Estensione alle amministrazioni statali e agli enti pubblici nazionali delle disposizioni sulla certificazione del debito per somministrazioni, appalti e forniture e sulla possibile successiva successione dei crediti da parte delle imprese creditrici a banche o intermediari finanziari.
Interventi a raffica sull’Imu per porre rimedio a una serie di “vuoti” lasciati dalla normativa rispetto alla precedente disciplina dell’Imposta comunale sugli immobili.
Questo il senso del corposo pacchetto di emendamenti al decreto legge sulle semplificazioni fiscali (2 marzo 2012, n. 16, recante disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento) presentato ieri dai relatori, Antonio Azzollini (Pdl) e Mario Baldassarri (Terzo Polo) in commissione al Senato con l’appoggio dell’esecutivo.
Per quanto riguarda l’Imu, le proposte di modifica prevedono l’esenzione per i fabbricati rurali strumentali situati nei comuni di montagna con altitudine superiore ai 1.000 metri.
Si ripristina inoltre al 25% l’abbattimento della base imponibile a favore degli immobili degli imprenditori agricoli professionali.
Viene aumentato da 130 a 135 il moltiplicatore applicato ai fini della determinazione della base imponibile dei terreni posseduti da soggetti diversi dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola.
Per gli immobili inagibili e inabitati si prevede la riduzione del 50% della base imponibile ai fini Imu così come per gli immobili riconosciuti di interesse storico e artistico. Viene però abrogato il regime di favore degli immobili di interesse storico e artistico quando producono un reddito. Salta la quota erariale dell’Imu sugli immobili di proprietà di Comuni, siti nel proprio territorio, così come la quota erariale dell’Imu sugli immobili ex Iacp e delle cooperative edilizie a proprietà indivisa, con una perdita di gettito su base annua di circa 366,9 milioni di euro. Per i fabbricati rurali strumentali per i quali e’ prevista un’aliquota Imu del 2 per mille e’ previsto il versamento dell’imposta in due rate pari al 30% in acconto e al 70% a saldo, rispettivamente entro giugno e dicembre, invece di due rate di uguale importo.
Una quota di risorse, pari a 1 miliardo di euro, assegnata agli enti locali per il pagamento dei debiti nei confronti delle imprese.
La disposizione “non determina effetti finanziari negativi sui saldi di finanza pubblica in quanto le risorse che vengono finalizzate in favore degli enti locali rimangono destinate al pagamento delle medesima passività già previste per le amministrazioni statali originariamente interessate (estinzione dei debiti commerciali pregressi concernenti acquisto di beni e servizi)”, spiega la relazione tecnica. E ancora, come visto, le imprese potranno cedere a banche o intermediari finanziari i crediti certificati da regioni ed enti locali debitori ma saranno garanti della solvibilità del debitore ceduto, mentre arriva un’agevolazione fiscale consistente nella riduzione dell’aliquota dell’accisa sull’energia elettrica e sul combustibile utilizzato nella produzione combinata di energia elettrica e calore.
Il voto delle commissioni Bilancio e Finanze del Senato sugli emendamenti al decreto fiscale presentati dai relatori è previsto lunedì e il via libera al provvedimento dovrebbe arrivare nella stessa giornata. Il decreto approderà nell’aula di Palazzo Madama martedì e dovrebbe essere licenziato prima di Pasqua.

Il testo degli emendamenti al dl fiscale


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