Il Consiglio di Stato, Sez. IV, con sentenza del 2 marzo 2012 n. 1209 è di nuovo tornato sulla questione dell’abuso del diritto, già affrontata nella recente pronuncia in adunanza plenaria n. 3 del 23 marzo 2011 laddove aveva affrontato il rilevante tema della “pregiudizialità amministrativa”.

Con la sentenza in commento il Consiglio di Stato ha infatti ribadito la vigenza, nel nostro sistema, del generale divieto di abuso di ogni posizione soggettiva, il quale, ai sensi dell’art. 2 Cost. e dell’art. 1175 c.c., permea le condotte sostanziali al pari dei comportamenti processuali di esercizio del diritto.

È stato in tal senso precisato che il divieto di abuso del diritto si applica anche in chiave processuale, cosicché il divieto di abuso del diritto diviene anche divieto di abuso del processo, inteso quale esercizio improprio, sul piano funzionale e modale, del potere discrezionale della parte di scegliere le più convenienti strategie di difesa.


Per contro nel caso oggetto della sentenza la condotta dell’Amministrazione non è stata conforme a correttezza e buona fede, con la conclusione che la pretesa che essa deduce in questa sede non è meritevole di tutela.

Più nel dettaglio è avvenuto che un signore ha partecipato ad un concorso indetto dalla Guardia di Finanza per il reclutamento di 952 allievi finanzieri. Superate le prove scritte, è stato giudicato non idoneo alla prova relativa alle capacità psico-attitudinali. Ha pertanto proposto ricorso dinanzi al Giudice Amministrativo, con connessa richiesta cautelare, per veder accertata l’illegittimità di quella valutazione.

La domanda di sospensione del relativo provvedimento è stata accolta dal T.A.R. Lazio, con ordinanza che ha sospeso il giudizio impugnato ai fini della sua reiterazione. L’Amministrazione ha interposto appello cautelare contro tale ordinanza che però è stato respinto dal Consiglio di Stato.

Nel frattempo il signore, senza essere sottoposto a nuova valutazione (così come invece aveva prescritto il Tribunale regionale) veniva ammesso con riserva al corso e proseguiva l’iter concorsuale; di seguito, superati gli esami conclusivi, il signore ha prestato giuramento ed è stato immesso in ruolo.

Con sentenza, il T.A.R. Lazio, è entrata nel merito ed ha pertanto accolto l’originario ricorso proposto dal signore nei confronti dell’esclusione dal concorso per il reclutamento di 952 allievi della Guardia di Finanza e della relativa graduatoria finale, dichiarando cessata la materia del contendere relativamente al primo profilo e, quanto al secondo, annullando la graduatoria stessa nei limiti dell’interesse del ricorrente.

L’Amministrazione ha interposto appello avverso detta sentenza, formulando al contempo istanza di sospensione dell’esecutività della sentenza.

L’Amministrazione si duole della sentenza di primo grado, che sarebbe affetta da error in iudicando circa la cessazione della materia del contendere; nel merito, la competente Commissione avrebbe motivato correttamente in ordine al deficit attitudinale del candidato, cosicché l’esclusione di questi dalla procedura di reclutamento sarebbe legittima.

Eppure, il Consiglio di Stato ha correttamente rilevato che l’Amministrazione, disattendendo la ricordata ordinanza del T.A.R. Lazio, non ha provveduto a reiterare l’accertamento attitudinale del signore. Senza necessità di proporre e coltivare l’appello, a salvaguardia delle proprie ragioni essa avrebbe avuto a disposizione lo strumento – rapido, economico e dovuto, nei termini di cui si è detto sopra – della rinnovazione del giudizio. Non avendo fatto questo l’Amministrazione ha posto in essere un comportamento contraddittorio che finisce per violare il divieto generale di venire contra factum proprium.

Di qui, il rigetto dell’appello alla stregua del riferito principio generale del divieto di abusare di posizioni soggettive di buona fede e correttezza anche nella sede processuale.


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7 COMMENTI

  1. credo che in 25 anni di “servizio” questo soggetto non ha mai lavorato, ma solo ossessivamente spolverizzato tutti. Speriamo che le autorità applichino per bene la legge. Questo è un soggetto logorroico e inaffidabile.

  2. parte IV^

    ORA SI CHIEDE UN ANALITICA – INTUITIVA ATTENZIONE ALLE SEGUENTI DATE E DETERMINAZIONI:
    128) di tale procedimento penale instaurato relativamente ai comportamenti quanto meno anomali di personale e Vertici ( in particolare ) appartenenti alla Questura di Roma – nella mattinata del 25/09/2014, ovvero tre giorni dopo aver prodotto la suddetta memoria difensiva (doc. 153) – ne veniva notificata al sottoscritto la richiesta di archiviazione dai CC. del Nucleo Provinciale di Roma;
    129) nella stessa data del 25/9/2014, con provvedimento dell’A. G. G.I.P. del 25/09/2014, il sottoscritto veniva anche rimesso in stato di libertà disponendo nei suoi confronti il ben più lieve divieto di avvicinare luoghi frequentati dalla ( presunta ) parte offesa Pascale Giuseppe, nonché di comunicare con lo stesso senza la preventiva autorizzazione della predetta A. G. G. I. P..
    ***
    IL SOTTOSCRITTO NON PUO’ NON ESSERE IMPENSIERITO PER LA POSSIBILITA’ DI INCAPPARE NEL SOGGETTO PASCALE GIUSEPPE, POICHE’ NON CONOSCE I LUOGHI FREQUENTATI DALLO STESSO, NE’ QUESTI GLI SONO STATI SPECIFICATI DAL G. I. P. NELLA SUA ORDINANZA DEL 16/07/2014 ( ! ).
    ***
    130) Che a seguito di tale provvedimento, presunto non più restrittivo della sua libertà personale e del fatto di non essere stato rinviato a giudizio, allora ( ! ) il sottoscritto chiese all’Amministrazione il reintegro in servizio tramite l’Avv. Massimiliano D’Angeli ( che ad oggi ha rimesso il mandato );
    131) che in data 23/10/2014 fu notificato al sottoscritto un atto del Ministero dell’Interno con cui gli si rappresentava un orientamento avverso alla suddetta richiesta di reintegro, contestualmente invitandolo a produrre osservazioni nel termine di 10 giorni (doc. 151). Si evidenzia che tale medesimo orientamento veniva, incomprensibilmente, espresso anche dal Dirigente dell’Autocentro di Polizia ( attuale Ufficio di appartenenza del sottoscritto );
    132) tali osservazioni furono prodotte dal sottoscritto al Min. dell’Interno nel rispetto dei tempi imposti ( l’1/11/2014, doc. 164 ) tramite Uff. di appartenenza e rappresentando con queste: impossibilità materiali a commettere i fatti ( a ipotizzarne la volontà ) contraddizioni, evidenti o accertabili travisamenti e/o mendacità; frangenti inaccertabili ed una come “forzata ed innaturale insistenza miratamente allarmista” nel segnalarlo con precedenti psichici ( però, in realtà, artatamente costruiti nel tempo come si evince dalla presente documentata narrazione ) nonché detentore di una pistola ( ma però proprio perché appartenente alla Polizia di Stato ) CON CONCLUSIONI, FORSE, TROPPO DIRETTE ED IMBRIGLIANTI NEL TENTARE IL TUTTO PER TUTTO PER OTTENERE IL REINTEGRO IN SERVIZIO;
    133) in data 12/11/2014 l’Avvocato Massimiliano D’Angeli ricevette notifica del Decreto di giudizio immediato del sottoscritto emesso dal P. M. titolare del procedimento penale per “Stalking” a suo carico presso il Tribunale Ordinario di Roma;
    134) subito a seguito di tale comunicazione (punto 133) l’Avv. Massimiliano D’Angeli ricevette anche la notifica del Ministero dell’Interno di rigetto delle osservazioni prodotte dal sottoscritto l’1/11/2014 (al punto 132) decretandosi così la permanenza dello stesso nella sua attuale condizione di ( troppo onesto ) poliziotto sospeso dal servizio;
    135) giorni prima dell’Udienza preliminare – relativa al giudizio immediato disposto nei confronti del sottoscritto ( di cui al punto 133 ) svolta il 24/2/2015 presso l’Aula 19 del Tribunale Ordinario e con la seguente che è stata svolta il 18/06/2015 e la prossima che si svolgerà il 13/11/2015- dal P. M. titolare veniva richiesta l’archiviazione della denuncia prodotta dal sottoscritto relativamente a comportamenti e provvedimenti vessatori attuati nei suoi confronti per lustri soprattutto presso Uffici della Questura di Roma ( su sinteticamente narrati ma limitatamente a quelli documentabili, nella parte II^ ) ove per l’appunto venivano anche svolte le indagini di cui all’attuale procedimento penale per “Stalking” ( ! ).
    SI VUOLE PARTICOLARMENTE EVIDENZIARE
    136) che a fronte dei numerosi giudizi di natura disciplinare e comportamentale emessi da vertici gerarchici ed alle “opinioni” e provvedimenti di psicologi e/o psichiatri, appartenenti alla Polizia di Stato, a mezzo dei quali il sottoscritto, sin quasi da quando è entrato a far parte di tale Istituzione, viene descritto quasi come una sorta di criminale con disordini psichici ( di cui, per l’appunto, alla soprastante narrazione ) lo stesso frappone invece i seguenti più concreti ed accertabili fatti: a) mai causato un incidente con l’armamento in dotazione di reparto e/o individuale b) mai causato un incidente con l’assegnata autovettura
    di servizio; c) mai causato un disservizio o imbarazzo al proprio Ufficio né mai commessa una effettiva mancanza ( ed infatti tutto ciò di cui è stato accusato, risibile, pretestuoso ed infondato è visibile nella sopra stante narrazione ); d) mai usato minaccia o violenza nei confronti di alcuno; e) mai danneggiato nulla e tutto ciò, senza false modestie, nonostante quanto doveva nel frattempo subire/tollerare sia per quieto vivere che per preservare il posto di lavoro e comunque riuscendo, IN REALTA’ ED AL DI LA DI CHIACCHIERE E SCRITTI ARZIGOGOLATI E STRUMENTALI, a ben crescersi la figlia ( ! )
    e con riferimento alle gravi accuse relative all’attuale procedimento penale per “Stalking” lo stesso ribadisce di: non avere mai usato violenza nei confronti di alcuno ( e infatti a suo carico chiacchiere infondate ed eppur evidenti arte fattezze ); di non avere mai danneggiato beni di qualsiasi natura ( e infatti a suo carico chiacchiere infondate ed eppur evidenti arte fattezze ); di non aver mai maltrattato o plagiato nessuno, tanto meno sua figlia ( e infatti a carico dello stesso chiacchiere infondate eppur evidenti arte fattezze e perizie/pareri che si ritengono per null’affatto ligie/i alla realtà e volte/i a non fare crollare il presente castello accusatorio con intuibili ripercussioni per chi lo ha tirato su )
    QUESTI SONO FATTI ( ! )
    stessa figlia che, nonostante tutto quanto stia anch’ella subendo, sta bene ed è socievole come produttiva (audio_2 e video_5, 6 e 7) grazie all’intrinseca forza della medesima e al costante sostegno del sottoscritto ( suo padre ) seppur però comprensibilmente stancatasi dell’attuale situazione generale, di fatto basata sulle accuse, operate presso Uffici della Questura di Roma, del “personaggio” PASCALE GIUSEPPE.
    PROPRIO RELATIVAMENTE A COSTUI.
    137) A tal punto non si può almeno un minimo non particolareggiarsi il genere di condotta accusatoria posta in essere, “a testa bassa”, dal Pascale Giuseppe nei confronti del sottoscritto, ciò allo scopo di porne in evidenza la mera natura denigratoria e di ledere, esordendogli infatti contro già dal 28/05/2012 ( di cui anche ai contenuti della lettera raccomandata a mani del suo legale Avvocato Stefano Borsari – doc. 152 )
    in particolare accusandolo:
    a) di causare rumori durante la notte dalla stanza della sua abitazione ( l’unica ) ed eppur dormendovi costui con la figlia che di certo non avrebbe disturbato e tanto meno per infastidire il Pascale Giuseppe, lui invece single ( ! ) avendosi per altro accertato che rumorosità notturne le ha subite egli stesso e sua figlia ( di cui al Dispositivo dell’A. G. G.I.P. del 16/07/2014 );
    b) subdolamente e infondatamente, di causare stati di malessere e pianto a sua figlia ( assolutamente smentite dalla documentazione allegata ai file audio_2 e video_5, 6 e 7 oltre che da un chiaro e corretto ascolto della stessa, se venisse disposto ed effettuato ) e così innescando un compromettente e devastante iter di accertamenti, ancor ad oggi persistente e che, come già su spiegato (alla parte I^) è stato espletato con estrema scorrettezza ( ! );
    c) di avergli danneggiato il tendone del balcone con getti di urina pur essendo assolutamente impossibile causare tali danni essendo questi, proprio per la loro fattezza (video_2) stati evidentemente causati dallo stesso e/o da chi con libero accesso alla sua abitazione ( come già spiegato e documentato al P. M. titolare del precedente procedimento penale per “getto pericoloso di cose” – doc. 158 e 159 ) e quindi tale accusa scompariva dal suo “campionario” per non esser più riproposta;
    d) di avergli danneggiato la persiana della finestra del cucinino, ma senza però spiegare concretamente come avrebbe potuto trovandosi questa tre metri sotto e ovviamente senza far presente di averla egli stesso maldestramente smontata e rimontata più volte, anche usando attrezzi pesanti e un trapano a percussione per effettuare buchi ( che non avrebbe dovuto effettuare ) presso la soprastante struttura di cemento armato, oltre che di averla colpita per attirare l’attenzione del sottoscritto nei non rari momenti di ( ingiustificata e ingiustificabile ) rabbia nei suoi confronti, come esposto all’A. G. (anche con i doc. 158 e 159) ed anche tale accusa veniva dallo stesso quindi dimenticata/marginata;
    e) di avergli causato danni all’interno dell’appartamento pur non avendovi mai avuto accesso ( e neanche avendolo mai chiesto ) o bussando alla relativa porta con il tallone del piede ( in rare circostanze, innanzi alla stessa alle volte lurida e col campanello disattivato, con l’intento di richiamare la sua attenzione per civilmente rimostrare dei suoi scorretti/molesti/provocatori comportamenti, sistematicamente volti sia a creare presupposti per seguentemente accusarlo e sia a spezzargli il sonno ); tali comportamenti venivano accentuati proprio nelle notti che precedevano sue giornate di una certa importanza, ovvero in cui avrebbe dovuto effettuare accertamenti psichici e/o trattazioni orali relative ad estremi procedimenti disciplinari o particolari servizi di Polizia od altro ancora necessitante di particolare attenzione ( ! );
    f) di raffigurare frasi offensive ed oscenità nell’ascensore condominiale, senza però supportare tali accuse con foto o altri concreti rilievi e proprio perché si è infatti verificato l’esatto contrario, ovvero queste sono state prodotte, sì, ma dal Pascale Giuseppe stesso ( di pugno ) nei confronti del sottoscritto, come ben si evince dalla documentata denuncia per ingiuria prodotta nei suoi confronti c/o i CC. della Stazione di Roma Talenti (doc. 160) E CHISSA’ A CHE PUNTO E’ QUESTA COME ANCHE LE ALTRE ( ?! );
    g) di avere puntato la pistola di ordinanza sul suo spioncino e che tale azione, in realtà giammai posta in essere ma neanche solo pensata, sarebbe stata anche filmata ed anche per questa accusa però, essendo assolutamente infondata, non veniva prodotto l’oggettivo riscontro ( il video ) in quanto per l’appunto inesistente ( ! );
    h) di accompagnare durante la notte il proprio cane presso il pianerottolo del quinto piano ( ove è situato l’ingresso del suo appartamento e con spazio pari a circa 1.5 x 2.5 mq°, praticamente un “fazzoletto” – video_1 ) sino a quando questo non effettua bisogni ed in particolare davanti alla porta di ingresso alla sua abitazione, ovvero come se il sottoscritto, anziché dormire – dopo un turno di servizio di Polizia e il resto della giornata trascorsa con espletamenti da mammo, essendosi cresciuto la figlia per sei anni da solo ( dal decesso della madre sin a quando gli è stata allontanata ) – portasse il cane a spasso presso il sottostante pianerottolo e lì attendesse sin a quando non urina sul marmo e in particolare innanzi alla sua porta ( come se poi esistessero cani che urinano a comando e dove comandi ) ed in tali asseriti frangenti con il Pascale Giuseppe che dichiarava anche di averlo più volte colto sul fatto salendo presso la propria abitazione ma anche qui però, con un minimo di ragionamento logico, se ne smaschera la mendacità in quanto salendo dal piano terra sino al 5° piano ( ove per l’appunto è situato il suo appartamento, video_1 ) dopo aver chiuso il rumoroso portone di ingresso al palazzo e sia a piedi che con l’ascensore, nel silenzio della notte sarebbe risultato più che perfettamente udibile e in tempo da permettere al sottoscritto, se effettivamente ( come non è stato ) si fosse trovato in una tale situazione di “induzione al vandalismo del proprio cane” ( ! ) di salire soltanto una rampa di scale ( pochissimi gradini ) per così rientrare nella propria abitazione ( ! ).
    ***
    Queste in particolare le ( strampalate ) accuse formulate dal Pascale Giuseppe relativamente al primo procedimento penale per “getto pericoloso di cose” e di cui ne venne infatti chiesta archiviazione dal P. M. titolare e senza considerare anche gli ulteriori danni subiti dal sottoscritto e da sua figlia per opera del medesimo e/o di suoi conoscenti (doc. 161 e 162) di cui tanti non documentati né segnalati per stanchezza di una tal quasi quotidiana anomala situazione di sistematica molestia e provocazione ( ! )
    mentre per le seguenti, relative al successivo e attuale procedimento penale per Stalking ed anche queste assolutamente strampalate e costruite come ben si evincerà da un attenta analisi delle stesse e della documentazione allegata ( prima del doc. 149 che le raccoglie e/o sintetizza e poi del doc. 153 con cui il sottoscritto vi replica in propria difesa ).
    ***
    Ma ecco che – ( con innaturale e ostinata determinazione come ben manovrata e supportata ) continuando ad oltranza a depositare denunce e integrazioni ( su integrazioni ) piene di chiacchiere e nuove accuse di fatto tra le più semplici da appioppare e difficili da accertare con anche in merito a queste testimonianze di amici e familiari, riproponendo, inoltre, fatti già giudicati con il suddetto proc. penale ( di cui veniva richiesta l’archiviazione ) e dando fin “troppo evidente” prova di ben conoscere i punti su cui fare leva per responsabilizzare e ottenere il provvedimento “apripista” da parte dell’A. G. – il Pascale Giuseppe riesce a far instaurare nei confronti del sottoscritto il secondo proc. penale, questo per Stalking ( ! ).
    SI RITIENE
    vi sia una ( o più ) determinata e molto forte volontà avversa al sottoscritto che principalmente manovra e strumentalizza ( anche “abbastanza agevolmente” da ciò che sin ad oggi si è osservato ) affinché lo stesso venga “accompagnato” verso una condizione psicopatologica ( effettiva o poco sembra importare se anche solo asserita nella carta ) o comunque di sempre maggior degrado di vita;
    ad oggi è risultato inutile o controproducente ogni mio ricorso ai legali ed ai sindacati della Polizia di Stato
    ed è perciò che faccio tutto da solo, risultando però ben poco o per nulla risolutivo ( ! ).
    IN CONCLUSIONE
    SI RAGIONI SULLA SITUAZIONE GENERALE ( sopra esposta ) VI PARE SENSATO CHE UNA PERSONA NELLA MIA SITUAZIONE GENERALE ( descritta sopra ) POSSA PORRE IN ESSERE TALI AUTODISTRUTTIVI COMPORTAMENTI, OLTRETUTTO PRIVI DI MOVENTE E FINALITA’ ( ? )
    SAREBBE PIU’ SENSATO BALLARE SOPRA UNO STRAPIOMBO ( ! ).
    QUALCUNO POTREBBE ALLORA PENSARE CHE POTREI ESSERE UN PAZZO,
    EBBENE PRESO ATTO DI QUANTO SOPRA NARRATO ( documentato o riscontrabile ) VI SEMBRO PROPRIO UN PAZZO ( ? ) O SIETE GIUNTI A CONCLUSIONE CHE QUALCOSA STONA IN QUESTA SITUAZIONE DI TROPPA E TROPPO GENERALE OSTILITA’ ED AVVERSITA’ ( ? ).
    SI RITIENE PERFETTAMENTE RAVVISABILE O INTUIBILE CIO’ CHE SI E’ REALMENTE VERIFICATO ( ! ).
    IL SOTTOSCRITTO NON E’ UN PAZZO.
    IL SOTTOSCRITTO NON E’ UN DELINQUENTE.
    IL SOTTOSCRITTO NON E’ LA PERSONA DIPINTA DAGLI ATTI.
    ***
    Premesso quanto sopradetto, il sottoscritto Silvestro Giuseppe, sopra meglio generalizzato,
    chiarendo
    di avere esposto tutto nel più assoluto rispetto dei propri Vertici Gerarchici e delle Autorità tutte, per tentare di portare alla luce una situazione g r a v e che lo sta lentamente distruggendo
    chiede
    che, a tutti gli effetti di Legge, venga disposta la verifica giudiziaria di ogni avversa o tendenziosa affermazione od indizio o elemento di presunta prova sino ad oggi raccolto nei suoi confronti; che venga considerata la possibilità di ritirare il noto divieto di avvicinarsi all’abitazione di Via A. Genina al civ. 10 per permettergli di ivi ricomporre il nucleo familiare o che, in alternativa, questa possa essere venduta ed acquistata in altro luogo in Roma per le stesse finalità; di riavere quindi con se la propria figlia con anche il cane ed il gatto; di essere reintegrato nel proprio posto di servizio in Polizia per quindi essere lasciato in pace a guadagnarsi la pagnotta; nel frattempo, un intercessione per migliorare le condizioni di vita della figlia presso la suddetta struttura di Casa famiglia.
    Ad oggi, praticamente, mi trovo a pernottare in mezzo ad una strada ( ! ).
    Presumendone l’esistenza chiedo Giustizia.

