Nei 17 paesi dell’Eurozona il tasso medio è del 34%, in Italia saliremo presto fino al 42.6%.
Sono dati Eurostat riferiti alla pressione fiscale sul lavoro, ‘classifica’ dove il nostro Paese primeggia. Limitandosi all’aumento dell’aliquota sulle persone fisiche previsto in salita, nel 2012, sino al 47.3%, vi si arriva dopo un lungo periodo di stabilità col nuovo dato che colloca l’Italia all’ottavo posto, alle spalle, tra gli altri, di Svezia, Danimarca e Belgio.
“Il tasso medio di imposizione sul lavoro (in Italia), indiscutibilmente è elevato – ha commentato Marco Fantini, capo settore nell’unità di analisi economica della fiscalità e il settore quantitativo della Dg Tassazione –. I contributi sociali in Italia sono abbastanza elevati e io credo che sia questo il motivo principale” della pressione.
Le conseguenze, ovviamente, non sono positive. “In linea generale un’imposizione elevata sul lavoro riduce i redditi da lavoro delle persone e può avere un impatto negativo sull’occupazione, particolarmente quando l’imposizione poi finisce per essere concentrata a dei livelli più bassi di reddito”, chiude Fantini.


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