Si definiscono i contorni della spending review. Dal punto di vista normativo, le decisioni assunte il 30 aprile scorso dal Consiglio dei ministri si concretizzano in un decreto legge di 14 articoli (ma si tratta di un provvedimento in bozza) riguardante i poteri del commissario Bondi e in una direttiva con cui il premier Monti mette nero su bianco i criteri delle sforbiciate che ci saranno. Il tutto mentre Palazzo Chigi invita anche i cittadini a segnalare sprechi e spese comprimibili.

Il dl

Cominciamo dal decreto legge. Il supercommissario per la spending review, Enrico Bondi, avrà “15 giorni” di tempo per presentare un “cronoprogramma” al consiglio dei ministri per tagli e razionalizzazioni della spesa pubblica. Il consiglio dei ministri verificherà l’attuazione del piano “sulla base di relazioni mensili del commissario”. Il commissario straordinario potrà operare “in piena autonomia e con indipendenza di giudizio e di valutazione” e potrà avvalersi anche di un “subcommissario”. Potrà stare in carica non più di un anno e percepire un’indennità “non superiore a quella del dirigente generale della presidenza del consiglio dei ministri”. Dopo aver raccolto le informazioni sulle diverse voci di spesa e aver segnalato al consiglio dei ministri quelle che si possono tagliare, ridurre o razionalizzare, il commissario indica le misure da prendere e “fissa un termine per il raggiungimento degli obiettivi prefissati e alla scadenza del termine il consiglio dei ministri può autorizzare, nel rispetto dell’articolo 120 della Costituzione, l’esercizio dei poteri sostitutivi dei vertici delle amministrazioni inadempienti”. Il commissario, prosegue il decreto, potrà “chiedere informazioni e documenti alle singole amministrazioni, nonché disporre che vengano svolte ispezioni a cura dell’Ispettorato per la funzione pubblica e del Dipartimento della Ragioneria generale delo Stato. Le amministrazioni pubbliche e le società a totale partecipazione pubblica che svolgono compiti di centrale di committenza hanno l’obbligo di trasmettere i dati e i documenti richiesti nonché, comunque, di fornire la più ampia collaborazione al commissario”. A riferire al Parlamento sull’attuazione delle misure per la spending review, sarà invece direttamente “il presidente del consiglio o un ministro da lui delegato”. Dalle misure sono escluse la “Presidenza della Repubblica, la Corte costituzionale e il Parlamento”. Tra le amministrazioni pubbliche sono invece “incluse tutte le amministrazioni, autorità, anche indipendenti, organismi, uffici, agenzie o soggetti pubblici comunque denominati, gli enti locali, nonché le amministrazioni regionali sottoposte a piani di rientro dal disavanzo sanitario per le voci relative alla spesa sanitaria”.


La direttiva

Passando alla direttiva, essa stabilisce che gli immobili pubblici inutilizzati dovranno essere restituiti all’Agenzia del Demanio. Nella direttiva si legge che “nell`attuale situazione economica il governo ritiene necessario un intervento volto alla riduzione della spesa pubblica per un importo complessivo di 4,2 miliardi per l`anno 2012, al quale tutte le amministrazioni pubbliche devono concorrere”. Sempre per quanto riguarda gli immobili, la direttiva impone ad “ogni” amministrazione la ricognizione degli immobili in uso; la riduzione della spesa per locazioni, assicurando il controllo di gestione dei contratti; la definizione di precise connessioni tra superficie occupata e numero degli occupanti. Viene inoltre stabilita “l’ottimizzazione dell`utilizzo degli immobili di proprietà pubblica anche attraverso compattamenti di uffici e amministrazioni”. E ancora la direttiva dà spazio alla “eliminazione, a eccezione di casi eccezionali riferibili per esempio a rapporti con Autorita’ estere, di spese di rappresentanza e spese per convegni”. Tra le attivita’ di revisione della spesa si prevedono tra l’altro “l’ottimizzazione dell’utilizzo degli immobili di proprieta’ pubblica anche attraverso compattamenti di uffici e amministrazioni”, l’eliminazione di “spese non indispensabili e comunque non strettamente correlate alle missioni istituzionali”, il “ridimensionamento delle strutture dirigenziali esistenti” e quindi dei programmi di spesa, la “riduzione, anche mediante, accorpamento, degli enti strumentali e vigilati e delle societa’ pubbliche”; “estensione alle societa’ in house dei vincoli vigenti in materia di consulenza”. Le amministrazioni pubbliche (una delle prime indiscrezioni trapelate sulla direttiva) potranno inoltre impugnare le sentenze di primo grado che “riconoscano miglioramenti economici, progressioni di carriera per dipendenti pubblici, onde evitare che le stesse passino in giudicato”. Si prevede anche la “razionalizzazione delle attivita’ e dei servizi offerti sul territorio e all’estero, finalizzata alla riduzione dei costi e alla razionalizzazione della distribuzione del personale, anche attraverso concentrazioni dell’offerta e dei relativi uffici”.

Segnalazioni dei cittadini

Palazzo Chigi sceglie la partecipazione online anche per l’adozione della spending review e dedica un’apposita sezione del sito del Governo “allo scopo di illustrare la spending review, quanto e’ stato fatto finora e i progressi che si attendono per i prossimi mesi”. “Con la spending review – si legge sul sito web di Palazzo Chigi – il Governo e’ intervenuto analizzando le voci di spesa delle pubbliche amministrazioni, per evitare inefficienze, eliminare sprechi e ottenere risorse da destinare allo sviluppo e alla crescita”. “La razionalizzazione e il contenimento dei costi – si spiega ancora – sono infatti fondamentali per garantire, da un lato il raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica, dall’altro l’ammodernamento dello Stato e il rilancio il circuito economico”. “Questa sezione – chiarisce Palazzo Chigi riferendosi al banner sul sito – ha lo scopo di illustrare la spending review, quanto e’ stato fatto finora e i progressi che si attendono per i prossimi mesi. Tutti i cittadini, attraverso il modulo ‘Esprimi la tua opinione’, hanno la possibilita’ di dare suggerimenti, segnalare uno spreco, aiutando i tecnici a completare il lavoro di analisi e ricerca delle spese futili”.

 

Fortunato Laurendi


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