    Comprendete le presenti modalità di comunicazione, sono solo e seriamente preoccupato per il futuro mio e di mia figlia.
    Ben accetta ogni forma di sostegno ed incoraggiamento:
    Il mio cellulare – 349/6840211;
    quello di mia figlia Mirella – 346/3459159;
    e se si volesse più concretamente contribuire alla mia causa per la vita, ecco allora il mio IBAN UNICREDIT: IT82L0200805280000013310734.
    Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola. (Giovanni Falcone).
    Con Umiltà, Ossequio e Ringraziamento.
    Roma, lì 13 Luglio 2015.

    ASSISTENTE CAPO DELLA POLIZIA DI STATO
    SILVESTRO GIUSEPPE

    AD OGGI CERCO UN AVVOCATO ONESTO E SENZA “PAURE” DI AVVERSARE IL PIU’ FORTE POTERE DELLO STATO, CHE ANTEPONGA QUESTA MISSIONE DI GIUSTIZIA AL GUADAGNO. Giuseppe ( 349/6840211 ).

  3. parte IV^

    90) che decorsa la suddetta prognosi medico dentistica di 7 gg. ma accusando ancora dolore, il giorno dopo 25/4/2013 il sottoscritto dovette recarsi presso l’A. S. L. RM/A di Via Lampaedusa ( in quanto Domenica la Sala Medica del Ministero dell’Interno è chiusa ) ove dalla Dott.ssa Ferraro Anna Maria gli veniva rilasciata una certificazione con il seguente p. m. l.: “Postumi di intervento di chirurgia orale” con un ( 1 ) giorno di prognosi (doc. 131) e senza che, neanche da costei, fossero stati riscontrati disagi o malesseri di natura psichica od altrimenti avrebbe dovuto refertarli con un secondo e specifico provvedimento;
    91) che decorsa anche tale prognosi ( di 1 giorno ) ma risentendo ancora di postumi di intervento di chirurgia orale, il sottoscritto si recò il giorno dopo 26/04/2013 presso la Sala Medica del Ministero dell’Interno, ove, dal Vice Dirigente Dr.ssa Eliana D’Annibali e prima di ogni altro impulso, gli venne manifestata evidente incredulità e forte disaccordo per quanto ordinatogli dal di lì Dirigente Dr.ssa Daniela Zambelli ( assente in quanto non presente presso l’Ufficio ) a mezzo di scritto apposto nel computer per i contenuti del quale lo stesso avrebbe dovuto esser accompagnato al Centro di Neurologia e Psicologia Medica non appena si presentava presso quella Sala Medica o all’Ufficio di appartenenza ( l’Ispettorato di Pubblica Sicurezza Vaticano e di cui, per l’appunto, proprio dal di lì Dirigente Enrico Avola era partita la richiesta di far effettuare al sottoscritto accertamenti specialistici di natura psichica );
    92) che tal ingiustificata e irregolare richiesta di accompagnamento forzoso del sottoscritto veniva glissata dal Vice Dirigente Dr.ssa Eliana D’Annibali, la quale però, comunque, pur non avendo ravvisato nello stesso disagi né malesseri di natura psichica ( doc. 133 e file_audio_1 ) doveva comunque ordinargli di recarsi per il giorno 29/04/2013 presso il Centro di Neurologia e Psicologia Medica ed a tal fine ponendo nelle sue mani un proprio scritto su carta intestata di quell’Ufficio (doc. 133) privo però dell’indispensabile diagnosi a motivare il provvedimento poiché come chiaramente esternato dalla stessa non sapeva che mettere ( file audio_1 );
    93) che con puntellata fiducia e speranza di vedere fatta Giustizia in merito a tali ennesimi fatti, il sottoscritto sporgeva un ulteriore atto di denuncia alla Procura della Repubblica.
    ***
    SI EVIDENZIA CHE LE NUMEROSE SEGNALAZIONI E DENUNCE SPORTE DAL SOTTOSCRITTO ALL’AUTORITA’ GIUDIZIARIA ( e sin dall’anno 1998 ) IN MERITO AI SU ESPOSTI FATTI NON HANNO PERO’ COMPORTATO DI “DISSUADERE” DAL PORRE IN ESSERE ULTERIORI AZIONI DELLO STESSO GENERE.
    ***
    94) Che nonostante la palese pretestuosità ed illegittimità di tale ordine (di cui al punto 92) ma ritenendo comunque di dovervi ottemperare per motivi di regolamento ( che probabilmente sino ad allora aveva rispettato soltanto lui medesimo ) in data 29/4/2013 il sottoscritto si recava presso il Centro di Neurologia e Psicologia Medica di Castro Pretorio ove veniva sottoposto a specifici test con infine riferito ( dal di lì Direttore ) esito favorevole ma con richiesta di ivi ri-presentarsi nella mattinata del giorno seguente 30/4/2013, senza specificarne il motivo;
    95) che in tale data del 30/4/2013, senza somministrare altri test o colloqui, veniva comunicata al sottoscritto la riconosciutagli idoneità al servizio nella Polizia di Stato ma appioppandogli un provvedimento di sorveglianza medica che – considerate le inquietanti basi di istaurazione del relativo iter ( di cui sopra ai punti 91 e 92 ) e quanto precedentemente di grave si era verificato ( di cui alla soprastante narrazione ) – si ritiene emesso per non contraddire Chi della Sala Medica del III Settore Sanitario del Ministero dell’Interno ebbe a disporre il suo avvio a effettuare accertamenti di natura psichica nonché per gettare “più concrete” basi sulle quali “costruire” nel tempo la sua inidoneità al servizio nella Polizia di Stato, vero e proprio pallino da lustri ( ! );
    96) che subito a seguito del suddetto ( favorevole ) giudizio di sì idoneità al servizio nei ruoli della Polizia di Stato ( e nulla scoraggia a pensare che fu proprio per allontanare dall’Ufficio chi non si era riusciti ad estromettere in un altro ) presso l’Ufficio di appartenenza Ispettorato di P. S. Vaticano si notificò al sottoscritto (come già accennato al punto 87) un provvedimento di aggregazione d’autorità (doc. 134) e contestualmente anche l’inizio di un procedimento di trasferimento di ufficio (doc. 135) che veniva concluso con il suo trasferimento all’Autocentro di Polizia di Via A. Magnasco civ. 38 in Roma (doc. 136).
    Si evidenzia che con nota del 5/12/2013 il sottoscritto provvide a informare della propria anomala e perdurante situazione lavorativa ( ad oggi ) anche il Direttore di tale proprio Ufficio di appartenenza Ispettorato di P. S. Vaticano, per gli interventi che ( ormai sperandovi come in un miracolo ) avrebbero dovuto quindi essere posti in essere in tutela non soltanto della sua integrità morale, ma ancora niente da fare ( ! );
    97) che il 4/11/2013 ( relativamente al provvedimento di sorveglianza medica periodica – di cui al punto 95 ) il sottoscritto veniva quindi sottoposto a nuovi accertamenti specialistici presso il Centro di Neurologia e Psicologia Medica di Roma Castro Pretorio (doc. 139).
    A conclusione di questi gli veniva confermata la sua idoneità al servizio nei ruoli della Polizia di Stato ma mantenendo ancor attivo nei suoi confronti il provvedimento di sorveglianza medico psicologica ed oltretutto avvertendolo che a un ulteriore avversa segnalazione sulla sua persona ( quindi niente di più facile a verificarsi in tal avverso clima lavorativo ) lo si sarebbe inviato presso il Settore di Neurologia e Psichiatria del C. M. O. della Cecchignola in Roma;
    98) che in data 02/12/2013 il sottoscritto veniva convocato presso l’Ufficio Matricola dell’Autocentro di Polizia ( attuale Ufficio di appartenenza ) e lì, relativamente al periodo di servizio espletato presso il precedente Ufficio di P. S. Vaticano, a mezzo rapporto informativo, gli venne comunicato p. p. v. l’astruso e al contrario avversamente articolato giudizio che testualmente segue: “Il dipendente, nell’anno di riferimento, non ha evidenziato elevate conoscenze delle disposizioni particolari attinenti le proprie attribuzioni; il dipendente nel corso dell’anno non ha dimostrato massima cura e attenzione alla persona e all’aspetto esteriore; il dipendente, nell’anno di riferimento, non ha fornito un positivo rendimento ed è risultato insoddisfacente per il buon andamento dell’Ufficio”;
    giudizio ovviamente concordato dal Dirigente E. Avola ( diretto superiore gerarchico del compilatore Dr.ssa Federici Francesca e promotore/autore dei sopra descritti provvedimenti – ai punti 91 e 96 ) così come testé segue: “Concordo con il giudizio espresso dal compilatore anche in relazione alle variazioni in negativo approvate rispetto al precedente periodo, in quanto nell’anno cui si riferisce il presente rapporto informativo il dipendente ha posto in essere comportamenti censurati disciplinarmente ma ha anche tenuto al di fuori del servizio una condotta non conforme allo stato giuridico richiesto e oggetto, tra l’altro, di segnalazioni all’A. G. da parte di privati cittadini” (doc. 140).
    Non può fare a meno il sottoscritto di chiarire di non avere proposto ricorso avverso tale giudizio per il rispetto che nutre nei confronti del Dirigente E. Avola ( ma in verità anche per questioni economiche ) dissentendo però dallo stesso per i motivi intuibili dalla lettura dei fatti narrati ( questi ampiamente documentati oltre che chiacchierati ) e che di tutta evidenza espongono una ben diversa realtà ( ! )
    chiarendo inoltre che l’A. G. è stata vero interessata ( anche se in primis dal sottoscritto nei confronti di sopra nominati “privati cittadini” ) con un primo procedimento penale instaurato presso il Tribunale Ordinario per “getto pericoloso di cose” di cui dal P. M. titolare ne veniva chiesta l’archiviazione per l’inattendibilità riscontrata nei fatti di accusa e il secondo ( ed attuale ) per “Stalking” basato su indagini condotte dalla Questura di Roma, ovvero proprio dove è nato e si è protratto il grave e incalzante balzello di vessazioni sopra esposto ( ! );
    99) nel mese di Aprile del 2014 il sottoscritto veniva accusato dalla signora delle pulizie in servizio presso l’AUTOCENTRO di Polizia ( attuale ufficio di appartenenza ) di aver posto in essere nei confronti della stessa comportamenti scorretti.
    Convocato dal proprio Dirigente, questi non ravvisò fondatezza nell’accuse della donna non adottando provvedimenti nei confronti del medesimo bensì discretamente “raccomandando” nei confronti della lavorante una maggiore distanza di natura confidenziale da parte del personale.
    ***
    Tali accuse non sono uniche del genere (di cui infatti su ai punti 28 e 30) e considerato che anche per altre ( di cui alla sopra stante narrazione ed alle basi degli attuali procedimenti instaurati presso il Tribunale Ordinario e il Tribunale Minorile ) si evidenzia una tendenziosa ripetitività non supportata da effettive fondatezze o concretezze, se ne ravvisa pertanto ( evidentemente ) un intento di far apparire e giudicare il sottoscritto sotto un profilo criminoso e/o psicopatologico compensando “la vacuità” delle accuse con sistematicità come condurre a far asserire la stessa/similare accusa a più individui per così renderla credibile pur in assenza di prove ( ! ).
    ***
    100) oltre alle intuibili preoccupazioni scaturite per tali persistenti problemi di lavoro ( malgrado i suoi corretti ed osservanti comportamenti ) e pertanto per il proprio futuro lavorativo e di vita, il sottoscritto veniva anche informato dal responsabile del proprio Ufficio Tecnico dell’Autocentro di Polizia ( Isp. Capo Mancini Mauro ) della volontà del Direttore dello stesso Ufficio che si proceda nei suoi confronti con segnalazione formale anche alla pur minima o presunta mancanza e altresì, che dallo stesso venga raccolta ogni sorta di rilevante informazione ( ? ).
    L’Isp. Capo Mancini Mauro riferiva al sottoscritto di non sentirsi aggradato dall’agire in tale modo e riferendosi ancora al Dirigente dell’Ufficio così lo andava a identificare: “Non ti fidare è tutta apparenza la sua disponibilità, tu per lui sei un problema, quello non capisce nulla e per far carriera ti vuole inculare ma con il cazzo mio” ( sic );
    101) che dietro parere favorevole del Dirigente dell’Autocentro di Polizia e su espresso incarico conferito dal Questore di Roma, in data 10/4/2014 il Dr. Armando Guarda ( del Centro Polifunzionale della Polizia di Stato di Roma Spinaceto ) instaurava sul sottoscritto un procedimento disciplinare ai sensi dell’Art. 7 ( il quinto volto a destituirlo dalla Polizia di Stato ) commi 3, 4 e 6, D.P.R. 737/1981, pur trovandosi lo stesso in uno stato di malattia fisicamente invalidante (doc. 141) di cui era stato messo a conoscenza ed obbligandolo pertanto a ( impensabili in tale stato ) posizioni assunte per poter assolvere gli intuibili espletamenti di difesa ( essendogli stato anche prescritto il “lombo stato” ).
    Tale procedimento disciplinare scaturiva dalle accuse dell’Avvocato Riggio Alessandro, in merito alle quali il sottoscritto sporgeva denuncia all’ordine ed alla Procura della Repubblica (doc. 146).
    Costui è di fatto il secondo Avvocato ( del primo se ne parla al punto 82 ) che, senza ricevere dal sottoscritto il mandato, né altra forma di autorizzazione a procedere professionalmente – in merito ad una volontà ( mai concretizzata in nessun accordo o richiesta ) di procedere contro l’Amministrazione con un ricorso volto ad ottenere un risarcimento per i danni subiti – comunque avrebbe svolto attività ( per l’appunto mai richieste ) per un importo vicino ai ventimila Euro ( ! ) ed entrambi ( sia il Riggio che il Parenti ) procedendo con un atto di pignoramento nei suoi confronti ( di cui non veniva a conoscenza per gli le situazioni e gli effetti dei provvedimenti di cui nella presente ) a seguito di cui vennero istaurati dall’Amministrazione ( immediati ) procedimenti disciplinari, anche volti ad estrometterlo dalla Polizia di Stato ( ! ).
    ***
    Questo è di fatto l’ennesimo caso in cui, a dispetto di invalidanti condizioni fisiche od inopportune situazioni umane, sono stati instaurati e/o conclusi nei confronti del sottoscritto procedimenti sanitari e/o disciplinari o in tale senso effettuate notifiche e anche durante i periodi festivi o estivi, ovvero quando è praticamente impossibile e nei ristretti/perentori termini ex Lege, reperire un difensore legale ( ! ).
    ***
    102) Che il Dirigente dell’Ufficio di appartenenza del sottoscritto ( Autocentro di Polizia di Roma ) relativamente all’istanza per essere reintegrato in servizio prodotta dallo stesso al Ministero dell’Interno, esprimeva parere contrario (doc. 151);
    103) Che presso la Segreteria del Consiglio Provinciale di Disciplina della Questura di Roma, in data 13/05/2014, per fini di difesa, veniva permesso al sottoscritto di acquisire i documenti inerenti il procedimento disciplinare suddetto (al punto 101) tra cui la relazione conclusiva del F. I. Dr. Armando Guarda datata 09/05/2014 (doc. 142) con la quale lo stesso – asserendola in relazione con una non specificata “intera attività espletata”, trascurando o disattendendo o distorcendo elementi di prova a chiaro ed inequivocabile carattere di decisività favorevole allo stesso – riferiva al Questore di Roma come in modo tale da permettere/agevolare il procedere verso l’irrogazione del suddetto provvedimento di destituzione ( punto 101 ) o comunque di un altro provvedimento punitivo.
    L’A. G. veniva informata di tali fatti;
    104) che ritenendo tale istruttoria irregolare e/o ingiustificatamente avversa, il sottoscritto ne evidenziava gli aspetti anche al Questore di Roma ed al Suo Vicario in quanto Presidente del Consiglio Provinciale di Disciplina della Questura di Roma (doc. 143) presso il quale Ufficio, questo 08/06/2015, lo stesso dovrà sostenere la trattazione orale di cui al relativo procedimento di disciplina volto per la quinta volta a destituirlo dalla Polizia di Stato (punto 101);
    105) che il 15/07/2014, presso il Centro di Neurologia e Psicologia Medica di Roma Castro Pretorio, al sottoscritto vennero fatti acquisire documenti relativi al procedimento di natura psichica precedentemente instaurato sul medesimo ( di cui sopra ai punti 91 e 92, sospeso a seguito del provvedimento di divieto di dimora nel Comune di Roma emesso dall’A. G. G.I.P. del Trib. Ordinario, ad oggi non riattivato ) ed anche qui, preso di questi visione, lasciavano basito il sottoscritto le solite ed evidenti irregolarità volte ad estrometterlo dalla Polizia di Stato, ovvero le “confuse e infondate” letture effettuate da medici psicologi del Centro di Neurologia e Psicologia Medica di Roma Castro Pretorio ( Dott. Antonello Mei e Dott.ssa Petri Cucé ) relativamente a colloqui e test, tra cui di personalità MMPI-2 somministrati allo stesso nelle date 29/4/2013, 4/11/2013 e 15/5/2014, evidenziandosi in queste: incomprensioni e travisamenti nonché falsificazioni e/o manipolazioni e grossolani errori ( ovviamente segnalate ai Vertici gerarchici e denunciate all’A. G. ) E CON IL TUTTO CHE ( come già sopra spiegato ) ANDAVA ANCHE A “CREDIBILIZZARE” LE ACCUSE OPERATE NEI CONFRONTI DEL SOTTOSCRITTO c/o LA QUESTURA DI ROMA SULLA BASE DELLE QUALI E’ STATO FONDATO IL PROC. PENALE CHE LO CHIAMA OGGI A DIFENDERSI DALLE ACCUSE DI STALKING.
    Parte III^ – presso l’ambito privato.
    106) Poco dopo essersi evidenziati i primi fatti di cui alla su descritta anomala situazione lavorativa ( ossia dall’anno 1993 o giù di lì ) anche la vita sociale del sottoscritto iniziò lentamente e senza apparente motivo a desertificare; ciò – stante quanto con evidente preoccupazione riferito/confidato a “mezza bocca” da conoscenti o professionisti di cui lo stesso si è avvalso per alcune delle su descritte vicissitudini – si sarebbe verificato in conseguenza di un persistente comportamento di natura diffamatoria/ingannevole tendente a farlo apparire in modo da sospettarne o al pari di uno squilibrato, posto in essere da personaggi anonimi provvisti però di credenziali ( ! );
    107) da parte sua il sottoscritto – anche in prudente considerazione dei propri precedenti specifici ( seppur artatamente e irregolarmente costruiti nel tempo come si evince dalla sopra stante narrazione ) per non permettere che fossero malgrado tutto avvalorate le relative costruzioni e illazioni sulla sua persona e personalità – solo dopo del tempo trovò il coraggio di sporgere in merito ai fatti denuncia contro ignoti, che ad oggi non risulta essere stata archiviata (doc. 144);

