Cgil ma non solo.

Il no alla riforma dell’articolo 18, all’indomani della presentazione del progetto del Governo che dovrebbe essere ufficializzato domani, si declina in varie modalità e da parte di diversi soggetti politico-istituzionali.

Ecco una carrellata di chi dice no alla riforma. E perché.


VENDOLA

E’ davvero imbarazzante l’atteggiamento del governo Monti, a fronte di un’Italia che sta vivendo una sofferenza, un disagio straordinario . Di fronte a notizie di suicidi di chi non riesce a trovare lavoro, di fronte alla disperazione di un’intera generazione di ragazzi e ragazze , assediata dalla precarieta’. L’unica ossessione del governo Monti e’ quella di recidere il legame con la nostra cultura democratica“. Lo afferma Nichi Vendola, presidente di Sinistra Ecologia Liberta’. “Cancellare l’articolo 18, manipolarlo, deformarlo, – prosegue il leader di Sel – significa semplicemente portare lo scalpo della civilta’ del lavoro presso i potentati della finanza internazionale. Questo e’ francamente inaccettabile. I conservatori italiani che hanno voluto questo colpo di mano stiano comunque tranquilli: la Cgil non e’ certo isolata nel Paese. E fara’ valere le ragioni di milioni di italiani, nell’interesse del futuro dell’Italia Compito del centrosinistra in Parlamento e nelle piazza, ora, – conclude Vendola – e’ di non lasciare solo il proprio popolo“.

LA LEGA

Per difendere l’articolo 18 “contrasteremo il governo Monti“. Lo ha detto il leader della Lega, Umberto Bossi, parlando ai microfoni di Repubblica Tv. “Noi siamo contro il governo Monti – ha aggiunto – qualsiasi cosa faccia la consideriamo sbagliata“. “Il lavoro non lo si ritrova creando condizioni per licenziare la gente: bisogna creare la ripresa, aumentare i consumi e automaticamente ci sara’ anche la richiesta di nuovi posti di lavoro“, rincara l’ex ministro per la Semplificazione legislativa, Roberto Calderoli.

DI PIETRO

Il governo e il ministro Fornero possono provare quanto vogliono a nascondersi dietro un dito, ma la verita’ e’ semplice semplice: la riforma dell’articolo 18 vuol dire licenziamenti facili. Tutto il resto e’ fumo negli occhi e nemmeno vale la pena di parlarne. Per questo noi siamo pronti ad un Vietnam parlamentare pur di non fare passare l’abolizione dell’articolo 18 e staremo sempre in piazza con i lavoratori e i disoccupati“. Lo scrive sul suo blog il presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro. “L’Idv – prosegue Di Pietro – contrastera’ strenuamente questa riforma sia in Parlamento che fuori. Saremo al fianco dei lavoratori in tutte le mobilitazioni che sono gia’ cominciate ieri, con scioperi spontanei di una o due ore. Senza modifiche radicali voteremo contro, con o senza la fiducia. Quando, a breve, verra’ calendarizzata al Senato la nostra mozione che chiede di togliere l’articolo 18 dal tavolo delle trattative e di mettere al suo posto la ricerca di soluzioni reali contro il precariato e per gli investimenti, chiederemo al Pd di dar seguito alle dichiarazioni di questi giorni votando con noi a favore di quella mozione, chiarendo quindi di fronte a tutto il mondo del lavoro che stiamo dalla loro parte in alternativa al governo dei banchieri, dei monopoli, delle grandi banche“.

BERSANI

La riforma dell’articolo 18 decisa dal governo e’ indigeribile per Pier Luigi Bersani e il segretario ne ha parlato a lungo ieri in Transatlantico con Cesare Damiano. “Se devo concludere la vita con la monetizzazione del lavoro, non lo faccio“, si e’ sfogato il segretario del Pd, “non so come faremo con una roba cosi’“. Ora, ha spiegato, “chiediamo un passo avanti e chiediamo di accorciare i tempi della giustizia” per le cause di lavoro“. Non solo, per Bersani deve sparire la distinzione procedurale tra licenziamenti disciplinari ed economici: “Lasciamo che sia il giudice a decidere, in entrambi i casi“.

I GIORNALISTI

La riforma del mercato del lavoro pensata dal Governo Monti e condivisa dalle parti sociali con l`eccezione della Cgil è il compimento di anni di attacco ai diritti dei lavoratori e rappresenta il definitivo smantellamento delle garanzie costruite, dal dopoguerra a oggi, a difesa dei più deboli”. E’ quanto afferma in una nota il segretario dell’Associazione Stampa romana, Paolo Butturini, che chiede alla Fnsi di “mobilitarsi” contro le proposte del Governo. “La cancellazione di fatto dell`articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori – spiega il leader del sindacato dei giornalisti del Lazio – si inserisce in un quadro che lascia sostanzialmente intatta le disparità di trattamento fra precari e, a questo punto, ex-garantiti, che rinvia a data da destinarsi l`accelerazione delle procedure giudiziarie, che non estende gli ammortizzatori a tutte le fattispecie contrattuali, lasciando così scoperti milioni di lavoratori, che riduce l`indennità di mobilità a un solo anno e che non cancella, se non in minima parte, la giungla dei cosiddetti contratti di lavoro atipici. L`indennizzo previsto per i licenziamenti poi, senza un`azione di sveltimento dei processi civili, rischia di diventare per i dipendenti l`ennesimo credito inesigibile“.

Fortunato Laurendi


CONDIVIDI
Articolo precedenteTAV: ma il progetto esiste o no?
Articolo successivoValore legale della laurea: parte la consultazione pubblica on-line

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here