Prevenire è meglio che curare.

E’ sempre meglio, ed è vero in tutti gli ambiti: sociale, medico, economico.

I terremoti di questi giorni sono stati per tempo considerati rischi deboli e remoti, perché “la pianura padana è zona paludosa e sabbiosa, i terremoti di qui non passano”. Per questo la prevenzione non è mai entrata nel DNA degli amministratori delle zone colpite, dei politici, dei tecnici che redigono i piani regolatori e degli abitanti. Emblema della distanza dal problema è il caso della Regione Emilia Romagna, che esattamente un anno fa ha legiferato a favore di semplificazioni alle normative antisismiche (Delibera di Giunta 687/2011)


Se, come noto, la tassonomia sismica dipende in gran parte dalla storia tellurica dei territori, è poco utile, soprattutto da parte della politica, ragionare sulle responsabilità della mancata prevenzione. E’ utile invece pensare alla cura, a come poter alleviare i danni che le persone di questi territori stanno subendo.

Il Presidente del Consiglio, che in questi casi ha il potente mezzo della decretazione di urgenza, si è concentrato sulla cura; lo ha fatto tramite il varo di importanti misure di cooperazione per la ricostruzione di un tessuto territoriale ed economico sfaldato. Tuttavia, senza essere eccessivamente critici verso un governo che – come ha subito premesso Monti – non è responsabile dei terremoti, egli non ha individuato una cura precisa e definita. A fronte di un accadimento secco, rovinoso perchè improvviso, distruttivo benchè breve, la cura in fieri appare decisamente troppo sfuocata, piena di incertezze e dubbi applicativi.

Nel valutare la cura, non si dimentichi che si sta parlando di un territorio a forte vocazione imprenditoriale, nel quale ha trovato origine il distretto del biomedicale e della meccanica ad esso connessa. Un tessuto tuttavia in cui la dimensione media d’impresa è ridotta, in cui le sinergie tra le varie aziende sono vincenti proprio perchè le loro interconnesioni sono fitte. Ed i clienti, giustamente, non attendono la fine della ricostruzione; essi cambiano quanto più rapidamente possibile i propri fornitori. Si sta quindi parlando di un danno economico ed ambientale sistemico, di un intero settore in ginocchio, di centinaia di piccole aziende cancellate e lavoratori disoccupati.

Su quali cure dunque si può fare affidamento?

Il CDM del 30 Maggio non ha introdotto sgravi, agevolazioni, contributi e piani di ricostruzione. Ha dettato linee guida. Che, fino ad oggi, sono rimaste tali. Se da un lato può essere prematuro aspettarsi misure puntuali il giorno dopo la scossa, dall’altro lo smarrimento dei lavoratori, degli imprenditori e delle famiglie ne invoca fortemente la necessità.

Così è sicuramente apprezzata la concessione di contributi a fondo perduto per la ricostruzione, ma su che somma sindaci e protezione civile possono fare affidamento? Quando diverranno disponibili i fondi per pagare le imprese coinvolte? Come verrà suddiviso il budget tra i due soggetti – protezione civile e sindaci – incaricati del commissariamento? Su quali variabili verrà esso distribuito tra i vari comuni colpiti? Dare risposta a queste domande è necessario se si vuole permettere a commissari ed abitanti di pianificare la ripresa in maniera efficiente e sostenibile.

Allo stesso modo, è sicuramente apprezzata la facilitazione della delocalizzazione delle imprese colpite, ma su quali concrete agevolazioni può contare l’imprenditore con gli stabilimenti rasi al suolo? La facilitazione riguarda il distretto nel suo insieme o le singole aziende? Quali sono le procedure per poter richiedere questi sgravi? Dare risposa a queste domande è vitale per permettere a lavoratori ed imprenditori di capire che sacrifici li attende e con quali tempistiche.

Ancora, è sicuramente apprezzata la rimodulazione dei versamenti fiscali e contributivi, ma troppe rimangono le incertezze su questa misura: quanti e quali imposte sono coinvolte? L’IMU, per esempio, deve essere pagata dagli sfollati? Su quali edifici si continua a pagare e quali edifici sono stati esclusi? I fabbricati danneggiati ma non inagibili sono tassati? E chi avrà la titolarità di legiferare su questa imposta?

Per ora su tutte queste materie si naviga a vista. Fortunatamente i capitani di questa nave – sindaci e protezione civile – sono ritenute persone oneste e volenterose che, insieme ai loro marinai – volontari ed abitanti – porteranno la nave colpita in sicurezza. Tuttavia in una economia avanzata, espressione di uno stato solidale ed evoluto, queste tragedie andrebbero prevenute. Se non prevenute per tempo, almeno curate con la massima prontezza, decisione ed autorevolezza. Ossia alleviando paura e sconforto almeno con i lumi della chiarezza.


CONDIVIDI
Articolo precedenteSicurezza sul lavoro, oggi discussione alla Camera
Articolo successivoContratti online a rischio senza firma digitale

1 COOMENTO

  1. Da ingegnere civile è quello che vado predicando, costruiamo secondo le restrizioni dettate dai regolamenti edilizi, e realizziamo strutture antisismiche. Il che non è poi così difficile, in Calabria regione che io conosco benissimo, si costrusce da sempre ( dopo il 1908 ) con regole ferree, e cioè a maglie chiuse e strutture intelaiate, rispettando al max l’omogeneità del manufatto. Metto a vostra disposizione le mie conoscenze, le mie capacità e le mie competenze, la mia mail è ing.fgramano@gmail.com

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here