Sarà probabilmente contenuta nella legge delega sul fisco la tanto attesa, e più volte annunciata dal Governo Monti, riforma del catasto.

La novità più importante consiste nella modifica dell’unità di calcolo che non saranno più i vani ma bensì i metri quadri, per cercare di eliminare tutte quelle contraddizioni in essere.  In Italia, infatti, risulta che ci siano un milione di case senza bagno, mentre si contano soltanto 36mila abitazioni di lusso, su un totale di 33 milioni di residenze.

Secondo il documento presentato al pre-consiglio dei Ministri la settimana scorsa, il governo prevede che a ogni unità immobiliare sarà attribuito un valore patrimoniale e una rendita applicando i seguenti principi e criteri:
– riferimento ai rispettivi valori medi ordinari previsti dal mercato immobiliare (con un ambito territoriale definito) nell’arco temporale di tre anni;
– determinazione del valore patrimoniale medio ordinario basandosi su statistiche o su stime differenziate, utilizzando come unità di consistenza il metro quadro;
– determinazione della rendita media ordinaria mediante processi estimativi che si basino su funzioni statistiche (che tengano conto dei redditi da locazione medi, della localizzazione e delle caratteristiche edilizie degli immobili) o su saggi di redditività desumibili sul mercato.


Le tasse, e quindi anche l’Imu, saranno calcolate sulla base dei metri quadrati, della vicinanza o meno al centro cittadino, del reale valore di mercato.

AI fine di evitare che dalla revisione delle rendite catastali derivi un aggravio del carico fiscale, prevede anche la contestuale riduzione delle aliquote, con particolare riferimento alle imposte sui trasferimenti.

Il Governo Monti prevede un impegno di qualche anno per il completamento della riforma in collaborazione con l’Agenzia del Territorio e i Comuni.


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