Parte dal carcere catanese di piazza Lanza una iniziativa senza precedenti: 500 detenuti (su 581) della struttura hanno dato mandato ad un avvocato per un ricorso al Magistrato di Sorveglianza, chiedendo condizioni di permanenza in carcere meno umilianti e degradanti , un trattamento consono alla dignità umana per sé e per i propri parenti che vanno a trovarli per i colloqui, nonché un simbolico risarcimento in denaro di 1000 euro a testa.

A darne notizia, il Garante dei diritti fondamentali dei detenuti siciliani Salvo Fleres e il presidente dell’Associazione Nazionale Forense di Catania Pirrone.

Il principale problema lamentato dai detenuti della casa circondariale catanese è il sovraffollamento: fino a 12 detenuti in una piccola cella. Assai carente, se non inesistente, anche l’assistenza sanitaria.


Si parte dal carcere etneo, ma l’obiettivo è di coinvolgere gli altri istituti di pena italiani per creare un grande, enorme contenzioso giudiziario destinato ad entrare nella storia. L’unico precedente in materia, a Lecce, riguardava infatti un solo recluso.

Si chiede il rispetto delle norme sull’ ordinamento penitenziario (Legge 26 luglio 1975, n. 354), del relativo regolamento di attuazione (D.P.R. 30 giugno 2000, n. 230) nonché delle regole penitenziarie europee (Raccomandazione 11 gennaio 2006, n. R/2006/2), tutte norme che si ispirano all’art. 27 della Costituzione, che solennemente sancisce “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato“: di fatto chi esce dal carcere viene abbandonato a se stesso, con incidenza di reiterazione del reato che va dal 65 all’85%.

Il maxi-ricorso al Magistrato di sorveglianza di Catania verrà depositato neri prossimi giorni. Ciascun detenuto ha firmato una delega dando mandato al garante e all’avvocato di agire nel proprio interesse.

L’iniziativa giudiziaria collettiva prende spunto da una recente ordinanza emessa dal Magistrato di sorveglianza di Catania depositato in cancelleria qualche settimana fa, con la quale viene accolta l’istanza di un detenuto, eccezion fatta per la parte economica, rimessa al giudice civile.

Non è una denuncia contro la polizia penitenziaria o il personale amministrativo – hanno spiegato i difensori dei detenuti – poiché essi svolgono il loro lavoro coi mezzi di cui dispongono, ma è l’attuale sistema carcerario che deve cambiare il più alla svelta possibile. Lo Stato viola la Legge e ha il dovere di correre ai ripari”.

Iniziative analoghe a quella di piazza Lanza saranno proposte nei prossimi giorni nel carcere di Messina e nelle carceri di Palermo. In Sicilia infatti a fronte di 4500 posti sono reclusi 7500 detenuti. Dopo di che il Garante per la Sicilia (che è anche il coordinatore nazionale degli altri Garanti regionali) incontrerà i suoi omologhi per far sì che la protesta legale si estenda.


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2 COMMENTI

  1. Condivido il commento di Tummolo e aggiungo che si dovrebbero completare al più presto carceri incompiuti e che per detenuti non pericolosi si dovrebbero utilizzare di più arresti domiciliari e braccialetti elettronici.Invece in questi giorni si parla di chiudere i carceri più piccoli,per risparmiare, senza pensare al sovraffollamento di quelli maggiori, con grave danno per detenuti e guardie carcerarie

  2. Se si cominciasse ad applicare la legge già esistente sulla differenziazione tra custodia cautelare e detenzione, in ambienti distinti da quelli di tipo penitenziario , com’era previsto fin dalla Rivoluzione Francese, sarebbe già un bel passo avanti. Tra chi è solo indagato, chi è in attesa di giudizio o in corso di giudizio ed il condannato in via definitiva, si dovrebbero prevedere trattamenti diversi in ambienti diversi (ad esempio caserme ristruttuate per i primi, carceri vere e proprie per i secondi. Possbilità di movimento all’nterno per i primi, restrizioni maggiori per i secondi, con celle singole fornite di servizi igienici. Ci metteremo secoli per arrivarci ? D’altronde non si deve premiare con indulgenza chi delinque abitudinariamente o in modo definitivamente accertato per cose gravi e delitti rilevanti.

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