Circa due milioni di euro all’Università “Kore” di Enna e neanche un centesimo alla Facoltà di Lingue del Consorzio universitario ibleo.

Così ha deciso (e votato) la Regione Sicilia, approvando la scorsa settimana la legge finanziaria regionale. Una scelta che somiglia tanto ad una coltellata alle spalle di un moribondo o ad uno sgambetto ai danni di un povero zoppo.

Non è ancora chiaro l’ammontare dei tagli per l’università ragusana, ma non si riesce a comprendere il criterio in base al quale si sia previsto l’inserimento in finanziaria di capitoli a parte per altri atenei siciliani, come quello di Agrigento che potranno così contare su altre, ingenti, somme, e si sia omesso ogni riferimento al consorzio universitario ibleo.


I dati che emergono non sono per nulla rassicuranti. Si parla di tagli che possono variare dal 15 al 20 percento, e che ammonterebbero circa a 700mila euro. L’unico dato certo è che adesso il consorzio universitario ibleo è seriamente a rischio chiusura. Non che prima godesse di ottima salute, visto che nel corso degli ultimi anni si sono soppresse le facoltà di Scienze Agrarie Tropicali e Subtropicali, Giurisprudenza e Medicina. Adesso la scelta della Regione pesa come un macigno sul futuro dell’unica facoltà rimasta, quella di lingue. Chi salverà adesso l’università iblea? Il Comune e la Provincia di Ragusa? Fantascienza, dato che i due enti, già principali finanziatori del Consorzio, sono fortemente provati dai tagli che hanno dovuto subire loro stessi.

Ma al di là dei bilanci, dei tagli, dei conti e dei pallottolieri vari, quel che appare incomprensibile è la motivazione di fondo, la “ratio” che sta dietro alla scelta di decidere a chi o cosa dare e a chi o cosa togliere. Francamente appare surreale che la Regione preferisca finanziare l’università privata piuttosto che quella pubblica. Una logica terribile, che sembra sottintendere il tipico “modus operandi” tutto nostrano che, se una cosa pubblica non funziona, o la si toglie di mezzo, o la si privatizza, ma non si interviene in alcun modo per aiutarla, lasciando intatta la sua natura.

La Regione Sicilia oggi sceglie di concedere privilegi a chi già gode di privilegi (dal sito della “Kore”: L’UKE appartiene alla categoria delle Università non statali – queste Università sono dette anche “private” oppure “libere” per distinguerle da quelle di proprietà dello Stato” ), e di negare qualche boccata di ossigeno a chi tutti i giorni fa fatica a respirare. Si nutre il ricco e si sotterra il povero.

Per dovere di cronaca bisogna aggiungere che il consorzio universitario non è stato l’unica vittima di questa finanziaria, che ha tagliato ingenti somme anche alla “Scuola regionale dello sport del Coni” una delle due sole strutture del genere esistenti in Italia.

Non sono una giurista, e non ho bisogno di esserlo per capire che la Regione sta violando l’art. 33 della Costituzione, laddove sancisce “La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato” e l’art. 34 che recita : “La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso”.

Non sono una giurista, e non ho bisogno di esserlo per capire come la Regione abbia perpetrato una assurda disparità di trattamento priva di qualsiasi equità. Credo fermamente che realtà importanti e che danno lustro al territorio come quelle appena citate vadano difese oltre ogni interesse partitico. Potrei anche capire e tollerare ristrettezze e sacrifici imposti dalla crisi, ma sarei decisamente di gran lunga disposta a farlo se eguali sacrifici venissero imposti a tutti i settori e a tutte le province.

 


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