Si tratta della novità dell’anno, la creazione del Premier italiano Mario Monti e del suo governo.

Con 5,7 MLD di euro di sottoscrizione, i BTP Italia hanno riscosso un successo che nessuno si aspettava, a partire da coloro che l’idea l’hanno avuta e coltivata.

Il BTP Italia non è altro che un comune BTP con rendimento legato all’inflazione, ma non quella calcolata a livello europeo, e qui sta la grande innovazione, bensì a quella italiana.


Non è possibile dimenticare come una spinta sostanziale sia arrivata, a detta di quasi tutti gli addetti ai lavori, dalla possibilità di sottoscrivere i titoli nelle sezioni di home banking, per le banche abilitate al trading online. E’ probabilmente troppo presto per affermarlo con certezza, sarà necessario attendere le successive emissioni di titoli con questo tipo di operatività, ma è comunque innegabile che la comodità di acquisire i BTP Italia senza doversi recare fisicamente in banca ha agevolato di molto gli italiani.

Un aspetto interessante da sottolineare è l’effetto “scommessa” che vi è incorporata: una ripresa economica infatti, farebbe crescere i prezzi dei prodotti e di conseguenza il rendimento dei BTP Italia, mentre se l’economia non dovesse “riprendersi” sarebbe elevato il rischio di una deflazione (già adesso si parla di diminuzione nella domanda di alcuni beni come i carburanti).  In ogni caso, come ogni scommessa che si rispetti, è sempre il banco a vincere: lo Stato infatti avrebbe grossi vantaggi sia nel primo caso, aumento del gettito fiscale, sia nel secondo, in tale situazione infatti, sarebbero stati piazzati oltre 5 miliardi e mezzo di euro ad un tasso notevolmente inferiore rispetto ai normali BTP il cui rendimento si aggira intorno al 5,5%.

Un altro aspetto molto interessante da tenere in considerazione è la sottoscrizione media che ogni risparmiatore ha fatto registrare (circa 45000 €), un dato di non poco conto se si considera la grave situazione di crisi in cui versa il paese. Certo la propensione al risparmio delle famiglie italiane non è senz’altro una novità ma è certamente qualcosa da tenere in considerazione a livello macroeconomico, quando ci si domanda come mai l’Italia non sia precipitata in una situazione simile a quella greca, pur avendo dei dati di bilancio pubblico non proprio in ordine


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