuova?
    “L’adeguamento è stato già fatto. Dal 2003 al 2006 c’è stata la sperimentazione, con interventi pubblici per decine di milioni di euro autorizzati dalla Ue, della cosiddetta autostrada alpina. Il piano di campagna dei binari è stato abbassato per favorire il trasporto diretto dei camion e lo Stato è arrivato a coprire il 75% del costo del servizio di trasporto. Nonostante tutto questo il traffico merci sulla linea ha continuato a calare. I dati parlano chiaro. Si è passati dalle 8,4 milioni di tonnellate di merci del 2003 ai 3,3 milioni di tonnellate del 2010. La semplice verità è che sulla Torino-Lione non c’è domanda di traffico merci. La linea ferroviaria esistente è utilizzata al 30-32% delle potenzialità”.

    La comunità tecnico scientifica come si schiera nei confronti di questa opera?
    “Non ho ancora trovato un tecnico che sia favorevole al progetto o che quantomeno sia in grado di motivarne le ragioni tecniche per farlo”.

    Perché la politica insiste tanto allora nel voler realizzarla?
    “Perché purtroppo la politica, o meglio il sistema dei partiti, è lontano dalla realtà. Per esempio, sono rimasto scandalizzato nel vedere che Cota e Fassino nell’incontro con il governo hanno dato il via libera al progetto in cambio delle compensazioni per il territorio. Quanto accaduto conferma, ancora una volta, che in Italia le grandi opere diventano il pretesto per avere soldi nel territorio senza però entrare nel merito dell’utilità di quanto si vuole realizzare”.

    Qualcuno però parla anche di pressioni dei poteri forti. E’ dietrologia?
    “No. Spingono a favore della Tav non solo grandi imprese costruttrici ma anche e soprattutto il sistema bancario perché queste grandi opere vengono fatte a debito. Le risorse non ci sono e quindi si ricorre a architetture finanziare come il project financing che comporta l’attivazione di debiti da parte di società di diritto privato con capitali pubblici. Non è un caso che l’attuale viceministro alle Infrastrutture, Mario Ciaccia, sia un ex banchiere esperto proprio in questo tipo di operazioni”.

    Come va a finire la partita? L’opera si farà?
    “Non lo so. So però con certezza, perché conosco la Val di Susa da molti anni, che la stragrande maggioranza dei cittadini e degli amministratori della valle sono contro l’opera non a prescindere come si dice ma perché sono convinti dell’inutilità e sono in grado di dimostrarlo. Da una parte c’è dunque una collettività consapevole di quello che dice e che continuerà ad impedire la realizzazione dell’opera. Dall’altra parte c’è una politica infarcita di ideologia e di luoghi comuni”.

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