    108) anche in altre circostanze ( sempre di cui all’ambito privato ) il sottoscritto si dovette ben presto rendere conto dell’effettiva esistenza di comportamenti di natura omissiva ed ostacolante o comunque ingiustificabili, per es. rispetto alle normali tempistiche di attesa relativamente al riconoscimento di diritti e spettanze sue e di sua figlia ma volti anche ad ottenere nei suoi confronti una sorta di isolamento ed emarginazione. Anche tali fatti venivano rappresentati alle competenti Autorità a mezzo denunce, che ad oggi non risultano essere state archiviate (doc. 145 e doc. 146).
    RICAPITOLANDO ( casomai non fosse chiaro “il punto” )
    109) EVIDENTE AGIRE VESSATORIO SCATURITO E PERDURATO “A CATENA” PER PIU’ LUSTRI PRESSO AMBITI DELLA QUESTURA DI ROMA VOLTO A CREARE I PRESUPPOSTI PER ESTROMETTERE IL SOTTOSCRITTO DA CONTESTO LAVORATIVO DELLA POLIZIA DI STATO;
    110) NELL’AGOSTO DEL 2008 IL SOTTOSCRITTO ABBANDONA GLI ALLOGGI DI SERVIZIO DELLA QUESTURA DI ROMA PER ANDARE AD ASSISTERE CONTINUATIVAMENTE LA FIGLIA ( rimasta orfana ) PRESSO L’ABITAZIONE OVE COSTEI AVEVA SEMPRE VISSUTO.
    111) ANCHE QUI, BEN PRESTO, SI VERIFICO’ LA STESSA AVVERSA SISTEMATICITA’ DI CUI ALL’AGIRE SOPRA SPIEGATO ( punto 109 ) IN PARTICOLARE PER OPERA DI UN ANOMALO PERSONAGGIO CHE RISPONDE AL NOME DI PASCALE GIUSEPPE ( già su nominato e avanti meglio illuminato, nella parte III ) SUBENTRATO POCO TEMPO DOPO PRESSO IL SOTTOSTANTE QUINTO PIANO ( all’int. 8 );
    112) COSTUI, NEI CONFRONTI DEL QUALE PIU’ DENUNCE QUERELE SONO STATE PRODOTTE DAL SOTTOSCRITTO ALL’A. G. BEN PRIMA DI OGNI SUO IMPULSO ACCUSATORIO, RIESCE A FAR INSTAURARE UN PROCEDIMENTO PENALE PER “GETTO PERICOLOSO DI COSE” DOPO AVER FATTO RIFERIMENTO ( anche ) ALLA QUESTURA DI ROMA;
    113) ANCHE DAL TRIBUNALE PER I MINORENNI DI ROMA FURONO DISPOSTE INDAGINI, EFFETTUATE PERO’ DA ASSISTENTI SOCIALI E PERSONALE DEL N.A.E. ( tutti appartenenti all’ex IV Municipio ) CON SUPERFICIALITA’, MENDACITA’ E/O TRAVISAMENTO, OLTRE CHE CON INGIUSTIFICATA ED AVVERSA TENDENZIOSITA’ ( segnalazioni all’A. G. di tali fatti visibili ai doc. 147 e 148 ) E CON ANCHE DA PARTE DI QUESTI EFFETTUATO RIFERIMENTO A UFFICI DELLA QUESTURA DI ROMA;
    114) DAL P. M. TITOLARE DEL SUDDETTO PROCEDIMENTO PENALE ( di cui al punto 112 ) NE VENNE PERO’ RICHIESTA L’ARCHIVIAZIONE IN PARTICOLARE PER L’INATTENDIBILITA’ RAVVISATA IN FATTI DI ACCUSA ( ! );
    115) IL PASCALE GIUSEPPE ( e considerati clima e presupposti chissà chi altro ) PRODUCE ALLORA ULTERIORI ACCUSE ( tra le più “semplici” da appioppare e difficili da verificare nella loro fondatezza ) COME SE AVESSE NULLA DA PERDERE O SAPESSE DI GODERE DI QUALCHE SORTA DI TUTELA E SUPPORTO, QUESTA VOLTA OPERATE PROPRIO PRESSO UFFICI DELLA QUESTURA DI ROMA CHE SVOLGERA’ ANCHE LE INDAGINI A MEZZO PROPRIO PERSONALE ( ! );
    116) DA TALE “OPERA” ( e come non aspettarselo ) CONSEGUIVA UNA DESCRIZIONE SUL SOTTOSCRITTO, DEI SUOI COMPORTAMENTI DI UOMO E PADRE, CHE NON CORRISPONDE ASSOLUTAMENTE AL VERO ( di cui al Dispositivo dell’A. G. G.I.P. del Tribunale Ordinario di Roma datato 16/07/2014 e visionabile al doc. 149 che la raccoglie/sintetizza ed alla memoria di risposta difensiva del sottoscritto visionabile al doc. 153 )
    comportando
    117) che quindi, nei confronti del sottoscritto, veniva instaurato un secondo procedimento penale presso il Tribunale Ordinario di Roma, per “Stalking” e ottenendosi dal G.I.P. anche un provvedimento che gli vietava di dimorare nel Comune di Roma, notificatogli il 18/07/2014 presso gli Uffici della IV^ Sez. Squadra Mobile della Questura di Roma (doc. 149);
    118) a seguito di ciò, di però ritenuta ingiustificata iniziativa di personale di tal appartenenza ( non avendo La predetta A. G. disposto alcun che in merito ) la figlia del sottoscritto, già colpita dalla vita per la prematura scomparsa della madre, veniva da lui padre ( e unico genitore rimastole ) allontanata e affidata a un eppur riottoso e mal disposto zio materno ( Tabascio Antonio, residente in Roma a Via Erminia Frezzolini civ. 22 );
    119) a seguito del sopradetto provvedimento restrittivo della libertà personale ( di cui al punto 117 ) il 21/7/2014 il sottoscritto veniva sospeso cautelarmente dal servizio nella Polizia di Stato (doc. 150);
    120) quindi – impedito a domiciliare nell’unica abitazione di cui dispone ( di proprietà della figlia ) e a fruire di un alloggio dell’Amministrazione in quanto sospeso dal servizio, con dimezzate, proprio per tale ultimo provvedimento, le possibilità economiche ( in una situazione generale che però ne aumentava le necessità ) – il sottoscritto dovette accamparsi nella propria autovettura in Tivoli Terme ( Rm ) presso la locale Stazione CC.;
    121) che alle ore 6.45 circa della mattinata dell’01/08/2014, per inderogabile ed estrema necessità, il sottoscritto dovette recarsi presso l’abitazione non per dimorarvi ( con riferimento al divieto imposto dall’A.G. G.I.P. ) ma piuttosto per godere di una doccia ( dopo tre giorni trascorsi a bivaccare ed a dormire in auto nel mese di Agosto ) prelevare indumenti personali e medicinali di prima necessità, con l’intenzione di ripartire per Tivoli Terme entro le seguenti ore 7.30;
    122) che poco prima di tale prefissatosi orario però – su chiamata al 113 fatta da Assistenti Sociali dell’ex IV Municipio, presenti presso l’abitazione come se si fossero appostati od a seguito di chiamata e tra i quali vi era la Deborah Maffeo ( già su nominata ) – bussarono alla porta due pattuglie della Polizia di Stato appartenenti alla Questura di Roma che lo accompagnarono invece c/o l’Ufficio di Polizia di zona ( Commissariato “Fidene Serpentara” ) ove veniva denunciato “a piede libero” con seguente inasprimento della suddetta misura restrittiva ( di divieto di dimora nel Comune di Roma ) da parte dell’A. G. G.I.P. del Tribunale Ordinario di Roma;
    123) che la sera del 3/08/2014 il sottoscritto fu perciò arrestato dai Carabinieri di Tivoli Terme ( trovandosi già presso la loro Stazione per incombenze ) e da lì accompagnato al foto segnalamento e di seguito c/o la struttura carceraria di Regina Coeli;
    124) che dopo circa venti lunghi ( 20 ) giorni di tale estrema misura coercitiva, con provvedimento dell’A. G. G.I.P. del 14/08/2014, questa fu “attenuata” con gli arresti domiciliari in Roma;
    125) in tale condizione coercitiva più permissiva il sottoscritto ebbe possibilità di produrre, il 22/9/2014, relativamente ai contenuti del Dispositivo dell’A. G. G.I.P. datato 16/07/2014 (doc. 149) – di cui alle accuse del Pascale Giuseppe e di chi altro era stato “tirato dentro” – una propria memoria difensiva (doc. 153) al P. M. titolare, con cui in particolare esponeva: impossibilità materiali a commettere i fatti ( a ipotizzarne una volontà ) contraddizioni, evidenti o accertabili travisamenti e mendacità; frangenti di accusa inaccertabili ed una come “forzata e innaturale insistenza miratamente allarmista” ( volta probabilmente a “responsabilizzare” per ottenere un primo provvedimento “apripista” ) nel segnalarlo con precedenti psichiatrici ( però “costruiti” nel tempo come chiaramente si evince dalla presente documentata narrazione ) nonché detentore di un arma ( però proprio perché appartenente alla Polizia di Stato ).
    ***
    Si precisa
    che tale terminologia ( “tirato dentro” ) è stata usata dal sig. Tabascio Antonio ( zio materno della minore Mirella Greta Silvestro ) in una rara circostanza di confidenza con il sottoscritto ( mentre si era all’interno della sua autovettura parcheggiata innanzi all’abitazione di Via A. Genina civ. 10 ) temporalmente seguente le indagini ( relative all’attuale procedimento penale per “Stalking” ) svolte presso la Questura di Roma, riferendosi alla moglie Sandra Crainich ( Agente della Polizia di Roma Capitale ) ed al suo coinvolgimento proprio c/o tali Uffici.
    ***
    126) Con detta memoria difensiva (doc. 153) il sottoscritto esponeva al P. M. anche di avere indicato e denunciato il Pascale Giuseppe per i danni subiti ad opera del medesimo e/o di suoi conoscenti, come anche per ingiurie e minacce ( proferite verbalmente e per iscritto di pugno ) in particolare presso i CC. di Roma Talenti ed alla Procura della Repubblica ( anche in data 10/4/2012, prot. 041268 – di cui al doc. 157 ) prima di ogni impulso di accusa dello stesso;
    27) ancora informando il P. M. ( e precedentemente il G.U.P. nell’Udienza di garanzia ) che proprio presso Uffici della Questura di Roma – ove, appunto, sono state operate le dichiarazioni accusatorie e le relative indagini su cui è stato fondato l’attuale proc. penale per “Stalking” – ebbe a subire quanto di cui alla sopra stante narrazione e che proprio in merito a tali fatti dovette sporgere ( ennesima ) denuncia facendo conseguentemente instaurare il procedimento penale 19378/2014B.

