Si annuncia irta di ostacoli la strada per le due riforme sui partiti politici attualmente all’esame della Camera: quella sui soli controlli dei bilanci dei partiti, e quella sull’ attuazione all’articolo 49 della Costituzione,

La proposta di legge A.C. 5123, ora all’esame della I Commissione affari costituzionali della Camera, introduce nuove disposizioni in materia di controllo dei bilanci dei partiti e dei movimenti politici, con l’obiettivo di garantire la trasparenza e la correttezza della gestione contabile.

A questi fini, si prevede:


– l’obbligo di partiti e movimenti politici di sottoporre i bilanci al giudizio di società di revisione;

– il controllo dei bilanci da parte di una Commissione composta dai Presidenti della corte dei conti e del Consiglio di Stato e del Primo Presidente della Corte di Cassazione;

– l’obbligo di pubblicazione dei documenti di bilancio (anche in formato open data) sul sito internet del partito o del movimento e in apposita sezione del sito della Camera;

– l’abbassamento dell’importo (da 50 mila a 5 mila euro) al di sopra del quale è necessario dichiarare pubblicamente i contributi dei privati ai partiti.

Sul ddl, firmato dai tre leader di partito Alfano, Bersani e Casini, già nei giorni scorsi si era abbattuto lo stop circa l’esame in sede legislativa, che avrebbe accelerato notevolmente i tempi di approvazione. Adesso, a complicare ulteriormente l’iter di approvazione è invece il primo presidente della Corte di Cassazione Ernesto Lupo. Quest’ultimo, in una lettera indirizzata al presidente della Camera Fini letta in commissione e giudicata «condivisibile» dal vicepresidente del Csm Michele Vietti, esprime «perplessità» sul testo. Ma non solo. Il primo presidente della Suprema Corte chiede anche, per quattro ordini di motivi, di non essere coinvolto nella Commissione di controllo dei conti dei partiti. Prima di tutto, il compito della Commissione non sarebbe compatibile con le funzioni giurisdizionali della Cassazione. Poi, sarebbe complesso presentare ricorsi in Cassazione contro eventuali sanzioni, visto che è sulla base delle osservazioni della Commissione da lui composta che i presidenti delle Camere dovrebbero comminarle. Terzo, lui ha troppo poco tempo. Già fa parte del Csm e di quello militare. Quarto, il primo presidente della Cassazione non può essere subordinato al vertice della Corte di conti al quale toccherebbe il compito di coordinare i lavori. «Non è coerente con l’ordinamento vigente – scrive Lupo – prevedere una sovraordinazione» della Corte dei conti rispetto alla Suprema corte «preposta alla risoluzione dei conflitti tra le diverse giurisdizioni». E sarebbe proprio questa, si assicura in ambienti parlamentari, la ragione più «forte» che avrebbe portato Lupo sia a scrivere la lettera, sia a comunicare al Colle i propri dubbi quando venne resa nota la bozza dei tecnici. Quella stessa bozza che in un primo momento si cercò di presentare come emendamento al dl fiscale, ma che poi venne dichiarata inammissibile per estraneità di materia. Così, il testo di ‘ABC’ tornerà all’esame della commissione Affari Costituzionali da martedì prossimo, ma già si annunciano corposi emendamenti. Per recepire, sia alcune delle critiche dei tecnici della Camera, sia le osservazioni di Lupo.

Sulla riforma dell’art.49 Cost. la situazione è ancora più complessa. Per depositare un testo base definitivo si starebbe attendendo la proposta di legge del Pdl annunciata da Alfano. Ma non si profilano tempi brevi. Il termine fissato dall’ ufficio di presidenza della commissione è il 9 maggio. Ma non è detto, si avverte nel Pdl, «che non si ritardi di qualche altro giorno». Prendere una decisione come quella di riconoscere ai partiti personalità giuridica o tagliare davvero i finanziamenti (oltre al 30% deciso dal governo Berlusconi che entrerà in vigore nel 2013) non sembra cosa facile per i tre leader. Nonostante il pressing dei media. E nonostante questo potrebbe cambiare davvero la faccia della democrazia in Italia.


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