Si è svolto questa mattina a Palazzo Chigi il Consiglio dei Ministri , sotto la presidenza del Presidente del Consiglio, Mario Monti.

Il Consiglio è intervenuto, in particolare, sulla riforma dello strumento militare e sull’attuazione dell’ordinamento di Roma Capitale.

Con il disegno di legge per la revisione dello strumento militare nazionale il Governo mira a riformare le strutture, l’organizzazione e gli organici del personale militare e civile del Ministero della Difesa.


La riforma, proposta dal Ministro Di Paola, e approvata dal Consiglio dei Ministri, persegue due obiettivi.

Primo, l’attuazione di strumenti operativi qualitativamente e tecnologicamente progrediti. Li rendono indispensabili il rischio di terrorismo internazionale, la minaccia di proliferazione delle armi di distruzione di massa e l’instabilità di alcune aree del Mediterraneo e del Medio Oriente.

Secondo, la necessità di contenere i costi, a causa dell’attuale congiuntura economica e finanziaria. Questa ha imposto a tutti i Paesi dell’Eurozona – Italia inclusa – continui interventi di riduzione della spesa pubblica. Interventi che, naturalmente, hanno riguardato anche la “Funzione difesa”. Oggi, il limite di risorse che il Paese può destinare a questa funzione è dello 0,84% del PIL (a fronte di una percentuale che, nel 2004, era dello 1,01% e che attualmente negli altri Paesi europei è, in media, dell’1,61%). Di tali risorse, peraltro, il 70% è “assorbito” dalle spese per il personale. Ne consegue che le spese destinabili all’operatività dello strumento militare e all’investimento sono limitate, rispettivamente, al 12% e 18%.

Di qui la decisione di un intervento legislativo che, attraverso la riforma, garantisca una migliore razionalizzazione delle risorse disponibili e consenta a Esercito, Marina e Aeronautica di adeguarsi agli standard di qualità degli altri Paesi, con l’obiettivo di riequilibrare la spesa della Difesa, portando al 50% quella per il personale ed al 25% sia le spese per l’addestramento sia quelle per gli investimenti.

Punti salienti della riforma sono: l’introduzione di forme di flessibilità della programmazione finanziaria; una graduale revisione numerica del personale militare e civile, che – nel lungo periodo (2024) – ha l’obiettivo di ridurre il personale militare a 150 mila unità ed a 20 mila unità quello civile; un riordino complessivo dell’assetto organizzativo del Ministero della Difesa; una rimodulazione dei programmi di ammodernamento tecnologico.

Il decreto legislativo su Roma Capitale è stato già approvato dal Consiglio dei ministri, in via preliminare, il 21 novembre 2011 e successivamente ha acquisito l’intesa della Conferenza unificata e i pareri delle Commissioni parlamentari. Il testo che il Governo ha approvato in via definitiva – presentato su proposta dei Ministri dell’economia e delle finanze, della pubblica amministrazione e la semplificazione, degli affari regionali, il turismo e lo sport e degli affari europei, in concerto con i Ministri dell’interno, dei beni e attività culturali, dello sviluppo economico, delle politiche agricole alimentari e forestali, dell’ambiente – recepisce le richieste delle Commissioni parlamentari competenti, dando attuazione alla legge n. 42 del 2009, che delega il Governo ad adottare la disciplina dell’ordinamento transitorio di Roma Capitale.

Lo schema approvato dal Consiglio dei Ministri interviene sulle seguenti tematiche:

1. Conferimento delle funzioni amministrative a Roma Capitale. Lo schema disciplina le sole funzioni che rientrano nella competenza dello Stato. Si tratta delle funzioni in materia di concorso alla valorizzazione dei beni storici, artistici, ambientali e fluviali, di quelle relative a sviluppo economico e sociale (con particolare riferimento al settore produttivo e turistico) e di quelle in materia di protezione civile. Spetterà alla Regione Lazio conferire le ulteriori funzioni che rientrano nell’ambito di competenza legislativa regionale.

2. Disciplina dei raccordi istituzionali, del coordinamento e della collaborazione tra Roma Capitale e le altre amministrazioni centrali e territoriali (in particolare, per queste ultime, la Regione Lazio e la Provincia di Roma)


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