  4. parte III^

    ebbe modo di accertare sulla medesima: “… una certa ansia rispetto ai distacchi ed all’imprevedibilità delle presenza od assenza delle persone …”;
    59) che oltretutto il sottoscritto rischiò anche di non riuscire a produrle tali deduzioni difensive nel termine ultimo, essendo stato più volte bloccato o rallentato da inusitate ostative e procedure frapposte da colleghi e superiori gerarchici come volte a far decorrere i termini ( perentori ) di presentazione della medesima e in fine accettate da un ennesimo di questi ( ! ).
    Per tali strani fatti il sottoscritto riteneva di relazionarsi con i propri Vertici gerarchici producendo loro un atto di relazione (doc. 76) che però, di fatto e come già si era verificato, non venne degnato di riscontro;
    60) che il suddetto procedimento di trasferimento di ufficio d’autorità, anche parecchio protratto oltre il termine ultimo ex Lege ( ! ) veniva concluso con la notifica al sottoscritto di un provvedimento del Capo della Polizia datato 15/03/2006 (doc. 77) con cui lo si trasferiva presso l’Ufficio della Polizia di Frontiera Marittima di Civitavecchia in tal senso motivando con: due propri decreti ( di destituzione e cessazione del servizio ) annullati dal T.A.R. Lazio con Sentenze passate in giudicato; altri due propri decreti però favorevoli al sottoscritto poiché emessi, in ottemperanza a dette Sentenze, per disporne la riammissione in servizio; una nota con la quale si dichiarava che “a seguito della favorevole dichiarazione di idoneità al servizio emessa sul sottoscritto dalla preposta Commissione medica, il Questore di Roma aveva ravvisato opportunità di allontanarlo dall’Ufficio ( come se un favorevole giudizio di idoneità al servizio fosse motivo di allontanarlo dall’ufficio ); l’esposizione di vicissitudini lavorative pregresse e ininfluenti rispetto alla fattispecie del trasferimento di Ufficio d’autorità ed altre ulteriori in merito alle quali non era mai stata accertata la sua colpevolezza ( e proprio perché inesistente ) o altre ancora che venivano riportate con gravi inesattezze o addirittura prive di una precisa e specifica indicazione di quale fosse il fatto, oggettivamente accertato ed eventualmente valutato a suo carico; con anche conclusioni, in merito a recidiva e gravità dei fatti, errate ed abnormi.
    Tale provvedimento fu notificato al sottoscritto il 18/4/2006 con decorrenza 19/4/2006. Avverso vi veniva prodotto ricorso al T.A.R. del Lazio per opera dell’Avv. Alessandro Ongaro, però poco prima che ritenesse di rimettere il mandato come infatti lo rimetteva ( ! );
    61) che in merito a tale genere di provvedimenti la Giurisprudenza ( Cons. di Stato, Sentenza n. 2824 del 10/02/2009) si è come segue espressa: “… la natura ampiamente discrezionale dell’atto cui si collega l’allontanamento dall’ufficio impone all’Amministrazione adeguata e congrua motivazione sulla esistenza oggettiva dei fatti impeditivi della permanenza in sede, sul nocumento che si riflette sulla funzionalità ed il prestigio dell’ufficio, sul nesso di correlazione fra la situazione di grave conflittualità e la condotta tenuta dal dipendente.”.
    Adeguata e congrua motivazione che nel caso del sottoscritto non venne per null’affatto fornita proprio perché inesistente;
    62) che medio tempore, in data 15/02/2006 fu notificata al sottoscritto un ulteriore lettera di contestazione di addebiti, questa del Funzionario della Questura di Roma Dr. Erminio Massimo Fiore, con contestuale avvio di un ( ennesimo ) procedimento disciplinare ai sensi dell’Art. 19, del D.P.R. 737/1981 ( sospensione o destituzione ) (doc. 78) questa volta accusandolo: a) di avere anonimamente spedito un plico al Questore di Roma e di averne disconosciuto la paternità innanzi a due superiori gerarchici in due distinte circostanze; b) di aver tenuto una persistente riprovevole condotta dopo che erano stati adottati altri provvedimenti disciplinari ( accusa ictu – oculi posto che il T.A.R. Lazio aveva annullato gli ultimi provvedimenti disciplinari, di destituzione e cessazione del servizio, facendo risultare più recente quello, comunque ininfluente, risalente a ben sette 7 anni addietro – di cui sopra al punto 24 );
    63) che in merito a tali accuse il sottoscritto produceva le proprie deduzioni difensive (doc. 79) in queste esponendo anche fatti e procedure palesemente fuori dalla regola e sulla base delle quali era stato instaurato il procedimento disciplinare ( ! ) tra cui in particolare:
    a) che con la lettera del 09/11/2005 dell’Uff. del Personale della Questura di Roma a firma del di lì Dirigente Dr.ssa Agnese Cedrone, venne richiesto quanto testé segue: “… di fare produrre una relazione di servizio da coloro che manualmente hanno compiuto tale operazione, dalla quale si evinca la corrispondenza tra la busta e il contenuto …” (doc. 80) ovvero richiedendo di fare riferire i fatti non per come realmente si erano verificati ma bensì in modo tale da consentire di formulare e sostenere le accuse nei confronti del sottoscritto ( ! );
    b) con lettera datata 08/11/2005 dell’Ufficio di Disciplina della Questura di Roma a firma del Dirigente Dr. Mauro Frisciotti, indirizzata al Gabinetto di Polizia Scientifica della Questura di Roma, nel chiedere il raffronto tra un foglio notizie in precedenza compilato dal sottoscritto e la calligrafia apposta sopra la busta (di cui sopra al punto a) venne dichiarato nei confronti dello stesso quanto segue: “… l’ipotizzato mittente del plico indirizzato al Signor Questore, contenente numerosi atti riservati afferenti allo stesso, interpellato personalmente ne ha oggi disconosciuto la paternità” (doc. 81) dando così a intendere per avvenuto un fatto che in realtà non si era mai verificato ( ! ).
    In merito a tale fatto e ad altri il sottoscritto sporgeva denuncia all’A. G.;
    c) con altra lettera del Dirigente dell’Ufficio del Personale della Questura di Roma ( sempre la Dr.ssa Agnese Cedrone ) questa del 12/12/2005, dalla stessa prodotta come nel tentativo di riparare l’affermazione incautamente e infondatamente accusatoria del collega Dott. Mauro Frisciotti ( punto b ) fu chiesto di fare redigere al sottoscritto: “… un apposita dichiarazione nella quale confermi di disconoscere la paternità del plico.” (doc. 82).
    A seguito di tale richiesta ( temporalmente seguente la denuncia sporta dal sottoscritto all’A. G. e di cui sopra al punto b ) il sottoscritto veniva quindi convocato dal proprio Dirigente Dr. Parisi Domenico e sommariamente reso edotto della stessa per poi essere, decisamente, invitato a produrre relazione di servizio, che, ovviamente, gli venne prodotta (doc. 83) però ribadendo di non avere inviato nessun plico al Questore di Roma e null’altro di più ( ! );
    64) che successivamente il Dr. Erminio Massimo Fiore concluse le proprie indagini e ne riferiva al Questore di Roma con la relazione del 06/04/2006, però con presumibile ingiustificata avversa tendenziosità e senza produrre in questa neanche accenno agli incredibili fatti che avevano caratterizzato il procedimento seppur allo stesso chiaramente esposti (doc. 84).
    Da qui il sottoscritto rimaneva in attesa della convocazione per effettuare la relativa trattazione orale innanzi al Consiglio Provinciale di Disciplina della Questura di Roma;
    65) che medio tempore con decorrenza 20/04/2006 il Dirigente dell’Ufficio di Polizia di Frontiera Marittima di Civitavecchia accordava al sottoscritto venti ( 20 ) giorni di Congedo Straordinario Speciale ai sensi dell’Art. 15, della Legge 395 del 1995 (doc. 85) che dal medeimo venivano utilizzati per organizzarsi in merito al suddetto trasferimento di ufficio d’autorità ( punto 60 ) nonché familiarmente con la propria figlia residente a Belgrado Serbia ( ex Jugoslavia ) ed ivi infatti recandosi.
    Ebbene, proprio mentre si trovava in tale città balcanica il sottoscritto fu contattato dalla madre la quale, in evidente stato di preoccupazione, lo mise a conoscenza di due poliziotti ( appartenenti al Comm. di Fratta Maggiore della Questura di Napoli ) che si sarebbero recati presso l’abitazione di costei ( situata nel vicino paese di Arzano ) per effettuare una notifica disciplinare che lo riguardava.
    Lì, tali poliziotti, da costei messi a conoscenza della sua assenza per i sopra spiegati motivi di Congedo Straordinario e dietro loro insistenza anche della propria ignoranza scolastica ( avendole richiesto di ricevere lei la notifica ) sarebbero allora riusciti ad effettuarla, comunque, al marito di lei ( nato nel 1933 e padre del sottoscritto ) pur essendo evidentissimo il suo grave stato di salute ( tra cui arteriosclerosi cerebrale e diabete con annessa parziale cecità ) finanche giudicato terminale dai medici dell’Ospedale Cardarelli di Napoli ( di cui relativa certificazione medica visibile al doc. 86 ).
    Per tali motivi il sottoscritto produceva in data 12/5/2006 una relazione che indirizzava ai propri Vertici per rappresentare tale fatto ed ottenere, quanto meno, chiarimenti (doc. 86) ed anche questa che però veniva lasciata senza riscontro ( ! );
    66) che il 10/05/2006 veniva notificato al sottoscritto di doversi presentare alle ore 09.00 del 05/05/2006 presso il Consiglio Provinciale di Disciplina della Questura di Roma per lì effettuare la trattazione orale di cui al sopra specificato procedimento disciplinare istruito dal Dottor Erminio Massimo Fiore (doc. 87).
    Così disponendo però, il sottoscritto avrebbe dovuto espletare la trattazione orale in una giornata già trascorsa ( ! ).
    Con ulteriore notifica successiva nella stessa giornata e quindi ancora datata 10/05/2006, gli veniva invece comunicato di presentarsi presso il Consiglio Provinciale di Disciplina alle ore 9.00 del giorno 16/05/2006 (doc. 88);
    67) che proprio in tale stessa data del 16/5/2006 il sottoscritto dovette però comunicare a personale di Segreteria dell’anzidetto C. P. D. di essere di fatto impossibilitato ad ivi presentarsi per problematiche di salute e che pertanto si sarebbe recato presso la vicina Sala Medica della Caserma di Via Statilia.
    Ebbene, proprio mentre il sottoscritto veniva lì assistito sopraggiunse il Dr. Claudio Cacace ( Segretario c/o il Consiglio Provinciale di Disciplina della Questura di Roma ) il quale, senza ritenere di usare l’opportuna delicatezza di attendere successivi e più idonei momenti, ivi notificava al medesimo il posticipo della trattazione orale al 29/5/2006 (doc. 89);
    68) che il sottoscritto ottemperava presentandosi con puntualità presso tale sede di giudizio ma lì, dopo circa una ( 1 ) ora di attesa ( e gli andò di lusso ) con notifica effettuata dal Segretario Dr.ssa Ornella De Santis la trattazione orale veniva però posticipata all’08/06/2006 (doc. 90).
    In tale ultima data la trattazione orale veniva effettuata. Seguiva proposta di infliggere al sottoscritto una pena pecuniaria, accolta dal Capo della Polizia con Decreto del 24/07/2006 (doc. 91).
    Avverso tale provvedimento il sottoscritto ricorreva al T.A.R. Lazio;
    69) che successivamente, in data 23/09/2006, accusando dolori nella parte bassa della schiena, il sottoscritto doveva recarsi presso la Sala Medica della Caserma Statilia ove gli veniva diagnosticata: “Lombalgia in soggetto con discopatia L 4 – L 5” con prognosi di tre ( 3 ) giorni.
    Il sottoscritto avvisava quindi chi di competenza dell’Uff. di appartenenza della propria difficoltà a presentarsi in servizio, in tale senso informandolo della suddetta diagnosi e prognosi e che si sarebbe recato presso il domicilio dei propri genitori ad Arzano ( Na ) per ivi trascorrere il periodo di prognosi e cura.
    Decorso tale periodo di prognosi ma accusando il sottoscritto ancora dolore, il 26/09/2006 avvertiva chi di competenza del proprio Uff. di appartenenza che si sarebbe recato presso la Sala Medica della vicina Questura di Napoli ( stando da quelle parti, dai propri genitori ) per ottenere eventuale ulteriore terapia e giorni di riposo ( o prognosi ).
    In tale sede però, il Medico Dr. Festa Giuseppe – seppur il sottoscritto ebbe ad esporgli di forti dolori nella zona lombare e della diagnosi emessa nella precedente Sala Medica Statilia ( proprio in merito a quel malessere, di cui a tre paragrafi sopra ) come anche di un attinente patologia riscontrata dai Sanitari del C.M.O. di Roma Cecchignola (doc. 92) – ostinatamente lo volle comunque giudicare idoneo al servizio ed ovviamente a decorrere da quello stesso giorno del 26/09/2006 (doc. 93).
    Ebbene, non avendo il sottoscritto ottenuto neanche una terapia atta a lenire il dolore, non appena uscì dalla Sala Medica dovette recarsi presso il Pronto Soccorso dell’A. S. L. Napoli 1, Reg. Campania, Presidio Ospedaliero “San Giovanni Bosco” ove, dal Dirigente Medico Dr. Scalera Giuseppe, gli venne diagnosticata: “Lombosciatalgia acuta” con una prognosi di due ( 2 ) giorni e prescritta una terapia con il “Niflam” da effettuare via intramuscolo per sei ( 6 ) giorni (doc. 94).
    Ottenuta ( finalmente ) la terapia lenitiva il sottoscritto riteneva però di non fruire dei due giorni di prognosi per non rischiare di creare ( suo malgrado e come se non bastassero quelle già esistenti ) ulteriori situazioni lavorative “difficili” e pertanto da Napoli si mise in viaggio alla volta di Civitavecchia per lì prendere servizio con turno 19.00/24.00;
    70) essendo come detto stato trasferito d’autorità presso il suddetto Ufficio di Polizia di Frontiera di Civitavecchia e perciò costretto a viaggiarvi da/per Roma frequentemente ( per incidere quanto meno possibile il rapporto con la propria figlia di sei anni di età ) e con il treno ( in quanto il regionale era/è gratuito per gli appartenenti alla Polizia di Stato, per non aggravare la già precaria situazione economica ) peraltro preferendo viaggiare in leggerezza non portando al seguito la divisa e l’arma ( lasciando tutto presso l’Ufficio ) il sottoscritto produceva quindi istanza per farsi assegnare un armadietto ed un cassettino blindato (doc. 95).
    Ebbene la risposta del Dirigente dell’Ufficio, peraltro comunicatagli solo il mese successivo, fu decisamente negativa (doc. 96);
    71) che nel periodo in cui è appartenuto a tal Ufficio di Polizia di Frontiera ( circa due anni ) tra un turno di servizio e l’altro dei seguenti: 19.00/24.00, 13.00/19.00, 7.00/13.00 e nella stessa giornata 24.00/07.00 ( tale turnazione denominata “in quinta” ) per dormire o riposare il sottoscritto si arrangiava giacendo su di una branda da campeggio, ove possibile ( spogliatoio, locale doccia o un ufficio benevolmente o distrattamente lasciato aperto ) poiché, a dire del di lì Dirigente ( persona che al di la di tutto ritengo meravigliosa ) già usufruendo di un alloggio presso la Caserma “Massaua” in Roma ( che lo stesso però non poteva abbandonare per mantenersi un punto di appoggio quando si recava a incontrare la figlia ) non era possibile assegnargliene un secondo e neanche informalmente come solo appoggio per la notte.
    Tale anomala situazione era perfettamente risaputa in quell’Ufficio;
    72) con lettera di avviso di recupero credito datata 15/01/2008, notificata al sottoscritto p. p. v. la mattina del 21/01/2008 – ovvero tre ( 3 ) giorni prima dell’accredito del suo stipendio ( ! ) quindi senza dargli tempo di correre “ai ripari” pur ben sapendo che lo stesso non poteva ( allora come ora ) contare su altre fonti di reddito e con due figlie a cui dover badare – chi dell’Ufficio Amministrativo Contabile della Questura di Roma lo rendeva edotto di un conguaglio a debito pari a Euro 1.568,08 ( relativo al 2007 ) che sarebbe stato recuperato per il 50% dallo stipendio del seguente mese di Gennaio e per l’altro restante 50% dallo stipendio del mese seguente di Febbraio (doc. 97).
    Così disponendo il sottoscritto fu obbligato a gestire la propria economia di fabbisogno familiare ( e già esistendo situazioni debitorie scaturite proprio dagli effetti delle vicende esposte con la presente ) con metà dello stipendio per due ( 2 ) mesi;
    73) che però al contrario, dopo che i propri ricorsi al T.A.R. Lazio ( prodotti avverso detti estremi provvedimenti disciplinari di destituzione e cessazione del servizio ) erano stati giudicati fondati e accolti, per ottenere l’attribuzione degli stipendi arretrati ( con interessi e rivalutazione ) il sottoscritto dovette attendere parecchio tempo per infine, pressato anche dalla necessità, arrivare a ri-chiederli e con perentorietà (doc. 98) ma ciò nonostante ancora attendere per poi infine vederseli attribuire, sì, ma in due tranche e con “il conteggio” effettuato senza però prima aggiornargli il grado da Agente Scelto a quello superiore di Assistente Capo (doc. 99).
    Di fatto fu un bel risparmio ( ! ).
    Vero che il sottoscritto avrebbe potuto ricorrere al T.A.R. Lazio avverso tale modo di calcolargli le spettanze, ma preferì lasciar correre sia per questioni di quieto vivere ( essendo stato da poco riammesso ) che di dispendiosità e difficoltà, regolarmente accadendo che tale genere di provvedimenti ( anche numerosi e incalzanti ) venivano quasi sempre instaurati e/o fatti concludere nei periodi feriali e/o di festività, ovvero quando è di fatto complicato o del tutto improbabile reperire un difensore legale ( ! ).
    ***
    Del resto, come si intuirà dalla lettura della presente, troppi ne avrebbero dovuti essere prodotti dal sottoscritto di ricorsi gerarchici od al T.A.R. Lazio ed atti d’impugnazione varia ( ! ).
    Letteralmente impossibile, oltretutto da solo e nelle precarie condizioni economiche in cui è stato accompagnato ( ! ).
    ***
    74) Che il sottoscritto, dopo circa due ( 2 ) anni di servizio espletati presso il suddetto Ufficio della Polizia di Frontiera di Civitavecchia, ivi costretto a dormire o riposare come uno sfollato ( per i motivi spiegati su al punto 71 ) produceva, il 03/02/2008, istanza di trasferimento a Roma per gravi motivi familiari (doc. 100) essendo che la madre della propria seconda figlia Mirella Greta era stata colpita dal male denominato Leucemia e perciò di frequente ricoverata per sottoporsi a estenuanti chemioterapie con quindi con seguente ( estrema ) difficoltà ad assistere la di entrambi figlia.
    Pazientemente attesi circa quattro ( 4 ) mesi senza ricevere riscontro in merito a tale istanza, il 23/05/2008 il sottoscritto ne produceva un altra per tentare, almeno, di farsi avvicinare a Roma ed indicando in tale senso l’Ufficio della Polizia di Frontiera dell’Aeroporto “Leonardo da Vinci” di Roma Fiumicino pensandolo di più facile concessione poiché anche questo appartenente alla V^ Zona Polizia di Frontiera come per il suddetto Ufficio di Civitavecchia, ovvero non necessitante di particolari iter di istanza ed approvazione.
    In data 13/7/2008, dopo ulteriore vana attesa di un riscontro e quindi ancora impossibilitato a fornire come avrebbe voluto/dovuto assistenza alla propria famiglia, si verificava l’improvviso decesso della compagna ( e madre della propria suddetta figlia, allora di otto anni di età ) e quattro giorni dopo, ovvero in data 17/7/2008, ebbene sì soltanto allora, il sottoscritto veniva aggregato presso l’Ufficio Sicurezza della Polizia di Frontiera Aerea di Roma – Fiumicino.
