In tempo di spending review, cittadini e istituzioni si concentrano quasi completamente sui risparmi e gli sprechi. Lo sta facendo anche la Corte dei Conti, che punta il dito su due facce della stessa medaglia, ovvero i possibili tagli nel settore pubblico paventati dal Ministro dell’Innovazione della PA Patroni Griffi e i permessi sindacali dei quali fruiscono sistematicamente i dipendenti pubblici.
Secondo i magistrati contabili, i tagli reiterati e sconsiderati agli organici della pubblica amministrazione obbligano gli enti stessi a una continua, sistematica e fuorviante revisione degli assetti organizzativi che, paradossalmente, diminuisce l’efficienza e la qualità dei servizi e quindi ne alza i costi invece di abbassarli perché “impedisce il consolidamento di procedure, competenze e professionalità”.
La PA, però, diventa bersaglio di critiche alla voce assenze dal lavoro e permessi/ferie: secondo una stima relativa al 2010, sono 4.569 unità lavorative a ‘mancare’ per un intero anno, qualcosa come un dipendente pubblico ogni 550. “Il costo a carico dell’Erario è stato di 151 milioni al netto degli oneri riflessi”, conclude la Corte. Più che un taglio, qui serve uno squarcio.

Qui il testo della Relazione 2012 sul costo del lavoro pubblico della Corte dei Conti


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