La riforma della giustizia ingrana la quarta. E almeno dal punto di vista del metodo, pare intenzionata a non cambiare marcia fintanto che non sarà raggiunto il risultato di un testo il più possibile condiviso in Parlamento.
In questo scenario si colloca la decisione di avviare una serie di “incontri bilaterali” a partire già da lunedì’ prossimo, da svolgere “quotidianamente”, secondo il “metodo” stabilito sulle riforme in materia di giustizia durante le riunione, avvenuta oggi al Senato, tra il Guardasigilli Paola Severino e i capigruppo della maggioranza. “E’ stato un tavolo straordinariamente costruttivo – ha detto il ministro – abbiamo varato un metodo di confronto su cui siamo tutti d’accordo per affrontare riforme importanti per il Paese, quali quella sulle intercettazioni, sulla lotta alla corruzione e sulla responsabilità civile delle toghe”.
Dalla prossima settimana, dunque, si metterà in atto un'”istruttoria”, che il Terzo polo ha apprezzato “molto”, considerando positivo che il Governo ascolti le forze parlamentari, ma  aspettandosi “un’iniziativa governativa sui temi della giustizia che sono temi di riforma che servono all’Italia”, come ha sottolineato Benedetto della Vedova al termine del vertice. Aggiungendo poi che “successivamente ci saranno incontri fra il ministro e le singole forze parlamentari”. “Il ministro Severino segue la scia del suo governo e continua a fare impropri incontri da caminetto con questa anomala pseudo-maggioranza. La smetta di mortificare le Camere e riporti il dibattito nella sede competente: il Parlamento.
Su una materia così delicata e importante, come la riforma della giustizia, non esistono scorciatoie”, controbatte polemico il presidente dell`Italia dei Valori, Antonio Di Pietro. “Il Guardasigilli – prosegue – non può decidere di selezionare solo le forze politiche che piacciono a lei, ma deve confrontarsi nelle sedi appropriate con tutti i rappresentanti eletti dai cittadini. Gli incontri, tra l`altro, e mi preme ricordarlo, vanno fatti con i gruppi parlamentari e non con i partiti. Ci dica qual è la sua proposta e questa venga esaminata con tutte le forze politiche nelle Commissioni competenti e nelle aule parlamentari. Altrimenti, così si continua ad attentare alla Costituzione, a calpestare la democrazia e a violare i regolamenti parlamentari. Insomma si continuano a fare leggi fuori dal Parlamento, a uso esclusivo di coloro che le fanno e dei loro mandanti. Mi auguro che il presidente Napolitano, almeno questa volta, non faccia finta di non vedere”. “I temi della giustizia sono temi sui quali le distanze fra Pd e Pdl sono massime e sono ancora tutte in campo”, afferma il capogruppo dei democratici alla Camera Dario Franceschini, ribadendo che “nell’incontro ci siamo limitati alle questioni di metodo, non siamo entrati assolutamente nel merito”.
Il percorso in Parlamento “sarà trasparente e su nessun argomento di giustizia ci saranno cedimenti del Pd. Non esistono”. “Abbiamo ascoltato l’esposizione del ministro Severino e abbiamo svolto alcune osservazioni preliminari rispetto al lavoro che andrà fatto. A nostro avviso, va perseguito in modo assai severo il reato di corruzione, va mantenuta la responsabilità civile dei giudici, vanno regolate in modo rigoroso le intercettazioni il cui uso indebito nel passato ha avuto conseguenze molto negative.
Proseguiremo i nostri lavori con incontri bilaterali e collegiali, ovviamente coinvolgendo i capigruppo della commissione giustizia e gli esperti dei gruppi”, chiosa il presidente del Gruppo Pdl alla Camera dei Deputati, Fabrizio Cicchitto. All’incontro e’ arrivato anche il ministro per i rapporti con il Parlamento, Piero Giarda. E pare che il Partito democratico proprio sul metodo non si sia fatto scappare l’occasione di manifestare la propria irritazione su un altro fronte aperto: la riforma del lavoro. Che secondo il Pd andrebbe meglio concertata, proprio come il Guardasigilli sta tentando di fare adesso con il riordino della giustizia.

Fortunato Laurendi


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