Con due recenti sentenze (nn. 33 e 37 del luglio 2012) la Commissione Tributaria Provinciale di Vicenza ha finalmente chiarito la questione sinora equivoca della legittimità dell’agente della riscossione a notificare la cartella direttamente per posta, decretando l’inammissibilità della notifica da parte di un soggetto non abilitato.

La Commissione fa propria un’interpretazione sistematica della normativa di riferimento data da tre pronunce della Cassazione, che in passato hanno affrontato l’argomento sotto profili differenti, senza mai centrare il punto.

Si tratta, nello specifico, della sentenza n. 14327/09, la quale fa riferimento ad una vicenda del 1984, risalente a un tempo in cui la legge in vigore si esprimeva chiaramente attraverso la frase “La notificazione può essere eseguita anche mediante invio, da parte dell’esattore, di lettera raccomandata con avviso di ricevimento” (art. 26 DPR n. 602 del 29/09/1973); dell’ordinanza n.15948/10 che si esprime circa il problema della relazione di notifica, non affrontando la questione relativa alla legittimità della notificazione diretta da parte dell‘agente della riscossione; e infine della sentenza n.11708/11 con la quale i giudici hanno ammesso la notifica della cartella tramite raccomandata con avviso di ricezione, senza chiarire, però, se il concessionario fosse ancora legittimato ad eseguire tale tipo di operazione a seguito della modifica intervenuta sul testo dell’art. 26 sopracitato.


Il dibattito è tornato in vigore a seguito dell’impugnazione di una cartella di pagamento nella quale si lamentava la notifica effettuata direttamente dall’agente della riscossione tramite servizio postale,piuttosto che a mezzo di soggetti abilitati, ai sensi dell’articolo 26, comma 1, Dpr 602/73, così come modificato nel 1999, nonché la mancata compilazione della relazione di notifica.

La Ctp di Vicenza, procedendo a un’interpretazione storica, letterale e sistematica della norma, e tenuto conto altresì delle disposizioni civili e tributarie, ha dichiarato che l’eliminazione dell’inciso “da parte dell’esattore” dimostra l’intento del legislatore di escludere il concessionario dalla cerchia dei soggetti abilitati alla notifica della cartella esattoriale tramite raccomandata con avviso di ricezione, specificando, inoltre, che la notifica eseguita da un soggetto non abilitato, nella fattispecie, l’agente di riscossione, costituisce un vizio talmente radicale da assorbire in sé l’altro vizio, ovverosia la mancanza della relazione di notifica.

Pertanto esso comporta l’inesistenza non sanabile della notifica stessa.


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2 COMMENTI

  1. La Suprema Civile Sent. Corte è oramai attestata su orientamento difforme, ritenendo valida la notifica effettuata dal concessionario per via diretta, ossia mediante plico raccomandato con avviso di ricevimento (vedi per tutte, Cass. Sent. Sez. 5 Num. 22572 Anno 2012; conf. Cass Civ. sez. VI-T sentenza 06/03/2015, n. 4567) spedito a mezzo posta. Tale interpretazione trova conferma secondo detto orientamento nel penultimo comma dello stesso art. 26 del DPR 602/1973 relativo all’obbligo di conservazione per cinque anni dell’avviso di ricevimento dal parte dell’Agente per la riscossione, sebbene il momento della notifica sia evidentemente diverso e distinto da quello della conservazione della documentazione a comprova della stessa da parte del notificante. Da detta interpretazione dall’art. 26 precitato, nella parte in questione, consegue, inoltre, che non occorre al concessionario notificante produrre in un eventuale giudizio copia della cartella, essendo sufficiente a comprovare l’avvenuta notifica di essa, la produzione da parte dello stesso dell’avviso di ricevimento del plico spedito a mezzo raccomandata che la conteneva.

  2. Non mi pare proprio che il principio dettato dalle sentenze citate sia nuovo.
    Già dall’anno 2009 le CTP di varie province , e prima ancora la Suprema Corte, hanno dichiarato l’inesistenza della cartella esattoriale spedita ( ergo, non notificata) senza l’intermediazione di uno dei soggetti indicati dall’art. 26 del DPR 602/1973.
    <Tra le tante, le sentenze della CTP di Catanzaro nn. 350/01/2010 e 351/01/2010.
    Da evidenziare che entrambe le sentenze, la prima delle quali riguardante un ricorso avverso una cartella di € 279.000,00 per iva ed irap non versate, non sono state neanche appellate da Equitalia, la quale, pertanto, ha riconosciuto la totale illegittimità del proprio comportamento.

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