    Una mera coincidenza ( ?! ).
    ***
    OLTRE AD AVERE IGNORATO PER MESI I PROBLEMI FAMILIARI DEL SOTTOSCRITTO ( rappresentati con le due suddette istanze ) GLI SI VENNE INCONTRO SOLO A SEGUITO DELL’INFAUSTO EVENTO ( il decesso della compagna ) E PARZIALMENTE, NON DETERMINANDO INFATTI IL SUO TRASFERIMENTO A ROMA MA SOLTANTO IL SUO AVVICINAMENTO ( ! ) E COSI’ COMUNQUE OSTACOLANDOLO NEL SUO DIRITTO E DOVERE DI PADRE DI ASSISTERE LA FIGLIA ( ! ).
    ***
    75) che a seguito di tali gravi accadimenti familiari il sottoscritto prese con se la propria figlia Mirella Greta, chiedendo, non appena giunto presso tale Ufficio di Polizia di Frontiera Aerea, l’autorizzazione ad effettuare soltanto turni di servizio con orario agevolato 09.00/15.00 in modo tale da essere in condizione di poterla assistere con continuità (doc. 101).
    Ebbene tale turnazione agevolata veniva sì concessa ma dopo settimane di attesa e confidandogli, in merito alla lamentata eccessiva tempistica di attesa per una risposta, di remore ( però alquanto fuori luogo ) relative al ritenuto “problema” che concedendola al sottoscritto avrebbero creato un precedente di ufficio tale da dare modo ad altri, con stesse o similari problematiche, di avanzare richieste dello stesso genere.
    Meglio non commentare ( ! );
    ***
    A QUESTO CRONOLOGICO PUNTO DEL MESE DI AGOSTO 2008, A SEGUITO DEI SOPRADETTI INFAUSTI EVENTI, IL SOTTOSCRITTO ABBANDONA GLI AMBITI ALLOGGIATIVI DELLA QUESTURA DI ROMA PER ANDARE AD ASSISTERE LA PROPRIA FIGLIA PRESSO L’ABITAZIONE OVE COSTEI AVEVA SEMPRE VISSUTO ( situata in Via Augusto Genina civ. 10 );
    QUI BEN PRESTO NASCONO NEI CONFRONTI DEL SOTTOSCRITTO IL MEDESIMO GENERE DI PROBLEMATICHE ( sistematiche molestie e provocazioni ) INCONTRATE PRESSO GLI AMBITI ALLOGGIATIVI E LAVORATIVI DELLA QUESTURA DI ROMA, PRINCIPALMENTE PER AGIRE DI UN ANOMALO SOGGETTO SINGLE CHE RISPONDE AL NOME DI PASCALE GIUSEPPE
    E CON SEGUENTI ACCUSE ( però di assoluta mendacità o travisamento dei fatti ) DALLO STESSO PRODOTTE A RAFFICA COME SE AVESSE NULLA DA PERDERE O SAPESSE DI GODERE DI QUALCHE FORMA DI TUTELA E SUPPORTO, AD OGNI AUTORITA’ E ISTITUZIONE DEL PAESE E SOPRATTUTTO ALLA QUESTURA DI ROMA (doc. 166) A CUI LO STESSO FARA’ PIU’ VOLTE RIFERIMENTO;
    A SEGUITO DI TALE “ABBONDANZA” ACCUSATORIA VENIVANO SUBITO IRROGATI NEI CONFRONTI DEL SOTTOSCRITTO TUTTI I POSSIBILI PROVVEDIMENTI DI NATURA PUNITIVA E SANITARIA, DALLA SUA AMMINISTRAZIONE DI APPARTENENZA ( ciecamente e sordamente da ogni forma di pur fondata difesa, di cui ai sottostanti punti 91 e 96 ) E SOTTOPOSTO AD INDAGINE SIA DAL TRIB. ORDINARIO CON L’ACCUSA DI “GETTO PERICOLOSO DI COSE” E SIA DAL TRIB. PER I MINORENNI A OPERA ( probabilmente non solo ) DI ASSISTENTI SOCIALI E PERSONALE DEL N.A.E. DELL’EX IV° MUNICIPIO DEL COMUNE DI ROMA;
    CHE DEL PROCEDIMENTO PENALE INSTAURATO PRESSO IL TRIB. ORDINARIO VENIVA PERO’ CHIESTA L’ARCHIVIAZIONE DAL P. M. TITOLARE PER L’INATTENDIBILITA’ RISCONTRATA NEI FATTI DI ACCUSA;
    SI PREANNUNCIAVA QUINDI UN ALTRO “FLOP” E DI PESSIMA NATURA PER LE CONSEGUENZE CHE AVREBBE PORTATO ALLA LUCE DEI PROVVEDIMENTI GIA’ PRESI A GOGO NEI CONFRONTI DEL SOTTOSCRITTO E DEL VEDERSI ANCOR SFUGGIRE IL TANTO PERSEGUITO TRAGUARDO DI ESTROMETTERLO DALLA POLIZIA DI STATO SU DI UN EVENTUALE SENTENZA DI COLPEVOLEZZA ( ! );
    CHE IL PASCALE GIUSEPPE FECE NUOVAMENTE RIFERIMENTO ALLA QUESTURA DI ROMA OVE, CON PERSONALE ESPERTO DEL MESTIERE APPARTENENTE ALLA IV SEZIONE SQUADRA MOBILE, VENNERO OPERATE ALTRE GRAVI ACCUSE NEI CONFRONTI DEL SOTTOSCRITTO,
    DI FATTO DIPINGENDOLO QUALE AUTORE DI AZIONI CRIMINOSE E PSICOPATOLOGICHE CON ACCUSE ED EVIDENTISSIME CONTRO ACCUSE VOLTE A “SMONTARE” E/O A RENDERE INATTENDIBILE: QUANTO PRECEDENTEMENTE PRODOTTO NEI CONFRONTI DEL
    PASCALE E ALTRI CONDOMINI; QUANTO DI ATTO A DIMOSTRARE O SOSTENERE LA SUA ESTRANEITA’ ALLE ACCUSE; IL SUO UNICO TESTIMONE ( la figlia );
    MA PROBABILMENTE IL TUTTO ERA STATO REPUTATO ANCORA INSUFFICIENTE A “GARANTIRE” IL PROVVEDIMENTO APRIPISTA DA PARTE DELL’A. G. ( ! )
    ECCO ALLORA CHE A UNA TALE COSTRUZIONE ACCUSATORIA E CONTRO ACCUSATORIA ANDAVANO A COINCIDERE – IN SENSO TEMPORALE E DA UN ITER PRECEDENTEMENTE SCATURITO DA ASSURDE ILLEGITTIMITA’ (punti 91 e 92) – PARERI MEDICI SULLO STATO PSICHICO DEL SOTTOSCRITTO ( formulati c/o ambiti Polizia di Stato, Centro di Neurologia e Psicologia Medica di Roma Castro Pretorio ) CHE DI FATTO ANDARONO A SOSTENERNE LA CREDIBILITA’ ( ma in merito a cui però lo stesso ne dovette segnalare ai superiori gerarchici ed all’A. G. l’origine di mendacità e/o manipolazione e grossolana erroneità )
    CONTENUTI IN “ATTI” DI MEDICI PSICOLOGI DELLA POLIZIA DI STATO ( il Dr. Antonello Mei e la Dr.ssa Petri Cucé ) CHE, OLTRETUTTO, ANDARONO A “BOLLARE” LA SITUAZIONE LAVORATIVA SUBITA E TOLLERATA DALLO STESSO PER LUSTRI ( di cui alla sopra e sotto stante narrazione ) RAZIONALMENTE ESPOSTAGLI SU LORO STESSA E PIU’ VOLTE INSISTENTEMENTE FORMULATA RICHIESTA, COME DENOTANTE MANIE DI PERSECUZIONE, OVVERO CIECAMENTE E SORDAMENTE RESPINGENDO L’EPPUR EVIDENTE REALTA’ ( ! ).
    ***
    76) Che il 13/09/2008 il sottoscritto produceva al Ministero dell’Interno un altra istanza volta ad ottenere il proprio trasferimento a Roma, motivandola con i suddetti infausti accadimenti familiari (doc. 104).
    Ebbene in merito a questa come anche a quella precedente del 03/02/2008 (di cui sopra al punto 74) pur avendovi chiaramente esposto della necessità di una minore orfana di madre di essere assistita dal padre e unico genitore rimastole, a mezzo di lettera datata 6/11/2008 il sottoscritto ricevette risposta negativa (doc. 105);
    77) che successivamente, a seguito di perentorio avviso verbale formulato dal Dr. Pacioni ( allora responsabile dell’Ufficio Sicurezza dell’Aeroporto Leonardo Da Vinci, ove il sottoscritto prestava il servizio ) con decorrenza dall’1/3/2009 al sottoscritto veniva oltretutto sospeso il turno agevolato che precedentemente gli era stato concesso con seguenti intuibili problematiche relative alla gestione degli impegni della figlia ( essendone unicamente lui medesimo a occuparsene ) e riferendogli in merito che questo sarebbe stato riattivato solo dietro presentazione di una nuova istanza eppure ovviamente sapendo che, nella sostanza, questa sarebbe stata praticamente identica alla precedente ( entrambe visionabili ai doc. 102 e 103 ) non potendo mutare il suo stato di lutto familiare ed attinente necessità di assistere la figlia minore continuativamente.
    A tal punto arrivati i propri superiori gerarchici, il sottoscritto ritenne allora di fare riferimento al Reggente la V^ Zona di Polizia di Frontiera Dr. Capelli il quale, comprensivamente, disponeva la sua aggregazione presso l’Ufficio di Polizia di Frontiera dell’Aeroporto di Roma – Urbe (doc. 106);
    78) che presso tale ufficio, fatto trascorrere un congruo periodo di tempo per non rischiare di farsi vedere dai colleghi come un para problemi per scansar fatiche, il sottoscritto chiedeva di non essere impiegato di servizio con turni 19.00/24.00 ed a tale fine ri-spiegando ( ancora e quindi con buona pace per le opportune comunicazioni che dovrebbero intercorrere relativamente alle particolari situazioni familiari coinvolgenti il personale ) di essere gravato da compiti di assistenza alla figlia minore orfana.
    Tale istanza trovò in fine accoglimento ( però dopo più settimane di attesa ) per poi esser incomprensibilmente revocata a seguito di ulteriore preavviso verbale, questo formulato dal responsabile dell’Uff. di Polizia di Frontiera dell’Aeroporto dell’Urbe ( Ispettore Capo Tutone Fabrizio ) fino a quando, ri-coordinando tali proprie necessità, il sottoscritto si fece nuovamente sotto per questa volta chiedere di effettuare turnazioni fisse con orario 8.00/14.00 ( unico agevolante orario autorizzabile presso tale Ufficio )
    ed infine anche questa accolta sì, ma dopo come “epidemicamente” diffuse chiacchiere relative a un rigetto della stessa e successivamente ( dopo il suo accoglimento ) con puntuali cicchetti del di lì responsabile innanzi al seppur minimo ritardo e anche se comportato da imprevisti/imprevedibilità relative all’accompagnamento di tale figlia alla scuola dell’obbligo, pur preavvisati/te al fine di non creare eventuali disservizi e regolarmente recuperandolo a fine turno ( ! );
    79) che il 9/03/2009 il sottoscritto sporgeva denuncia – querela alla Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Roma e del resto, innanzi a tali avverse attenzioni e un effettivamente inesistente o ben poco concreto aiuto sindacale, in quale altro modo meno fastidioso avrebbe potuto tentare di tutelare i propri diritti ( ? );
    80) che soltanto allora o forse per coincidenza temporale, con i movimenti di personale del 5/5/2010 il sottoscritto fu trasferito a Roma presso l’Ispettorato di P. S. Vaticano, ma anche qui, malgrado ogni corretto ed osservante agire, ben presto dovette subire illegittimi e/o pretestuosi provvedimenti anche ( ed ancora ) ostacolanti i propri diritti e doveri di padre e Legge
    ciò nonostante avesse anche formalmente informato il Dirigente dell’Ufficio della propria anomala situazione lavorativa con un atto del 26/11/2010 per i doverosi interventi che a tutela non solo della sua salute ed integrità morale avrebbero dovuto quindi essere posti in essere
    ed ai punti sotto specificandone alcuni;
    81) che con notifica del 4/5/2011 fu instaurato nei confronti del sottoscritto un procedimento disciplinare (doc. 107) accusato di non essersi presentato in ufficio alle ore 06.00 ( per espletare un servizio con orario 06.00/12.00 ) ma bensì alle ore 08.00 ( per infatti espletare un turno di servizio con orario 8.00/1400 come previsto dalla programmazione settimanale dell’ufficio a firma dal Vice Dirigente Dr. Di Blasio ).
    Il sottoscritto doveva quindi produrre nuove deduzioni difensive (doc. 108) con cui, in particolare, espose di non essere stato avvertito da chi di dovere dell’effettuata variazione di due ore dell’orario di servizio originariamente previsto ( come stabilisce l’Art. 7 A.N.Q. Polizia di Stato ) che oltretutto ( si ritiene ) neanche avrebbe dovuto esservi, essendo stata tale turnazione fissa agevolata 8.00/14.00 autorizzata senza eccezioni con un provvedimento del Dirigente dell’Ufficio ( per le note necessità familiari )
    senza considerare inoltre che circa quindici minuti dopo aver preso servizio ( ovvero intorno alle ore 8.15 ) il sottoscritto si era sentito male al punto da doversi recare presso il vicino P. S. Ospedaliero ove venne emesso nei suoi confronti il seguente provv. medico legale: “Lombosciatalgia acuta destra, difficoltà alla deambulazione, contrattura muscoli lombari con dolore alla digitopressione” e praticata terapia intramuscolo con il farmaco “Toradol” e stabilendo per mere questioni burocratiche, pur essendo di diverso avviso, un ( 1 ) solo giorno di prognosi (doc. 109).
    Risultando perciò per la seconda volta ( di cui su al punto 16 ) che il giorno in cui gli viene contestata una ( presunta ) mancanza coincida con l’inizio di un periodo di convalescenza con diagnosi di invalidità ( sic ).
    Nonostante tutto le deduzioni difensive del sottoscritto (doc. 108) vennero respinte con provvedimento del Dirigente dell’Ufficio (doc. 110) avverso il quale il sottoscritto produceva ricorso al Capo della Polizia (doc. 111) anche respinto (doc. 112);
    82) che solo pochi mesi dopo il Dirigente Aiello faceva instaurare anche un secondo procedimento disciplinare nei confronti del sottoscritto ai sensi Art. 4, commi 4 e 18, D.P.R. 737/1981, accusandolo di non avere onorato debiti (doc. 113).
    Il sottoscritto produceva allora le proprie deduzioni difensive con le quali, in particolare, premetteva che alla base della propria situazione debitoria vi erano più provvedimenti ( evidentemente pretestuosi ed illegittimi ) adottati nei suoi confronti dall’Amministrazione, nonché di non avere avuto notizie di problematiche, dalla propria Ag. Bancaria Unicredit presso cui facevano capo le richieste ( mensili ) di pagamento ed ancora, di fiducia mal riposta in un Avvocato ( Luigi Parenti ) a cui lo stesso non ebbe a conferire il mandato né alcun altra forma di autorizzazione a procedere professionalmente eppur trovandosi con lo stesso che comunque, di propria iniziativa per l’appunto non autorizzata, avrebbe svolto un attività per un importo vicino ai 20.000 Euro (doc. 114).
    Le deduzioni difensive del sottoscritto furono comunque respinte (doc. 115) inducendo lo stesso a ricorrere ancora al Capo della Polizia (doc. 116) anche respinto (doc. 117);
    83) che dal Dirigente Aiello fu ( due volte ) respinta una legittima istanza di accesso ai documenti amministrativi prodotta dal sottoscritto (doc. 118) così obbligandolo ( a tutela dei propri diritti ) a produrre ricorso alla Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi della Presidenza del Consiglio dei Ministri (doc. 119) che infatti ne accoglieva le ragioni con perentorio invito rivolto all’Ufficio di ottemperare (doc. 120) e che infatti ottemperava e senza ulteriori ostacolanti pretesti (doc. 121);
    84) che in data 12/03/2012 il sottoscritto produceva al Dirigente Aiello una istanza per essere autorizzato ad espletare il servizio con turno agevolato in regime di “settimana corta” ed anche allora spiegando ( nuovamente ) che ne avrebbe fatto utilizzo di assistenza continuativa alla propria figlia minore e orfana di madre ed anche durante il fine settimana in cui la scuola rimaneva chiusa (doc. 122).
    In merito il sottoscritto ricevette però riscontro negativo (doc. 123) eppur essendo tale medesimo turno agevolato già stato precedentemente concesso e anche in regime di servizio esterno, proprio presso tale Ispettorato di P. S. dal precedente Dirigente Callini, pertanto con un precedente d’Ufficio che si ritiene non avrebbe dovuto essere ignorato e comunque, pur avendo potuto disporre il suo spostamento ai servizi interni ( in forza dell’A. N. Q. Polizia di Stato che lo prevede per particolari problemi familiari ) non incontrando così gli addotti ostacoli di natura legislativa ( ! ).
    A seguito di tale evidentemente ostico od ostacolante diniego, il sottoscritto dovette utilizzare i propri giorni di congedo ordinario ( anziché conservarli per riposarsi con le ferie ) e di permesso legge ( anziché conservarli per le particolari esigenze e impellenze ) per garantire alla figlia una continuativa assistenza;
    85) che in data 02/05/2012 veniva notificata al sottoscritto anche una lettera di contestazione disciplinare, questa volta accusandolo di essersi presentato in ufficio per effettuare un turno di servizio di vigilanza – organizzato però, a regime di straordinario programmato, a sua insaputa e ignorando la sua non concessa disponibilità ( essendo una tale tipologia di servizio applicabile esclusivamente su espressa volontà del dipendente ) – con circa una ( 1 ) ora di ritardo (doc. 124).
    Il sottoscritto produceva quindi le ( ennesime ) deduzioni difensive con cui, in particolare, rappresentava oltre ad ( ulteriori ed ennesime ) pretestuosità e illegittimità a mezzo solo delle quali era stato possibile formulare le accuse nei suoi confronti, anche di non aver dato la propria indispensabile adesione allo statuto volontario dello straordinario programmato per quel trimestre del 2012 e che perciò nessun obbligo poteva incombere sullo stesso (doc. 125). Queste venivano comunque respinte (doc. 126) inducendolo a produrre un ulteriore ricorso gerarchico al Capo della Polizia (doc. 127) ancora respinto (doc. 128);
    86) che persistendo quindi la propria anomala situazione lavorativa, in data 04/08/2012 il sottoscritto dava ancora adito alle vie giudiziarie producendo alla Procura della Repubblica un esposto ed il 17/01/2013 anche un atto di denuncia – querela;
    87) nei punti seguenti si espongono invece le fasi iniziali dell’ultimo ( di un incessante e lunga serie ) invio del sottoscritto a sottoporsi ad accertamenti specialistici di natura psichica ( presso il Centro di Neurologia e Psicologia Medica di Castro Pretorio ) – con procedure adottate da personale medico di appartenenza III Settore Sanitario Ministero dell’Interno, evidentemente pretestuose ed illegittime ( di cui anche al file_audio_1 ) – conseguito dalla richiesta prodotta in data 29/03/2013 dal Dirigente dell’Ispettorato di P. S. Vaticano (doc. 137) in merito alla quale – essendo questa anche stata posta come base per istaurare un provvedimento di aggregazione d’autorità e un procedimento di trasferimento d’autorità – lo stesso ebbe modo di produrre la propria ( concreta e fondata ) versione dei fatti (di cui al doc. 138) però, di fatto, vana in quanto non comportava la sospensione o l’interruzione e il conseguente riparo dei predetti provvedimenti;
    88) che il sottoscritto, poiché dolorante alla zona lombare della schiena, in data 10/04/2013 si recava per accertamenti presso la Sala Medica del III° Settore Sanitario del Ministero dell’Interno, ove, dal Medico Capo Dott.ssa Martella Susanna, fu emesso nei suoi confronti il seguente p. m. l.: “Lombo sciatalgia acuta in discopatia L4 – L5” con prognosi di otto ( 8 ) giorni (doc. 129) senza riscontrare nello stesso disagi o malesseri di natura psichica ( e proprio perché inesistenti ) o altrimenti avrebbe emesso un secondo e contestuale specifico provvedimento;
    89) che decorsa tale prognosi ( il 17/4/2013 ) ma essendo stato sottoposto a operazione chirurgica orale nella giornata seguente del 18/4/2013 ( presso lo studio medico del Dr. A. Cecchini ) a conclusione di questa il sottoscritto si recava in tale stessa data ( del 18/4/2013 ) presso la suddetta Sala Medica del Ministero dell’Interno con la certificazione dentistica ( con ivi disposta prognosi di 7 gg. ) per farla quindi visionare e confermare.
    Presso tale sede, dal Medico Capo Dottoressa Loreto Francesca, apponendo su questa il proprio visto p. p. v., ne fu confermata sia diagnosi che prognosi (doc. 130) e senza che neanche da costei, pur ammettendo incredula e con evidente disaccordo della richiesta formulata dal Dirigente Enrico Avola di fargli effettuare accertamenti di natura psichica (di cui al punto 87) fossero stati riscontrati disagi o malesseri di natura psichica o altrimenti avrebbe dovuto emettere un secondo e contestuale specifico provvedimento.
    A tale punto il sottoscritto ritenne di ulteriormente informare il Dirigente di quella Sala Medica del Ministero dell’Interno ( questa volta con un formale atto del 22/4/2013 ) della propria situazione lavorativa ( particolareggiando i continui accertamenti disposti, per lustri, nei suoi confronti con modalità pretestuose e illegittime ) per gli interventi che quindi avrebbe dovuto porre in essere a tutela non soltanto della sua integrità morale, ma vanamente però ( ! ) ;

  5. parte II^

    e di cui ai punti sotto i fatti più di rilievo );
    28) che con atto di relazione datato 19/04/2001 a firma del Sovrintendente Volo Pasquale ( responsabile della suddetta Caserma “Davide Campari” ) il sottoscritto veniva indicato come autore di danneggiamenti ( ritenuti tali ) che, ad asserire del predetto superiore gerarchico, sarebbero stati commessi presso il quinto piano della Caserma e di dispetti a danno di personale delle pulizie ivi lavorante,
    il tutto senza sostegno di prove o concretezze ( infatti non esistendone non avendo il sottoscritto commesso tali fatti ) ed egli stesso ammettendo: “Non ci sono prove concrete …” (doc. 39).
    Dopo avere espletato ogni doveroso accertamento, il Dirigente dell’Ufficio Servizi Tecnico Logistici e della Gestione Patrimoniale della Questura di Roma non reperiva riscontro alle accuse ( e proprio perché non v’era ) dal momento che non adottò provvedimenti nei confronti del sottoscritto, che altrimenti risulterebbero agli atti.
    Si evidenzia che il sottoscritto riteneva di chiarire l’effettiva realtà di quella “incredibile” situazione alloggiativa – ovvero lo stato di estrema fatiscenza e possibile pericolo derivante da alcune delle parti esterne ed interne (doc. 40) – dovuto probabilmente a incuria di vecchia data piuttosto che agli asseriti atti vandalici – ma ancora vanamente ( ! );
    29) che nelle date del 09/06/2001 e 12/06/2001 l’allora Assistente Abrugia Stefano ( che attualmente dovrebbe essere in servizio presso il Poligono di Via Alessandro Magnasco civ. 60 ) – risaputo per essere in amicizia con il sopra nominato Sovrintendente Volo Pasquale ed alloggiato in una stanza posta di fronte a quella del sottoscritto, presso il 5° piano della Caserma “Davide Campari” – ebbe a produrre due distinte relazioni di servizio con le quali lo accusò: di avere infilato un pezzetto di stuzzicadenti nella serratura della porta di ingresso alla propria stanza; di aver preso a calci la medesima porta; di averlo apostrofato con parole offensive; di averlo sbattuto addosso al muro; di averlo minacciato di entrargli nella stanza per tagliargli la gola e di avergli fatto recapitare un messaggio minaccioso (doc. 41 e 42).
    In realtà il sottoscritto non ebbe mai neanche soltanto a pensare di attuare tali aberranti comportamenti che, se effettivamente fossero stati commessi – ma non lo sono stati come anche acclarato dalle risultanze della relativa inchiesta di disciplinare ( però di fatto ignorate da Vertici della Questura di Roma ) e successivamente da Sentenza T.A.R. Lazio ( 1519/2003, allegata ) – avrebbero allora dovuto essere logicamente denunciati all’A. G. ed in primis dal su citato Assistente Abrugia Stefano in quanto li aveva lamentati,
    ma ovviamente si preferì che ciò non si verificasse (doc. 43);
    30) con altra relazione di servizio (doc. 44) questa del 13/07/2001 ed anche indirizzata al Dirigente dell’Uff. Servizi Tecnico Logistici e della Gestione Patrimoniale della Questura di Roma, l’Ispettore Capo D’Alesio Claudio ( all’epoca dei fatti responsabile della mensa sita presso il piano terra della Caserma Davide Campari ) accusò il sottoscritto di comportamenti scorretti verso colleghi e personale delle pulizie ivi lavorante.
    Anche in merito a queste ennesime ( e strampalate ) accuse però, dopo avere ovviamente espletato i doverosi accertamenti di rito, dal Dirigente dell’Uff. Servizi Tecnici e della Gestione Patrimoniale della Questura di Roma non venne reperito riscontro ( proprio perché inesistente ) dal momento che non adottò provvedimenti nei confronti del sottoscritto, che altrimenti risulterebbe agli atti ( ! );
    31) con ulteriore avversa relazione di servizio dell’Ispettore Capo D’Alesio Claudio, anche indirizzata al Dirigente dell’Uff. Servizi Tecnico Logistici e della Gestione Patrimoniale della Questura di Roma, il sottoscritto veniva ancora accusato e questa volta di aver attuato comportamenti vandalici e di natura intimidatoria (doc. 45) senza però che fossero stati forniti elementi a supporto delle accuse ( e anche in questo caso proprio perché inesistenti ); infatti ovviamente effettuati tutti i doverosi accertamenti non venne reperito riscontro dal momento che non furono adottati provvedimenti nei confronti del sottoscritto, che altrimenti risulterebbero agli atti ( ! ) – ORMAI SI ERA ARRIVATI QUASI AL PUNTO DI ACCUSARLO “A VISTA” ( ed i fatti esposti nella presente lo acclarano );
    32) che di tutte le accuse formulate nei confronti del sottoscritto presso la Caserma di Polizia “Davide Campari” – nell’arco di appena due mesi e da tutti i “papabili accusatori” al completo, ovvero: da chi dormiva in una stanza situata di fronte alla sua ( l’Assistente Abrugia Stefano, punto 29 ) da personale preposto alle pulizie della caserma; dal responsabile della caserma stessa ( il Sovr. Volo Pasquale, punto 28 ) e dal responsabile della mensa sita al piano terra ( l’Ispettore D’Alesio Claudio, punto 30 e 31 ) – vennero poi portate avanti quelle dell’Assistente Abrugia Stefano (di cui al punto 29) ma senza ritenere, proprio per la loro gravità e prima di disporre i soliti “fulminei” accertamenti psichiatrici volti a estrometterlo dal contesto lavorativo ( di cui al punto 33 ) di accertarne la fondatezza ( ! ) che infatti non v’era, come successivamente acclarato sia dalle risultanze della relativa inchiesta disciplinare interna ( ignorate da Vertici della Questura di Roma in quanto allo stesso favorevoli ) e sia, successivamente, dal T.A.R. Lazio con Sentenza 1519 del 2003;
    33) che nei confronti del sottoscritto furono disposti quindi accertamenti di natura psichica motivandoli con le accuse prodotte dal sopra nominato Ass. Abrugia Stefano ma senza che, per l’appunto, come già su spiegato, si fosse atteso di verificarne la fondatezza con le risultanze della relativa inchiesta disciplinare che infatti, soltanto successivamente, veniva nei suoi confronti instaurata ai sensi dell’Art. 19, D.P.R. 737/1981 ( destituzione ) con notifica di una lettera di contestazione di addebiti datata 11/8/2001 del Funzionario Istruttore Dr. Riccardo Buonocore (doc. 47);
    34) che conclusi però favorevolmente al sottoscritto anche tali accertamenti di natura psichica si determinò però di fargliene effettuare ulteriori, in data 5/09/2001, presso il Centro di Neurologia e Psicologia Medica (doc. 49) ed anche questi che però vennero conclusi favorevolmente al medesimo, ovvero ancora dovendogli riconoscere di essere idoneo al servizio nella Polizia di Stato ( ! );
    35) pochi giorni dopo allora, veniva notificato al sottoscritto un altro ordine di presentarsi presso l’Uff. Sanitario Provinciale della Questura di Roma, alle ore 08.30 dell’01/10/2001, per lì sottoporlo ad ulteriori accertamenti sanitari specialistici (doc. 50).
    Presso tale sede “ovviamente”, furono disposti accertamenti psichiatrici nei confronti del sottoscritto da effettuare quella stessa mattinata dell’1/10/2001 presso il Centro di Neurologia e Psicologia Medica di Roma Castro Pretorio ed anche questi però favorevolmente conclusi con ulteriore riconoscimento della sua idoneità al servizio nei ruoli della Polizia di Stato.
    ***
    Tali ed altre che seguiranno segnalazioni di comportamenti manchevoli ( e malgrado ogni corretto/osservante comportamento ) con seguenti, puntuali richieste di accertamenti di natura psichica ( oltre che disciplinare ) venivano anche accompagnate da alquanto anomale od insolite procedure come volte a spingerlo in una contestabile condizione psichica di stress prima dell’inizio dell’accertamento ( ! ) come ad esempio che presso il suddetto Centro Clinico ( di Roma Castro Pretorio ) il sottoscritto venne mantenuto in attesa per quasi quattro ore prima di essere chiamato a visita e appena poco prima di varcare la soglia dell’ufficio dello psichiatra quasi gli si piroettava innanzi l’allora Segretario del Consiglio Provinciale di Disciplina della Questura di Roma Dr. Marco Morelli il quale, con troppi giorni di anticipo e certamente nel luogo e momento meno opportuno ( ! ) gli notificava ( davanti agli occhi attenti di un medico del Centro ) un ordine di presentarsi in data 15/10/2001 presso la predetta sede di giudizio per lì effettuare la trattazione orale relativa al procedimento disciplinare ( di cui sopra al punto 33, volto a destituirlo dalla Polizia di Stato ) istruito dal Dr. Buonocore Riccardo (doc. 51) poi addirittura posticipata al 22/10/2001 e nonostante le su spiegate “precoci ed incursive” modalità di notifica (doc. 52);
    ***
    36) che il sottoscritto, nel mentre procedeva la sopradetta inchiesta del Dr. Riccardo Buonocore, produceva richiesta di Udienza al Capo della Polizia per esporgli di tale anomala situazione lavorativa – tuttavia non esaudita per riferiti pressanti impegni (doc. 53);
    37) che medio tempore, con relazione del 20/9/2001 il Funzionario Istruttore Dott. Riccardo Buonocore concludeva la propria inchiesta disciplinare così riferendo: “Sono stati sentiti a verbale tutti gli alloggiati al quinto piano della Caserma Davide Campari” e “Non sono emerse testimonianze dirette circa i fatti avvenuti il 9 Giugno scorso” e “Circa il comportamento tenuto dal Silvestro presso la Caserma Davide Campari si segnalano due episodi rappresentati dai testi Pastura Gaetano e Principale Walter” e “Nulla è emerso dall’esame del fascicolo personale” (doc. 54);
    38) che se si fosse adottato più scrupolo nel valutare tali eppur chiarissime conclusioni, trattandosi peraltro di procedimento volto a destituire un padre di famiglia e in particolare le dichiarazioni rese a verbale dai testi nominati come anche di tutti gli altri alloggiati presso il quinto piano della Caserma Davide Campari (doc. 55) avrebbe dovuto risultare più che evidente la non corrispondenza con la realtà delle accuse prodotte dell’Abrugia Stefano (di cui su al punto 29) e una presumibile avversa tendenziosità posta in essere dal Funzionario Istruttore non avendo né il Pastura Gaetano né il Principale Walter riferito nei confronti del sottoscritto niente di comprovante od anche solo avvalorante le accuse allo stesso rivolte.
    ***
    E TALE INGIUSTIFICATAMENTE AVVERSO MODO DI PROCEDERE SAREBBE STATO ( ANCOR AD OGGI ) POSTO IN ESSERE PER AGIRE ISTRUTTORIO DEL DOTTOR ARMANDO GUARDA ( di cui all’ultimo ed attualmente in corso procedimento disciplinare, esposto nel sottostante punto 101, istaurato ai sensi dell’Art.7, del D.P.R. 737/1981 – destituzione ) AVENDO COSTUI ( considerati i contenuti della sua relazione istruttoria del 9/05/2014 ) OMESSO O NON RITENUTO DI SVOLGERE INDAGINI SU FATTI CHIARAMENTE INDIRIZZANTI VERSO L’ESTRANEITA’ DEL SOTTOSCRITTO DAI FATTI DI ACCUSA E TRAVISANDONE O FRAINTENDENDONE ALTRI ED OTTENENDO COSI’, DI FATTO, DI AGEVOLARE L’EVENTUALE PROCEDERE VERSO LA SUDDETTA PROPOSTA DI DESTITUZIONE ( ! ).
    FATTI RIFERITI SIA A VERTICI GERARCHICI CHE AD A. G. ( ! ).
    ***
    Il Questore di Roma ritenne dunque di deferire il sottoscritto al giudizio del Consiglio Provinciale di Disciplina (doc. 56);
    39) che alle ore 12.40 del 15/10/2001, per la seconda volta nel mentre era a pranzo nella propria abitazione con la propria compagna e figlia ( e ancora senza alcun preavviso ) ivi sopraggiunse personale della Questura di Roma ( uno, in divisa ) per notificargli che, alle ore 09.00 del 22/10/2001, essendo stata conclusa l’istruttoria ( di cui al soprastante punto 37 ) avrebbe dovuto quindi presentarsi presso il Consiglio Provinciale di Disciplina per effettuare la trattazione orale. Tale notifica però apparì ulteriormente inopportuna per il fatto che il sottoscritto avrebbe potuto essere ben reperito presso l’ufficio di appartenenza in quanto rientrato in servizio e già da giorni ( ! );
    40) che il sottoscritto si presentò puntualmente c/o il Consiglio Provinciale di Disciplina della Questura di Roma, ma lì, dopo averlo “parcheggiato” in attesa per quasi quattro ( 4 ) ore, con notifica effettuata dal Segretario Dr.ssa Maria Rosaria Placanica, alle ore 12.25 del 22/10/2001, la trattazione orale veniva addirittura posticipata al 25/10/2001 (doc. 58);
    41) con Delibera del Consiglio Provinciale di Disciplina della Questura di Roma di tale ultima data del 25/10/2001 – con la quale e tra le altre, si era incappati nella manifesta irrazionalità o nel travisamento di fatti ( Sentenza T.A.R. Lazio 1519/2003 ) dichiarando che: “… dalle dichiarazioni rese dal Cappello Giuseppe e dal Pastura Gaetano risulta che l’Ag. Scelto Silvestro Giuseppe ha comportamenti che rivelano mancanza di senso morale …” e “… dall’inchiesta del Funzionario Istruttore emerge a carico dell’inquisito la responsabilità di quanto avvenuto all’interno della Caserma Davide Campari il 9 Giugno 2001, verso le ore 22.00, nei confronti dell’Assistente Abrugia Stefano” – a maggioranza dei tre quinti il sottoscritto veniva proposto per il provvedimento della destituzione (doc. 59);
    42) che senza ritenere di entrare nel merito di una tale proposta disciplinare ( proprio perché tale e trattante di privare un padre di famiglia del proprio lavoro ed unica fonte di guadagno e sostentamento ) con Decreto del Capo della Polizia dell’8/11/2001, notificato al sottoscritto il 19/11/2001, questi veniva destituito ( ovvero licenziato ) dalla Polizia di Stato a decorrere dal 20/11/2001 (doc. 60);
    43) che mentre il sottoscritto si trovava già da giorni, a tutti gli effetti, nella condizione di poliziotto destituito – con ulteriore ed inopportuna lettera di contestazione di addebiti disciplinari, questa del 09/11/2001 notificatagli il 25/11/2001 a mezzo lettera raccomandata inviatagli presso il domicilio dei genitori ad Arzano – Napoli ( ove questi era provvisoriamente appoggiato per necessità di sussistenza essendo stato per l’appunto privato del proprio lavoro ) – ricevette dalla Questura di Roma anche notifica dell’avvio di un ulteriore procedimento disciplinare con l’accusa di non avere ottemperato ad un invito di tagliarsi i capelli (doc. 61);
    44) sebbene non più appartenente alla Polizia di Stato (di cui al punto 42) ma avendo proprio perciò prodotto ricorso al T.A.R. Lazio e quindi per non incappare in procedimenti “in sospeso” eventualmente avesse vinto la causa per ottenere la riammissione in servizio, il sottoscritto produceva al Questore di Roma le deduzioni difensive (doc. 62) nel rispetto dei tempi ed anche egli a mezzo di raccomandata ( trovandosi per l’appunto dai genitori in Arzano – Napoli ).
    Soltanto dopo avere ricevuto la lettera di deduzioni difensive del sottoscritto il Questore di Roma archiviava il procedimento ma con espressa riserva di riesaminarlo qualora fosse rivissuto il rapporto di impiego tra il medesimo e l’Amministrazione della Polizia di Stato (doc. 63);
    45) ovviamente il sottoscritto aveva avversato anche tale provvedimento di destituzione innanzi al T.A.R. Lazio Il quale, con Sentenza 1519/2003, così testé sentenziava: “Emerge la non coincidenza o corrispondenza tra i fatti addebitati e sanzionati dalla norma, di cui è stata contestata la violazione e quelli accertati in sede di istruttoria e tale circostanza oltre a riflettersi sulle motivazioni del provvedimento impugnato inficia la contestata sanzione della destituzione anche sotto il profilo della manifesta irrazionalità o del travisamento dei fatti”. Tale Sentenza T.A.R. Lazio ( allegata ) passava in giudicato.
    46) Con Decreto del Ministero dell’Interno dell’8/05/2003 (doc. 64) veniva quindi disposta la riammissione in servizio del sottoscritto con decorrenza 24/05/2003 ma, illegittimamente, anche che lo stesso doveva ri-sottoporsi ad accertamenti attitudinali in data 26/5/2003 presso il Centro Psicotecnico di Roma Castro Pretorio.
    In tal senso però, la normativa ( Art. 25, comma 2, L. 121 del 1981 e Art. 9, D.P.R. 904/1983 ) così dispone/va: “Relativamente ai soggetti che espletano le funzioni di Polizia, durante il rapporto di impiego, l’Amministrazione può, d’ufficio, verificare soltanto l’idoneità psicofisica al servizio ma non quella attitudinale”.
    Il sottoscritto riteneva comunque di sottoporsi a tali accertamenti e sempre per non rischiare ( suo malgrado ) di inasprire il clima lavorativo, ma ancora invano ( ! );
    47) che presso il suddetto Centro Psicotecnico, a seguito degli accertamenti attitudinali effettuati sul sottoscritto nella mattinata del 27/5/2003, si giunse ad un giudizio ( illegittimo ) di inidoneità al servizio nei ruoli della Polizia di Stato per, asserita, carenza di uno dei requisiti di cui all’Art. 25, comma 2, della Legge 121 del 1981 (doc. 65).
    ***
    Ora – al di là dell’illegittimità del suddetto procedimento come del relativo provvedimento di inidoneità, preso atto della situazione lavorativa tollerata dal sottoscritto sin ad oggi ( di cui sopra è stata esposta soltanto la minima parte, ovvero quella documentabile o riscontrabile ) e comunque compiendo sempre appieno il proprio dovere di poliziotto come di padre, per l’appunto tenendola presente ( ! ) – che si valutino, appresso, alcuni dei giudizi della preposta commissione, sui quali si è andati a basare il provvedimento di cessazione del servizio nei ruoli della Polizia di Stato in argomento: “… acritico nel valutare le proprie esperienze tende ad assumere atteggiamenti vittimistici …” ( queste però esposte nella presente, rimesse al giudizio di chi legge e da cui non lo si è ancora fatto uscire ) e “… delinea un iperemotività che lo rende facilmente reattivo se contrastato o sotto stress …” ( mai reagito seppur più che contrastato e per lustri ) e “… autocontrollo insoddisfacente rispetto alle mansioni proprie dell’Agente di Polizia …” ( autocontrollo più che riscontrabile alla luce dei fatti esposti nella presente ) e “… inadeguato il contenimento della tensione del momento …” ( contenimento della tensione del momento più che riscontrabile alla luce dei fatti esposti nella presente ) e “… ambivalente e demotivato rispetto all’Amministrazione e a un suo possibile nuovo impegno in Polizia” ( non servono altri commenti a fronte della nuda e cruda realtà riscontrabile dalla lettura dei fatti esposti nella presente );
    EBBENE TALE GENERE DI “VALUTAZIONI” MEDICHE/SANITARIE, VOLTE A FARNE APPARIR INESISTENTE L’IDONEITA’ AL SERVIZIO NELLA POLIZIA DI STATO, SI RAVVISERANNO PER TUTTA LA SUA CARRIERA LAVORATIVA ( ! ).
    ***
    48) quindi conseguentemente al suddetto giudizio di inidoneità attitudinale del 27/05/2003, il 28/05/2003 si notificava al sottoscritto un provvedimento del Ministero dell’Interno con cui si dispose nei suoi confronti la cessazione del servizio a decorrere dal giorno seguente 29/05/2013 (doc. 66).
    In poche pratiche parole, dopo cinque ( 5 ) giorni dalla sua riammissione in servizio, disposta tre ( 3 ) mesi dopo il deposito della relativa Sentenza T.A.R. Lazio (di cui sopra al punto 46) il sottoscritto venne nuovamente e illegittimamente cacciato dalla Polizia di Stato in un ( 1 ) solo giorno ( ! );
    49) avverso detto giudizio di inidoneità attitudinale ed il provvedimento di cessazione del servizio, ancora in strenua difesa del proprio posto di lavoro, il sottoscritto produceva nuovamente ricorso al T.A.R. Lazio per chiederne l’annullamento previa sospensione cautelare;
    50) che ravvisatene i presupposti, con Ordinanza 5093 del 2003 ( allegata ) il T.A.R. Lazio accolse l’istanza incidentale di sospensione e con successiva Sentenza 2707/2006 anche il relativo ricorso trovò accoglimento ( Sentenza allegata ).
    Tale Sentenza T.A.R. Lazio passerà in giudicato ( ! );
    51) che in esecuzione di tal Ordinanza T.A.R. Lazio, ma non prima di aver lasciato trascorrere ben tredici ( 13 ) mesi dal deposito della medesima, il Ministero dell’Interno dispose con Decreto dell’8/11/2004 la riammissione in servizio del sottoscritto con decorrenza 20/11/2004 anziché invece, come avrebbe dovuto essere, dal 29/5/2003. Anche quest’ultimo incredibile fatto dovette quindi essere impugnato con “atto di motivi aggiunti”, anche accolti con detta Sentenza T.A.R. Lazio 2707/2006.
    Contestualmente a tale riammissione fu disposta anche la sua sottoposizione ( ennesima ) ad accertamenti psico-fisici per il 22/11/2004 (doc. 67) ignorando che ( come chiarito dal Consiglio di Stato, Sez. IV^, Ordinanza n. 2958 del 24/06/2004 ) “L’Amministrazione può, durante lo svolgimento del servizio, disporre una verifica del possesso dei requisiti psico-fisici ed attitudinali, ma solo quando vengano in rilievo elementi sintomatici che inducano a dubitare della permanenza dei requisiti stessi, ma non quando si tratti di riammettere in servizio il dipendente a seguito di provv. ti giurisdizionali a lui favorevoli apparendo altrimenti il comportamento della P. A. come palesemente volto a eluderli (cfr. Consiglio di Stato, Sez. IV^, Ordinanza 2712/2004)”;
    52) conclusi tali accertamenti psico-fisici ( in realtà più psichici che fisici ) del relativo esito il sottoscritto ne veniva costretto ad attendere notifica per quasi quattro ( 4 ) mesi “parcheggiato” presso l’Ufficio del Personale della Questura di Roma ( situato presso la Caserma di Via Statilia ) privo della divisa, privo del tesserino di riconoscimento qual appartenente alla Polizia di Stato, privo dell’armamento in dotazione individuale, privo di mansioni e/o incarichi ma senza neanche vedersi attribuire il primo e vitale stipendio ( infatti dovette richiedere un prestito alla Prefettura tramite il Dr. Scalzo ) per infine ( e dopo più solleciti, anche formale – doc 69 ) vedersi notificare il seguente favorevole p. m. l.: “Idoneo al servizio di Istituto” (doc. 68);
    53) che infatti tale esito veniva notificato al sottoscritto il 07/03/2005 (doc. 70) dall’allora responsabile dell’Uff. del Personale della Questura di Roma quando però i relativi accertamenti psico-fisici erano già stati conclusi da ben più di tre ( 3 ) mesi, ovvero in data 25/11/2004 ( ! ).
    Tale fatto, già di per se assolutamente anomalo, si verificò nonostante che – con fax del 7/12/2004 indirizzato al suddetto Ufficio del Personale ( presso cui il sottoscritto era stato parcheggiato ) all’Uff. Servizi Tecnico Logistici ed all’Ufficio Amministrativo Contabile – l’allora Questore di Roma Dottor Cavaliere testé comunicava: “Il Ministero dell’Interno, con provvedimento n. 333.D/0168592 dell’8/11/2004, ha disposto la riammissione in servizio, a tutti gli effetti dal 20/11/2001, dell’Agente Scelto della P. di S. Silvestro Giuseppe …” (doc. 71);
    54) dopo che infine la comunicazione di idoneità al servizio nei ruoli della Polizia di Stato gli era stata “alla buon ora” notificata, il sottoscritto veniva quindi provvisto della divisa e dell’arma in dotazione individuale, nonché della placca metallica ma, insolitamente, non anche dell’indispensabile e indivisibile tesserino personale di riconoscimento, ovvero armato ma non reso debitamente identificabile come legittimato al porto di un arma da fuoco ( sic );
    55) dopo aver fatto presente tale problematica fu rilasciato al sottoscritto un foglio d’identificazione di formato A/4 con intestazione della Questura di Roma che però non la risolveva bensì la peggiorava in quanto risultava non idonea per alcuni dati personali del medesimo erroneamente dattiloscritti al suo interno (doc. 72).
    Nonostante la banalità e nel contempo rilevanza di tale intoppo o problema di riconoscibilità soltanto dopo più giorni tali errori furono “riparati”, però sbianchettandoli e ripassandoci a mano e così, quindi in modo ancora più inidoneo ( parendo infatti un falso dei più pacchiani ) riconsegnandoglielo e facendoglielo tenere e utilizzare per circa due ( 2 ) anni e mezzo.
    Durante tale periodo si verificarono circostanze in cui il sottoscritto, tenuto a farsi riconoscere prima di accedere nelle strutture militari o di Polizia ( in particolare se con l’arma al seguito ) dovette attendere lunghe verifiche ed ancor di più se effettuate nel fine settimana, innanzi a imbarazzanti frangenti di comprensibile incredulità non avendo nessuno mai visto o trattato un tale e inappropriato documento di identificazione di un appartenente alla Polizia di Stato ( ! );
    56) che con lettera del 3/03/2005, quindi prodotta quattro ( 4 ) giorni prima che fosse alla buon ora effettuata la notifica al sottoscritto relativa al sopra detto favorevole giudizio di idoneità al servizio (di cui sopra al punto 53) il Questore di Roma – esponendo di vicende lavorative per le quali non era stata accertata responsabilità del sottoscritto ( proprio perché inesistente ); esponendo di vicende lavorative prive però di precisa e specifica indicazione di quale fosse il fatto, oggettivamente accertato ed eventualmente valutato a carico del sottoscritto; avversamente esponendo di provvedimenti adottati sul sottoscritto pur non potendo non sapere che questi erano stati annullati dal T.A.R. Lazio con Sentenze passate in giudicato; esponendo di proprie conclusioni, in merito alla recidiva e alla gravità dei fatti, errate e abnormi; esponendo vicende lavorative pregresse e ininfluenti rispetto alla fattispecie del trasferimento di ufficio d’autorità – proponeva il suo allontanamento dalla Questura di Roma (doc. 73);
    57) oltre a quanto appena suddetto, che già da se potrebbe inquietare e deve fare riflettere, si evidenzia che – essendo il sottoscritto fisicamente rientrato nella Polizia di Stato il 20/11/2004 su Sentenza T.A.R. Lazio e conseguente decreto di riammissione ed essendo tale proposta di trasferimento di ufficio d’autorità datata 03/03/2005 – i fatti ( oltretutto insignificanti, ininfluenti ed irrilevanti di cui sopra al punto 57 ) ai quali si avrebbe voluto ricondurre la esigenza sottesa alla richiesta di trasferimento di Ufficio d’autorità suddetta avrebbero allora dovuto verificarsi nel periodo in realtà troppo breve per essere chiamato in causa interposto tra tali date del 20/11/2004 e 3/03/2005 e ciò è evidentemente impossibile ( ! ).
    Tale proposta veniva comunque accolta (doc. 74);
    58) che relativamente al procedimento di trasferimento di ufficio che venne quindi instaurato il sottoscritto produceva deduzioni difensive (doc. 75) con le quali espose oltre ad argomentazioni difensive anche lievi disagi a carico della propria figlia Mirella Greta ( allora di cinque anni di età ) ed infatti – nel periodo in cui lo stesso era stato privato del posto di lavoro per forza di estremi ed illegittimi provvedimenti ( suddetti ) e conseguentemente costretto per quasi quattro ( 4 ) anni a starsene lontano da tale figlia ( avendo dovuto trasferirsi dai propri genitori in Arzano provincia di Napoli per necessità di sussistenza ) – un medico specialista dell’Ospedale Pediatrico “Bambino Gesù”

  6. Aggiornamenti e chiarimenti al 13 Luglio 2015

    LETTERA APERTA … DI UN POLIZIOTTO STANCO DI SUBIRE.

    Parte I^ – Prologo/Premessa.
    Questa,
    il più “sinteticamente” possibile esposta nella presente lettera denuncia è la mia storia di vita lavorativa e privata ( incredibile se non fosse ampiamente documentata e/o riscontrabile ) evidenziata con il minimo di fatti bastanti a far comprendere l’impercettibile ma devastante “meccanismo statale” in cui sono stato accompagnato ed ancor ad oggi tenuto da circa venti anni a mezzo di diretti comportamenti di mendacità e/o travisamento dei fatti o ponendo prima in essere sistematiche molestie/provocazioni per poi ancora mentire o travisare su eventualmente seguenti fatti di rimostranza od umana reazione ( comunque rari eppure sempre civili, proporzionati e volti al ripristino della quietudine in quanto, ovviamente, non sono né un criminale né un pazzo ) ed in entrambi i casi facendovi con seguire ogni possibile provvedimento volto ad estromettermi dal contesto lavorativo della Polizia di Stato,
    vero e principale “punto” della presente situazione ( ! )
    e coinvolgendovi oltre alla mia prima figlia Rebecca – affidata alla madre, frivola e probabilmente disturbata (doc. 163) dal Tribunale per i Minorenni di Roma a seguito di separazione e “fuga” della stessa con seguita da effetti delle sotto esposte vicende ( poi però giustificata con menzogne d’opportunità ed anche alla figlia che ad oggi, soprattutto per ciò, evidenzia problematiche affettive con cui il sottoscritto padre dovrà nel tempo a venire fare i conti ) nonché dal timore di vedersela togliere in conseguenza del procedimento che dal medesimo veniva fatto instaurato presso il predetto Dicastero – anche la seconda Mirella Greta, già colpita dalla vita per la prematura e improvvisa scomparsa della madre ( nel 2008, seconda compagna del sottoscritto e dalla quale anche si dovette separare, nel Gennaio del 2001, consensualmente, soprattutto per gli effetti delle sotto esposte vicende );
    durante detto ventennale periodo di tempo, presso ogni ambito della Polizia di Stato a cui sono appartenuto, quindi accanitamente incalzato a mezzo di provvedimenti a catena evidentemente pretestuosi e/o illegittimi – sia per le Sentenze T.A.R. Lazio ( allegate ) che annullavano quelli impugnati e sia per le pur evidenti sistematicità ( di cui alla presente documentata narrazione ) poste in essere per “legittimarne” altri, anche forzandone e/o manipolandone gli iter verso una sfavorevole conclusione ( di cui segnalazioni, di fatto vane, a Vertici Gerarchici ed Autorità ) – evidentemente volte a creare i presupposti per la sua estromissione dal contesto di lavoro O PEGGIO, NON POTENDO INFATTI NON AVERE CONSIDERATO LE POSSIBILI CONSEGUENZE DI UN TALE VIOLENTO, PERSISTENTE ( per lustri ) INGIUSTIFICATO ED ABNORME AVVERSO AGIRE ( sotto esposto nella parte II^ );
    nonché, quindi ( ! ) invischiato in gravi vicissitudini giudiziarie, presso il mio ambito privato, sulla base di accuse – eppur evidentemente pretestuose e di mendacità in quanto evidenzianti: impossibilità materiali a commettere il fatto ( ad ipotizzarne la volontà ) contraddittorietà, frangenti impossibili da accertare o smentiti alla loro verifica e con tutto accompagnato anche da una “troppa insistenza miratamente allarmistica” nell’indicarmi con precedenti di natura psichiatrica e detentore di un arma ( in quanto però, come esposto sotto nella parte II^, proprio perché artatamente costruiti ed appartenente alla Polizia di Stato ) volta a responsabilizzare e spingere l’A. G. ad emettere un provvedimento apripista – operate presso Uffici della Questura di Roma, da un soggetto ( tale Pascale Giuseppe, sotto meglio “illuminato” nella parte III^ ) il quale, oltre ad avere manifestato di soffrire di gravi disturbi psichici ( viste alcune dichiarazioni dal medesimo ivi rese ) poneva in essere tale agire come se avesse niente da perdere o sapesse di godere di qualche forma di copertura/tutela e supporto ( ! );
    in conseguenza di tali vicissitudini, di fatto le ennesime di un incalzante e interminabile serie – persistendo nei confronti della mia persona una sorta di generale concretezza vessatoria o di anomala avversità dal 1993 o “giù di lì” ( sotto rappresentata, nella parte II^ ) – la mia vita e conseguentemente quella della mia seconda figlia ( oltre ad intuibili danni arrecati anche alla prima, Rebecca, residente a Belgrado Serbia ex Jugoslavia unitamente alla madre e mia prima compagna ) ne è risultata ulteriormente compromessa e/o devastata sia nell’aspetto economico che sociale oltre che lavorativo ( di cui all’attività di Assistente Capo della Polizia di Stato svolta c/o l’Autocentro di Via Alessandro Magnasco in Roma, unica ed esclusiva fonte di guadagno e sostentamento )
    ma soprattutto nell’ambito familiare con il recente ( di alcuni mesi addietro ) allontanamento forzoso di mia figlia minore operato – si ritiene senza valida giustificazione in quanto niente e nessuno impediva o vietava di tenerla con me, né notificandomi ( poiché padre e responsabile della stessa ) alcun ché di formalizzante il provvedimento – da personale della Squadra Mobile della Questura di Roma a seguito di notifica alla mia persona di una Ordinanza di divieto di dimora nel Comune di Roma emessa dall’A. G. G.I.P. del Tribunale Ordinario ( che per l’appunto niente impediva o vietava riguardo la minore ) per darla in affido provvisorio ad un eppure in tal senso mal disposto zio materno ( Tabascio Antonio, residente in Roma a Via Erminia Frezzolini civ. 22 )
    che infatti, successivamente, la sbolognerà con motivazioni pretestuose e di mendacità o travisamento proferite nei confronti della mia persona – e anche dalla moglie Sandra Crainich ( come si evince dall’Ordinanza A. G. G.I.P. del 16/07/2014, allegata al doc. 149 ) costei denunciata dal sottoscritto all’A. G. con due atti di integrazione – supportate dai contenuti ( anche di mendacità e/o travisamento ed avversa tendenziosità ) di atti prodotti da Ass. Sociali dell’ex IV Municipio del Comune di Roma ( Elisabetta Iannitti e Deborah Maffeo, sue colleghe presso la stessa sede di servizio di Via Umberto Fracchia al civ. 45 ) e comportandone così il relegamento presso la struttura religiosa di “Casa famiglia” sita in Roma a Via Gradisca civ. 16 ( Quartiere Trieste )
    ma anche qui, come in un cronico e senza riparo susseguirsi di avversità ed ostacoli, ricevendo da tale Suor Francesca ( inizialmente presentatasi come responsabile ) una informale comunicazione con cui, però categoricamente ( ! ) venivo informato che avrei potuto incontrare mia figlia soltanto dietro autorizzazione del tutore di nomina del Tribunale per i Minorenni di Roma, di cui però il nominativo non mi venne riferito in quanto asserito sconosciuto e il relativo Decreto ( pare dell’8/10/2014 ) neanche mi è mai stato notificato o anche solo debitamente comunicato nei contenuti non essendo io ( a quanto detto ) stato inserito tra gli indirizzi eppur essendo il padre e quindi di diritto e dovere interessato dai provvedimenti ivi contenuti
    e che per ogni altra eventuale richiesta avrei dovuto fare esclusivo riferimento ai sopra nominati Assistenti Sociali,
    oltretutto contattandomi costei ( il tutore, Malgherini Cristina del Comune di Roma ) non prima di circa tre mesi ( ! ) e solo a seguito di più richieste verbali e scritta rivolte ai medesimi suddetti Assistenti Sociali
    e con ancora pesanti giudizi e/o provvedimenti emessi nei confronti della mia persona ( e di padre ) basati però, nella nuda e cruda realtà, su di abnormi e/o avverse tendenziosità e insignificanze ed erronee valutazioni;
    per l’appunto, per farsi una idea del reale comportamento di indagine posto in essere nei confronti miei e di mia figlia dai su nominati Assistenti Sociali e da personale del N. A. E. ( appartenenti tutti all’ex IV Municipio ) sarebbe più che sufficiente ascoltare due audio registrazioni: la prima corrispondente ad un colloquio tenuto con mia figlia e me padre dai primi di detti operatori ( c/o l’abitazione di Via Augusto Genina civ. 10 ) e la seconda corrispondente ad un altro colloquio anche tenuto dai predetti primi operatori con mia figlia ( questo presso la loro sede di appartenenza di Via Umberto Fracchia civ. 45 ) in cui si ascolta principalmente l’Assistente Sociale Deborah Maffeo che comunica con costei e marginalmente quella di un altro soggetto femminile, con in finale il subentro del sopra nominato zio materno ( lì presentatosi e ammesso eppur essendone inopportuna la presenza in tale circostanza di accertamento, in quanto egli stesso coinvolto ) nonché visionare la video registrazione relativa a un terzo colloquio/accertamento anche svolto presso la suddetta abitazione ( di Via Augusto Genina al civ. 10 ) in cui si riconoscono anche i secondi dei sopra detti operatori ( il tutto ascoltabile e visionabile ai file_audio_2 e 3 ed al video_5 )
    quest’ultimi appartenenti al Nucleo Assistenza Emarginati ( addirittura ) che, oltretutto, seguentemente producevano senza averne titolo né fornendo una qualche concreta motivazione, la seguente testé richiesta: “A parere degli scriventi il comportamento del signor Silvestro meriterebbe una valutazione appropriata da parte di personale medico competente al fine di determinare eventuali patologie psichiatriche” ( pag. 12 del doc. 149 ) ED APPARENDO ANCOR PIU’ GRAVE TAL AGIRE CONSIDERATA L’INESISTENZA DI PRESUPPOSTI ATTI A GIUSTIFICARE LA LORO RICHIESTA E LE EVIDENTI IRREGOLARITA’ E/O PROVOCAZIONI ATTUATE DAI STESSI DURANTE LA RELATIVA CIRCOSTANZA DI VISITA DOMICILIARE ( di cui al file video_5 );
    quindi raffrontare ciò che chiaramente e inconfutabilmente si evince da tale ben più concreta e comprovante ( delle chiacchiere ) documentazione audio e video ( per l’appunto ai file audio_2, 3 e al video¬¬_5 ) – ovvero: la condizione di serenità e benessere di mia figlia; presunti comportamenti di circonvenzione o plagio posti in essere nei confronti della medesima; l’assoluta inesistenza di specifiche, concrete e supportate contestazioni di tali operatori relativamente allo stato o condizione di mia figlia ( ora come allora stando infatti benissimo ); provocatori e ingiustificatamente ostici/ostili come inopportuni ( ed alquanto “inquisitori” ) comportamenti dei medesimi – con i loro seguenti ed attinenti rapporti per rendersi effettivamente conto della loro correttezza o scorrettezza nel riferire all’Autorità ( ! );
    EVIDENZIANDO INOLTRE CHE QUESTI SEMBREREBBERO IMPLICATI IN ULTERIORI ( PRECEDENTI ) VICENDE DEL MEDESIMO O SIMILARE GENERE ( ! );
    ma soprattutto potrebbe ancora farsi ascoltare la minore ( poiché ha quindici anni di età ) però tramite personale deontologicamente corretto più che di subordine, rispettosamente ritenendo che sia già stato dato più che concreto e ampio esempio di superficialità e travisamento a danno della mia immagine di uomo e padre come anche della vita di costei ed ancora meglio se con un più pulito e diretto colloquio con la medesima in considerazione del fatto che ben conosce gli accadimenti e sa esprimersi e perciò non necessiterebbe di “interpreti” ( ! )
    COSTEI SEMPRE AMATA E CURATA DALLO SCRIVENTE PADRE E NON MALTRATTATA O DISAGIATA O TRASCURATA COME E’ STATO MENDACEMENTE DICHIARATO NEGLI ATTI ( ! ).
    A seguito di tutto ciò tale mia figlia è da più di sei mesi mantenuta contro la sua volontà presso la suddetta struttura religiosa di “Casa famiglia” ( avendo più volte rappresentato ma invano, di rivolere indietro la propria vita anche per tornarsene a casa unitamente al padre/scrivente ) con altre ragazze, queste sì con reali “problematiche” ed alle quali costei deve alle volte far fronte come può. Ivi trattata bene e ci mancherebbe il contrario, ma obbligata a sottostare a spesso inquietanti comportamenti ( di cui alcuni esempi ravvisabili nel doc. 165 ) ed a regole più rigide di quelle di una struttura restrittiva ( sotto parecchi aspetti ) oltre a bigotte imposizioni e abnormi punizioni ( a mio paterno ma più che obiettivo punto di vista ) asserite necessarie e/o educative
    come:
    meccanicamente ( o subordinatamente ) considerata e trattata alla pari di una ragazza con problematiche psichiche eppure avendo il personale “educativo e tutelante” riferito di avere in realtà ed al di là di quanto è stato scritto senza controllo, nel senso “è così punto e basta”, compreso che la stessa sta bene ed è socievole come anche produttiva in ambito scolastico , ma del resto come lo è sempre stata ( e ciò lo si evincerebbe anche ascoltando e visionando i file audio_2 e video_5, 6 e 7 ) ed inoltre, avendomi anche conosciuto e “fin troppo ben osservato” mentre mi rapporto con la medesima, anche che la sua attuale situazione di certo non può dipendere da difficoltà e/o disagi di tipo familiare e/o psicologico ( proprio perché per l’appunto non ve ne sono mai stati ) bensì da ben altra situazione, effettivamente poco chiara e sulla quale andrebbe fatta debita luce per gli immediati provvedimenti riparatori e di Giustizia soprattutto volti a dissuaderne il reiterarsi, anche a danno di altri ( ! ).
    SI EVIDENZIA CHE IN DATA 27/05/2015, ALLE ORE 14.30, DIETRO INVITO, LO SCRIVENTE INCONTRAVA L’ASSISTENTE SOCIALE MALGHERINI CRISTINA ( tutore della figlia ) E IN TAL OCCASIONE, OLTRE AD AGGIORNAMENTI DI MINIMO RILIEVO RICEVEVA DALLA STESSA ( con richiesta di farne esclusivo utilizzo di conoscenza per il conseguente agire di attenzione ) FOTOCOPIA DI UN INQUIETANTE DATTILOSCRITTO DI UNA PAGINA E MEZZA PRIVO DELLA SUA PARTE SOTTOSCRITTA ( MA DI CUI PARE COMUNQUE INTUIBILE LA MANO AUTRICE ) CHE SI ALLEGA ALLA PRESENTE LETTERA PER OGNI CONSIDERAZIONE D’INCREDULITA’ (doc. 165);
    SI EVIDENZIA INOLTRE CHE IL TUTORE MANIFESTAVA ALLO SCRIVENTE LA PROPRIA PERPLESSITA’ IN MERITO AL FATTO CHE LO SI VOGLIA FAR SOTTOPORRE AD ACCERTAMENTI C/O IL LOCALE D. S. M. ( DIPARTIMENTO DI SALUTE MENTALE ) CON LA MOTIVAZIONE DI DOVER VERIFICARE LE SUE CAPACITA’ GENITORIALI ( COMUNQUE UN PO IN RITARDO AVENDO COSTUI CRESCIUTO SUA FIGLIA DA SOLO PER CIRCA SEI ANNI SENZA, AL RIGUARDO, INTERESSAMENTI/VERIFICHE DI NESSUN GENERE ) NON ESSENDO TALE UFFICIO “SANITARIO” ESPRESSAMENTE COMPETENTE PER TALI FINALITA’
    ED IL PROPRIO TIMORE CHE SI POSSA ALTRIMENTI ARRIVARE AD ORGANIZZARE E DISPORRE UN T. S. O. ( il Trattamento Sanitario Obbligatorio );
    come:
    impedita od ostacolata ad incontrarsi, con regolarità ed in piena libertà, con le amiche per i frequenti e improvvisi ostacoli frapposti, parrebbe finalizzati ad allontanarla dalla sua precedente vita sociale e dal padre ( ebbene sì ) per avvicinarla a quella della struttura (doc. 165) come: orari di uscita e rientro non praticabili od in piena sicurezza; impegni con banalità sociali e da “dama di compagnia” ad una delle altre ragazze ospitate presso la struttura ( quando a volte rimane sola ) o con altre pretestuosità e/o complicanze del tipo “non hai fatto la richiesta scritta od in tempo” o “non stai mai a casa”; etc. e sino a poco tempo addietro anche obbligandola, a pena di non farla uscire, a richiedere a queste di passarla a prendere presso la struttura ivi presentando anche una copia del documento dei genitori ( se lì presenti per motivi di accompagno ) per così visivamente verificare con chi esce per asserite questioni ( spinte forse all’eccesso ) di responsabilità e/o timore che si veda con me padre ( dipinto quasi alla pari del personaggio fiabesco “barbablù” ) al di fuori delle giornate preorganizzate e senza la prevista “tutela” che, con tutto il dovuto rispetto è stata proposta e/o predisposta senza un solo effettivo ed oggettivamente accertato motivo ( di cui vedasi la documentazione allegata ai file audio_2 e video_5, 6 e 7 che prova infatti l’assoluta condizione di serenità e benessere generale della minore, sia appena precedentemente al disposto iter neuro psichiatrico e sia poco dopo averlo concluso )
    ed oltremodo complicandole la situazione con sfiancanti “tour de force” di studio, protratti pure quando sta male ( fatto verificatosi una sola volta ) e/o nel fine settimana ( che andrebbe dedicato al riposo ) finalizzati a farle ottenere quanto più massimi risultati con cui, sotto il profilo del rendimento scolastico, andare probabilmente anche a “puntellare” i provvedimenti sin a oggi adottati ( nel presumibile senso di potersi anche dichiarare: “da quando è con noi va molto meglio a scuola” ) e non apparendo per null’affatto impensieriti che tale modo di agire va ovviamente a discapito dei rapporti sociali e dell’equilibrio psico-fisico ( ! );
    come:
    ignorata o non debitamente accudita anche nell’importantissima necessità di vestire ed apparire ( essendo adolescente e studentessa presso il Liceo Giulio Cesare” e proprio perciò tenuta ad osservare le note od intuibili regole di tal età ed ambito per non rischiare di essere ivi isolata ed emarginata ) e di tutta irrazionalità, nel contempo anche ostacolando me padre dall’economicamente subentrare ( eppur come potrei essendomi stata sospesa la “patria potestà” e l’attività di servizio nella Polizia, con quindi con seguente dimezzamento dello stipendio ) peraltro omettendo di attribuirle una congrua paghetta settimanale per le più basilari necessità personali, non solo di diritto ma anche tutelate dalla Legge.
    Si evidenzia che a seguito di più e civili rimostranze ( anche ) dello scrivente padre e soltanto dal mese di Aprile c. a. ( ossia dopo otto mesi ) a mia figlia ( di quindi anni ) veniva attribuita la simbolica piuttosto che servibile paghetta di dodici euro al mese ( ! );
    come:
    impedita a incontrare ed abbracciare con debita e umana regolarità, nonché in libertà all’esterno della struttura, la sua amata cagnetta “Sassa” ed il suo gatto “Puccio”, prelevati forzosamente e con evidenti illegittimità – ovvero: senza consentire al sottoscritto di affidare tali “compagni” animali piuttosto a persone di fiducia; senza avergli rilasciato un apposito verbale ed oltretutto, avendogli contestato che questi erano privi del “chip” e perciò, a loro asserire, proprietà di nessuno, non procedendosi però alla comminazione della prevista sanzione amministrativa facendo pertanto risultare tale loro agire arbitrario o al pari di un furto – dall’Ass. Sociale Deborah Maffeo dell’ex IV Municipio del Comune di Roma ( e da una presumibile collega della stessa, sconosciuta però al sottoscritto ) per tenerli in un luogo ad oggi non comunicato nonostante più richieste in tal senso;
    come:
    impedita a svolgere l’attività sportiva della “pallavolo” presso la palestra che ha sempre frequentato ( prima di essere “relegata” nella sopradetta struttura di “Casa famiglia” ) ove era legata da rapporti di amicizia ed affettivi sia con le allieve che con l’istruttore e il responsabile Piero, per le addotte seguenti motivazioni: “… non puoi perdere tutta la giornata per recarti e tornare da pallavolo … devi anche studiare …” E COME SE GIA’ NON LO FACESSE TUTTI I POMERIGGI DI CINQUE GIORNI SU SETTE ( CON ANCHE IL SABATO MATTINA PRESSO L’ISTITUTO SCOLASTICO ) E NON AVESSE QUINDI IL DIRITTO DI DEDICARSI A UN GIORNO DI SPORTIVITA’ IN SACROSANTA TRANQUILLITA’
    ed iscrivendola quindi, dopo però più mesi tenuta inattiva ad attendere le loro decisioni in merito ( si immagini se si trattava di qualcosa di più serio ) presso una palestra dello medesimo ambito scolastico ove, pazientemente, ha dovuto ricominciare a costruirsi ruolo e rapporti ( ! );
    come:
    limitata od impedita nei suoi desideri di adolescente in quanto ritenuti non fattibili per asserite questioni di responsabilità e/o precocità, come, per es.: uscire di sera per consumarsi una pizza con le amiche pur senza fare tardi o dormire presso l’abitazione di una di queste od ancora, uscire dalla struttura prima del solito “tardo” orario pomeridiano in modo tale da non essere poi costretta a correre ed a scapicollarsi nel rispettare gli appuntamenti od essere lasciata libera da regole ed impegni almeno per un giorno alla settimana a fare ciò che più preferisce,
    arrivando addirittura a chiederle di fornire i numeri di cellulare di tutte le sua amiche ed amici come anche dei loro genitori, per asseriti motivi di controllo e tutela ( ! ).
    come:
    impedita a contare sulla loro parola avendo la ( fastidiosissima ) abitudine di rimangiarsela per un nonnulla o per assolute pretestuosità e così stravolgendo i programmi di mia figlia prestabiliti con le amiche ( e dallo stesso personale della struttura precedentemente avallati ) causandole intuibile insicurezza, impossibilità a organizzarsi, allontanamento delle amiche ( intuibilmente stufe di accollarsi le conseguenze di tali problematiche ) nonché ovvi stati di stress ogni qualvolta si avvicinano i giorni e gli orari di uscita per il timore di sentirseli annullare o posticipare ( ! ).
    Si evidenzia che tale modo di agire sembra essere stato moderato da questo trascorso mese di Giugno c. a.;
    come:
    condizionata e/o “intimorita” dagli iter psichici ai quali è stata sottoposta c/o la A. S. L. RM/A di Via Dina Galli civ. 8 ( con personali dubbi e in ogni caso, che questi andranno a contrastare quanto sino ad oggi scritto ) a seguito di superiori determinazioni doverosamente da rispettare ma assolutamente non condivise e che neanche mi sono potuto permettere di impugnare, sia perché nessun Decreto o Dispositivo del Tribunale per i Minorenni mi è mai stato effettivamente notificato ( o anche soltanto debitamente comunicato ) e sia perché tali atti comunque costerebbero e, come si intuirà dalla lettura della mia sotto esposta situazione generale, io sono stato invece ridotto praticamente sul lastrico, oltretutto con la busta paga che, in un asettica teoria dei conti, neanche mi consente di usufruire del patrocinio gratuito;
    tali iter ( oltretutto estenuanti per una minore )
    somministrati ( anche ) dalla Dr.ssa Daniela Carosella che, a dirne soltanto un paio ( ! ) alcune settimane addietro travisava od erroneamente traduceva una mia educata e cortese richiesta di essere accanto a mia figlia, in un suo momento di sconforto e preoccupazione ( eventualmente anche attendendo al di fuori del suo studio ) per iscritto riferendo al Tribunale per i Minorenni di Roma, tra le altre, che nella circostanza avrei posto in essere comportamenti prepotenti ed anomali e definendomi in finale nocivo per la minore ( ! ).
    ***
    Tali fatti mi sono stati riferiti via telefono cell. dall’Avv. Francesca Rossetti, la quale mi comunicava anche che in merito e previo versamento alla sua persona di 250,00 euro ( che lo scrivente, privandosi di proprie necessità, ha effettuato in contanti ) avrebbe prodotto atto d’impugnazione presso il predetto Dicastero minorile.
    Tale Avvocato proponeva ed otteneva dal sottoscritto anche il versamento di una cifra di 500,00 euro ( che lo scrivente, privandosi di altre proprie necessità ancora effettuava in contanti alla sua persona ) a suo dire necessaria per pagare imposte di bollo per potersi costituire nel giudizio che si sarebbe svolto presso il predetto Dicastero – anomalo però il fatto che quella mattina mancò poco che neanche venisse ammessa dal Giudice ( ! ).
    ***
    Costei ( La Dott.ssa Daniela Carosella ) sottoponendo mia figlia a un enormità di colloqui e test dai più ritenuti inadatti o eccessivi per correttamente valutare tale minore, tra cui, addirittura, un multifasico della personalità MMPI – 2 ( da 400 domande ) che porrebbe in difficoltà un adulto figuriamoci un adolescente ( ! ).
    ECCOLI QUINDI SPECIFICATI ALCUNI DEI “PERSONALI DUBBI” SU ESPRESSI E COMUNQUE SPERANDO CHE COSTEI TRADURRA’ CON COERENZA/CORRETTEZZA OGNI TEST SOSTENUTO DA MIA FIGLIA ESCLUSO NESSUNO ( ! );
    temendo infatti che costei, come sopra accennato, non andrebbe mai e in ogni caso a contrastare quanto sino ad oggi affermato e scritto, ovvero che, forte di quell’ampia e libertaria discrezionalità di vedute concessa alla psicoanalisi veda il naturale affetto che prova mia figlia nei confronti di me padre scrivente ( in ovvio contrasto con le accuse di maltrattamento, disinteresse e/o incuria operate presso l’Istituzione Questura di Roma, di cui all’attuale proc. penale per Stalking ) come DIPENDENZA O ASSOGGETTAZIONE e il suo fermo difenderne amorevolezza, correttezza e ragioni ( in quanto da lui cresciuta da solo per circa 6 anni e testimone dei fatti oggetto di attuale attenzione da parte dell’A. G. ) in un subito PLAGIO e così anche rendendolo inattendibile quale unico testimone del padre/scrivente ( ! );
    stesso iter che, oltretutto e come non sospettarlo considerato l’andamento visto da circa venti anni ad oggi, potrebbe essere anche e meramente volto a chiudere il cerchio non potendosi ovviamente insinuare/asserire dell’esistenza di problemi psichici senza consigliarne/disporne analisi e riparo, con quindi un presumibilmente certo iter di psicoterapia che verrà proposto/disposto a tal fine nei suoi confronti ( ! ).
    ***
    IN TAL SENSO SPERO DI SBAGLIARMI PERCHE’ ALTRIMENTI SI TRATTEREBBE DI UN VERO E PROPRIO ULTERIORE INFIERIRE PER “METTERE A POSTO LE CARTE” ( ! ).
    ***
    Comunque lo stato di benessere generale di mia figlia ( constatato esistente fin da prima che iniziasse il suddetto iter psichiatrico ) sarebbe anche stato relazionato/testimoniato dalla Psicologa e Psicoterapeuta Dott.ssa Morana Carmela ( con studio in Roma alla Via Rubicone civ. 27 ) – in quanto ebbe a colloquiarvi appena pochi giorni prima dell’inizio del suddetto iter, riferendo di non avere riscontrato disagi né disturbi e che per l’appunto ne avrebbe relazionato – se non si fosse verificato che, successivamente, come intimorita e preoccupata, mi rappresentava ( telefonicamente ) di non essere più in grado di seguire la minore in una vicenda che arrivava testualmente a definire “più grossa e complessa del previsto”;
    STESSO BENESSERE GENERALE CHE AL DI LA DI TUTTO SAREBBE PER L’APPUNTO PERFETTAMENTE RISCONTRABILE VISIONANDO LA DOCUMENTAZIONE ALLEGATA ( di cui al video_5 e 6 ) RISALENTE A PRIMA DELL’INIZIO DELL’ITER PSICHIATRICO E (al video_7/A, 7/B) CHE LA MOSTRANO INVECE GIORNI DOPO AVERLO CONCLUSO. IL PRIMO GIRATO AL DI FUORI DELL’OPPRIMENTE STRUTTURA CHE ATTUALMENTE DEVE OSPITARLA E IL SECONDO AL SUO INTERNO ( nel bagno della sua cameretta – e che si notino gli evidenti e differenti stati emotivi ).

    come:
    impedita dal suddetto tutore (doc. 154) a incontrarsi con il legale ( Avvocato Francesca Rossetti ) in quanto ritenuto non opportuno – pur avendosi però tollerato o permesso od ignorato l’accesso alla sopradetta struttura di “Casa famiglia” ( per visite a mia figlia ) a soggetti “conosciuti” ma però privi delle debite autorizzazioni – e soltanto successivamente “riprendendo” tale diniego per “modificarlo” in una concessione ad effettuarlo il richiesto colloquio, sì ma in sua presenza per asserite questioni di “tutela”
    e nei confronti di chi ( ? ) dell’avvocato ( ? ) o piuttosto, ritenendo che non possa essere stata disposta dall’A. G. minorile “la tutela” da un difensore legale ( che ha comunque rimesso il mandato ) per “tutelare” chi e da cosa in realtà ( ? ).
    ***
    Si evidenzia che il 19/5/2015, nell’udienza svolta presso il Tribunale per i Minorenni di Roma, il suddetto Avvocato Rossetti Francesca rimetteva il proprio mandato innanzi al Giudice.
    ***
    Tali visite “irregolari” – su testimonianza di mia figlia effettuate dal Tabascio Antonio ( zio materno ) nonché dalla madre di Luca ( ultimo compagno della fu Tabascio Francesca ) – venivano fatte presenti al tutore Cristina Malgherini che però successivamente ne negava recisamente l’esistenza come segue: “… a me non risultano sig. Silvestro”;
    come:
    impedita ad assentarsi ( una giornata ) da scuola pur avendo manifestato un malessere e conseguente stanchezza per la nottata trascorsa insonne, ovvero negandogli il riposo anche innanzi a chiaramente esposte problematiche di salute, presumibilmente preferendo o dovendo dare priorità ai risultati della scuola ( nessun assenza con quanto più massimi voti possibile ) piuttosto che a un più corretto e cautelare equilibrio tra gli impegni e l’indispensabile riposo relax ( ! ). Si precisa che detto comportamento è stato posto in essere in una unica circostanza;
    come:
    trascurata o non debitamente curata anche negli importantissimi aspetti del vestire e dell’apparire ( necessità personali della minore tutelate, se non da un specifico buon senso, dall’Art. 147 del C. C. e successive modificazioni ) per un più corretto ed aggiornato inserimento nel suo ambito scolastico e mondo di adolescente. Si evidenzia che ciò di cui attualmente veste la minore è stato infatti per la maggiore parte procurato/comprato dal padre/scrivente, nonostante le difficoltà economiche in cui lo stesso si trova;
    come:
    impedita a liberamente comunicare con la mia persona di padre a mezzo del telefonino personale ( pur non esistendo in tale senso alcun divieto da parte dell’A. G. minorile ) avendo adottato il sistema asserito “educativo” del suo sequestro e/o non ricarica ed anche per delle settimane, con motivazioni del tutto pretestuose e arbitrarie ben potendo, se proprio ritenuta necessaria “la punizione” piuttosto che il dialogo ( anche razionalmente e moderatamente “duro” ) adottarne forme che non l’allontanino dal padre e unico genitore rimastole, in realtà amorevole e protettivo e che non ha mai neanche solo pensato di maltrattarla o spingerla nel disagio come asserito in atti ( ! ).
    FATTI RIFERITI AL TUTORE CRISTINA MALGHERINI ( più volte ) MA SENZA DI CONSEGUENZA VEDERE INVERSIONI NE’ SIGNIFICATIVI ATTENUAMENTI DI TALI SISTEMI RITENUTI “EDUCATIVI” PRESSO DETTA STRUTTURA DI “CASA FAMIGLIA” ( ! )
    ***
    COSTEI CHE PERALTRO ANTICIPAVA ALLO SCRIVENTE ( di cui alla mail al doc. 167 ) DI PROSSIME DETERMINAZIONI DEL II° COLLEGIO CIVILE DEL TRIBUNALE PER I MINORENNI, DI LIMITAZIONE DELLE TELEFONATE CON LO SCRIVENTE PADRE A UNA VOLTA OGNI TRE GIORNI E DI POTERLO VEDERE SOLO IN UNO SPAZIO NEUTRO ( ! ).
    ***
    E ANCHE AL CURATORE SPECIALE AVV. GIUSEPPINA MENICUCCI ( con studio in Via Ippolito Nievo ) LA QUALE PROVVEDEVA, IN DATA 22/04/2015, AD ASCOLTARE LA MINORE ( mia figlia ) SEPPUR, A DIRE SICURO DI QUEST’ULTIMA, SOSTENENDO INFINALE LA VERSIONE DELLE SUORE PRESENTI E CONCLUDENDO IPOTIZZANDO PLAGIO NEI CONFRONTI DELLA STESSA.
    SI EVIDENZIA INOLTRE CHE LA MINORE, DA QUANDO SI TROVA IN TALE SITUAZIONE DI “RESTRIZIONE E SEPARAZIONE” DAL PADRE, ACCUSA L’INTERRUZZIONE DEL CICLO MESTRUALE E RISULTATI SCOLASTICI NON BUONI ( ! )
    DI RECENTE LAMENTANDO ANCHE UN PO TROPPO MISURATE PORZIONI DI CIBO ( ! )
    E DI RECENTE ANCHE COMPORTAMENTI COME TENDENTI AD INDURLA A MANIFESTARE LA VOLONTA’ DI CAMBIARE CASA FAMIGLIA O LAMENTELE FACILMENTE TRAVISABILI, COME: frequenti richiami ad alta voce anche davanti ad altre persone per assolute banalità; frequenti girate di spalle effettuate di punto in bianco e nel mentre comunica per esporre domande o richieste; convocandola o entrando nella sua stanza per poi però limitarsi a fissarla per più che svariati minuti senza proferire parola e dopo di che, spesso, congedandola asserendo di “parlarne dopo” per rammentati inderogabili impegni; etc. ).

    A tale punto giunti potreste giustamente chiedervi: chissà quale sarà il mio “peccato” o cosa avrò mai commesso, fatto o detto per incappare in siffatti, tanti e ad ogni grado come in ogni luogo poco chiari od ostativi e/o avversi e/o svianti e/o omissivi e rigidi provvedimenti coinvolgenti anche tale figlia ad una vita di tribolazioni che non merita ( ? );
    IN VERITA’ NULLA DI MALE O DI SCORRETTO MAI ( ! ).
    Vi chiederete allora se sono assistito da un avvocato ( ? ).
    In realtà venni obbligato dagli eventi ad incaricarne due ( l’Avvocato Rossetti Francesca e l’Avvocato D’Angeli Massimiliano, entrambi del Foro di Roma ) pur non avendo idea di come sarei riuscire a reperire il denaro per retribuire il loro lavoro difensivo ( dai stessi presunto tale ) garantendomi nel contempo il necessario a vivere dignitosamente sia da uomo che da padre ( di due figlie ) trovandomi in effetti in una situazione di indigenza conseguita mio malgrado dalle sotto esposte vicissitudini lavorative.
    Ad oggi hanno entrambi rimesso il mandato.
    Io, Silvestro Giuseppe, sono solo in questa silenziosa battaglia per affermare le mie eppur ampie ragioni con la verità ( evidentemente scomoda ) in quanto privo dei genitori trapassati ad altra esistenza e di familiari che mi possano o vogliano dare supporto per questioni di mentalità e/o trascorse vicissitudini di contrasto; privo ( o privato ) di conoscenti – anche per l’intuibile imbarazzo e confusione di questi innanzi ad innascondibili e compromettenti ( oltre che persistenti e pretestuosi ) accertamenti psichiatrici con estremi provvedimenti di destituzione e sospensione ed allontanamento da Roma – e comunque non tali da concluderci qualcosa più di “due chiacchiere”;
    io comunque con orgoglio appartenente alla Polizia di Stato da 25 anni e da circa 20 di questi sottoposto proprio presso tali ambiti ad ingiustificabili ed ingiusti provvedimenti a carattere punitivo e ostativo di vario genere per gli effetti di cui ne risulto indebitato a vita ed oltretutto, con attualmente che mi trovo anche privo di tale attività in quanto sospeso dal servizio ( ! ) POSSO FARE BEN POCO E CON FATICA PER SOSTENERE IN PARTICOLARE LE SPESE DI DIFESA, DA TEMPO INCOMBENTI PER CONSEGUENZA DELLA SITUAZIONE ESPOSTA NELLA PRESENTE, DI CUI:
    a) al procedimento giudiziario instaurato o ravvivato presso il Tribunale per i Minorenni di Roma su basi prodotte da: personale del precedente ambito scolastico di mia figlia ( con più dichiarazioni insignificanti ed avversamente tendenziose oltre che travisanti della realtà ); personale appartenente al ex IV Municipio ( con dichiarazioni avversamente tendenziose e frutto di: erronee valutazioni e/o strumentali mendacità e/o travisamenti ed ingigantimenti dei fatti ); Pascale Giuseppe, attualmente il principale accusatore di turno della mia persona ( con dichiarazioni false ed artefatte e/o frutto di travisamenti ed ingigantimenti ed in merito a cui esporrò nella Parte III^ ).
    Presso tale Dicastero della Giustizia Minorile l’ultima Udienza si è svolta il 27/01/2015 ma non vi ho potuto essere presente in quanto non convocato eppur essendolo stato però per altre precedenti in cui mi trovavo in stato di arresto o altra restrizione che mi impediva di prelevare comunicazioni c/o il domicilio di residenza e ovviamente non ammesso dal Giudice pur essendo stato fatto presente che mi trovavo al di fuori dell’aula
    ed anche il 19/5/2015 si è svolta c/o il Tribunale per i Minorenni un Udienza ma senza che neanche in questa io sia stato convocato.
    Ad oggi io e mia figlia Mirella siamo in attesa delle determinazioni che prossimamente verranno adottate dal II° Collegio Civile del predetto Dicastero ( ! );
    b) al procedimento giudiziario instaurato c/o il Tribunale Ordinario di Roma sulle stesse sopra accennate basi prodotte dall’accusatore di turno Pascale Giuseppe ( di cui sopra alla lettera a ) e con la prima Udienza preliminare che si è svolta questo 24/02/2015 con ivi me presente;
    ebbene premettendo un assoluta fiducia/speranza nella Giustizia e nel Suo Giudice, per quanto ho avuto però modo di sentire ed osservare sin ad oggi sulla mia pelle ( a non soltanto mia opinione denotante una evidente e forte volontà a me avversa e pare capace di tutto ) temo che potrebbe tentarsi di imbrigliarlo verso determinazioni sfavorevoli alla mia persona ponendo ( o già avendo posto ) in rilievo determinati documenti e atti piuttosto che altri ( ! ) nonché predisponendo una difesa passiva e arrendevole ad esporre fatti inconsistenti e ininfluenti e che non “veda” e/o non trasmetta al Giudice le mie pur ampie ragioni ( ! ); comunque la prossima Udienza è stata stabilita al 13 Novembre 2015 c/o l’Aula 19 dell’edificio B;
    c) all’ennesimo procedimento disciplinare ( il quinto volto a destituirmi dalla Polizia di Stato ) questo instaurato ai sensi dell’Art. 7, D.P.R. 737 del 1981 sulle basi fornite da un altro accusatore di turno ( l’Avv. Alessandro Riggio, dal sottoscritto denunciato all’Ordine e alla Procura della Repubblica – doc. 146 ) di cui la fase finale della trattazione orale – seguente però un istruttoria segnalata ad A. G. e Vertici Gerarchici in quanto come volta ad agevolare il procedere verso detto estremo provvedimento pur se in assenza dei necessari presupposti – forse si svolgerà questo prossimo 21/07/2015 c/o il Consiglio Provinciale di Disciplina ( C.P.D. ) della Questura di Roma dopo essere stata posticipata per undici volte ( doc. 155 )
    E NON CI SI STUPIREBBE AFFATTO SE NEL FASCICOLO RELATIVO A TALE PROCEDIMENTO VI SIA SBUCATA ALTRA “INSOLUTEZZA” VISTA LA PERSISTENTE SITUAZIONE DI DISAGIO ( di cui la presente narrazione ) ED IMPOSSIBILITA’ A RECARSI PRESSO L’ABITAZIONE PER RITIRARE CON LA POSTA EVENTUALI “AVVISI” ( per il divieto imposto dall’A. G. G. I. P. del Tribunale Ordinario di Roma, nonché per essere stato privato della disponibilità delle chiavi di accesso );
    d) all’ennesimo iter di natura psichica instaurato ( con gravissime scorrettezze e illegittimità, specificate ai sottostanti punti 91 e 92 ) sulle stesse basi fornite dal principale accusatore di turno Pascale Giuseppe ( di cui alle soprastanti lettere a e b ) e successivamente dichiarandomene il protrarsi presso il settore di Neurologia e Psichiatria del C.M.O. di Roma – Cecchignola a data ancora ad oggi non stabilita in quanto sospeso a seguito del provvedimento restrittivo di divieto di dimora nel Comune di Roma emesso dall’A. G. G.I.P. del Tribunale Ordinario di Roma
    e quando verrà riavviato – non potendosi non considerare le relative basi di instaurazione ( predette al paragrafo sopra ) e le precedenti simili esperienze sotto esposte ( che anche lasceranno basiti ) – mi rincuorerebbe, almeno, non continuare a vedere ( o nelle risultanze ) il solito agire scorretto e tale da arrivare ad emettere una diagnosi non veritiera ( fatto più volte verificatosi come ben si evincerà dalla sotto esposta documentata narrazione ) volta a sostenere od a non contrastare quanto di ingiustamente avverso è stato sin ad oggi costruito, come mattoncino su mattoncino, nei confronti della mia persona e in modo tale da farla apparire psicopatologica e d’indole criminale.
    Chi sono … e perché.
    Il sottoscritto Silvestro Giuseppe, nato a Napoli il 16/4/1965 ( 349/6840211 o 346/3459159, e-mail super_peppeniello@libero.it ) residente a Roma Via Augusto Genina civ. 10 ma senza fissa dimora in quanto provvisoriamente domiciliato in un dormitorio ( sito in Roma a Via Rattazzi civ. 26, gestito da Suor Cristilina dell’Ordine delle Suore Missionarie della Carità ) poiché sottoposto a un provvedimento restrittivo dell’A. G. G.I.P. che, di fatto, gli impedisce di avvicinarsi all’abitazione e ad un conseguente provvedimento di sospensione dal servizio nella Polizia di Stato, che di fatto gli impedisce di fruire di un alloggio di servizio e ad un ancora conseguente dimezzamento dello stipendio che, a conti fatti, gli impedisce di potersi affittare una stanza sostenendo le relative spese ( ! );
    padre di Rebecca ( Roma, 29/03/1994 ) e Mirella Greta ( Roma, 25/5/2000 ) nella Polizia di Stato dal mese di Maggio 1990, appartenente all’Autocentro di Polizia di Roma ( sito a Via Alessandro Magnasco civ. 38 ) ma per l’appunto attualmente sospeso dal servizio a seguito del suddetto provvedimento emesso dall’A. G. G.I.P. del Tribunale Ordinario di Roma e successivamente colpito anche dall’inasprimento di tale misura con l’arresto del 03/08/2014 per essere condotto presso la struttura carceraria di “Regina Coeli” ove vi è rimasto sin all’attenuazione di tal ( estremo ) provvedimento con gli arresti domiciliari.
    Attualmente in libertà ma permanendo nei suoi confronti ( se non decaduto ) il divieto di avvicinarsi all’abitazione, ovvero ai luoghi frequentati dal Pascale Giuseppe ( ma senza però specificare quali questi siano ) ritenuta parte offesa nell’attuale procedimento penale per Stalking e più avanti meglio illuminato, né di comunicare con il medesimo se non autorizzato dalla predetta Autorità.
    All’origine
    oggetto di persistentemente ed ingiustificatamente avverse attenzioni presso ambiti del più forte potere Istituzionale dello Stato, con la sola colpa di avere tenacemente tentato di far valere diritti e ragioni, con i mezzi consentiti, nei confronti di Suoi medesimi appartenenti e Vertici.
    Testimonianza:
    “… perseguitato da un potere forte ed odioso, stritolato da una burocrazia demenziale ed i suoi diritti sono stati calpestati dallo strapotere di uomini che hanno anteposto le loro antipatie personali al reale dovere di ufficio. E’ già un fatto straordinario che nonostante tutto, almeno formalmente, un altra Istituzione e cioè quella della Giustizia Amministrativa, le abbia dato ripetutamente ragione. Tuttavia la ragione che lei ha ottenuto è ben diversa dalla Giustizia perché i Giudici di merito si sono fin qui limitati a sanare i provvedimenti emessi contro di lei ma senza mai raggiungere due obiettivi minimali: dissuadere da ulteriori azioni nei suoi confronti e compensare il danno subito, almeno con la condanna alle spese della parte resistente e soccombente. Detto ciò è piuttosto evidente che vi siano numerose persone gerarchicamente a lei sovrapposte ed anche un vertice a lei nemici …” ( tale testimonianza è allegata al doc. 156 ed è risalente all’anno 2013 ).
    Parte II^ – vicissitudini lavorative,
    con raccomandazione di leggere con pazienza ed attenzione poiché soltanto così si comprenderà ( se sarò stato chiaro ) il “sottile e letale” meccanismo in cui sono stato invischiato.
    1) Che entrato a far parte della Polizia di Stato il 09/05/1990, il sottoscritto veniva poi inviato a effettuare il corso presso la Scuola di Polizia situata in Trieste ed al termine di questo si determinava il suo trasferimento a Roma ove, presso il Commissariato di Polizia “Prati” della Questura di Roma, uno dei primi e più concreti provvedimenti adottato nei suoi confronti fu di punirlo con un “richiamo scritto”, relativamente ad un servizio di vigilanza svolto con turno notturno presso un obiettivo – pur avendovi impedito che vi si verificassero problemi e infatti concludendolo con regolarità – con l’accusa di aver conversato con un Carabiniere ( però anche egli lì in servizio ed in particolare di fatti attinenti proprio a quel servizio ) in atteggiamento ritenuto rilassato.
    Il sottoscritto non propose ricorso ( gerarchico ) avverso tale provvedimento per mera inesperienza e sottostima del problema che stava per nascere;
    2) che nel 1992 il sottoscritto veniva trasferito presso il “Reparto Volanti” della Questura di Roma ( il pronto intervento del 113 ) ove, dopo un breve periodo di apparentemente “tranquilla” attività, iniziarono ad evidenziarsi episodi di intolleranza nei suoi confronti, come tendenti ad emarginarlo e isolarlo, in nessun modo concretamente giustificabili essendo costui una persona con il proprio carattere ( ! ) ma comunque osservante e con buoni comportamenti verso chiunque e con già da allora episodi di sistematica e velata molestia e provocazione posti in essere ad orari notturni o di riposo, a mezzo di colpi come mirati e dosati inferti in corrispondenza delle pareti del suo alloggio o sopra la porta dell’ingresso.
    Tali fatti non sono mai stati formalmente esposti dal sottoscritto per evitare di essere frainteso alla pari di una persona “disturbata” con tutte le intuibili conseguenze del caso ( ! );
    3) che per tutta la durata del periodo di servizio ( operativo ) prestato presso il “Reparto Volanti” della Questura di Roma ( poco più di cinque anni ) al sottoscritto non venne aumentato e neanche “fisiologicamente” il punteggio valutativo annuale (doc. 2) pur non avendo: mai causato incidenti quando era impiegato come autista della volante, né disservizi o problematiche ( di qualsiasi genere ) quando era impiegato come capo pattuglia ( o volante ) né subito provvedimenti disciplinari ( eccezione fatta per un banale richiamo orale a causa dell’alloggio visto in lieve disordine a seguito di un controllo effettuato dall’allora Vice Dirigente Dr. Lucio Liberatore ) e ciò, oltretutto, pur avendo subito incidenti riconosciuti come dipendenti dal servizio ossia verificatisi durante l’adempimento del dovere;
    4) che presso la successiva sede di servizio ( dell’Ufficio di Gabinetto della Questura di Roma ) avendo lì avuto motivo di acquisire documenti tra cui il “Rapporto Informativo” del Funzionario di Gabinetto Dott.ssa Franchini Lucia (doc. 1) il sottoscritto veniva in tale modo a conoscere che con una lettera riservata indirizzata al Questore di Roma e relativamente al suddetto periodo di appartenenza (punto 2) era stato subdolamente e infondatamente indicato dalla Dr.ssa Giovanna Petrocca ( all’epoca dei fatti Funzionario di Nucleo del “Reparto Volanti” ) di esser stato egli stesso causa di detti episodi di intolleranza ( ! ).
    In merito a tal accuse ne apparve subito evidente l’infondatezza poiché dal Questore di Roma non furono adottati provvedimenti punitivi nei confronti del sottoscritto ( che altrimenti risulterebbero agli atti );
    5) che presso tale Ufficio di Gabinetto vennero anche disposti nei confronti del sottoscritto improvvisi ed inaspettati provvedimenti di spostamento di ufficio scarnamente motivati con asserzioni del tipo: “esigenze di servizio” ( ! ).
    Infatti, inizialmente assegnato all’Uff. Telegrafo, dopo alcuni mesi veniva autoritariamente spostato all’Uff. Servizi e dopo ancora qualche settimana da lì all’Ufficio Postale, sino a quando, con un messaggio urgente datato 27/06/1998 – comunicatogli però p. p. v. soltanto alle ore 18.00 circa del 30/06/1998, ovvero poche ore prima dell’ora in cui l’ordine con questo impartito avrebbe dovuto risultare già eseguito ( ed anche se gli uffici da questo interessati erano siti tutti nelle vicinanze come pur avendo potuto permettersi di concedergli il tempo necessario ad organizzarsi sia con la famiglia che in merito ad un genere di servizio del tutto diverso rispetto a quello sino ad allora svolto ) – gli veniva ordinato di aggregarsi presso il Commissariato “Ostia Lido” della Questura di Roma, per tutta la durata del periodo estivo (doc. 4);
    6) che sfortunatamente ( o fortunatamente ) il sottoscritto cadeva ammalato proprio da quella stessa sera del 30/6/1998 per “Faringo tracheite febbrile” e “Sindrome influenzale febbrile”, con totali sei giorni di prognosi scadenti il 05/07/1998 (doc. 5) e così glissando il sopradetto ordine di aggregazione ( ops );
    7) che rimessosi da tale malessere il sottoscritto riprendeva quindi servizio presso l’ufficio di appartenenza ( Ufficio Posta ) in data 6/7/1998 con turno 08.00/14.00.
    Intorno alle ore 9.00 di tale mattinata però, con perentorietà, il sottoscritto veniva convocato dal Funzionario di Gabinetto Dr.ssa Lucia Franchini e da costei inviato d’autorità presso l’Ufficio Sanitario Provinciale ( sito al piano soprastante ) per farlo lì sottoporre a visita a indirizzo psichico (doc. 6) dal di lì Direttore Dr. Sacco Paolo;
    8) nella stessa suddetta circostanza la Dott.ssa Franchini Lucia dava anche a conoscere al sottoscritto che tale decisione era stata adottata sulla base dei gravi contenuti di due relazioni di servizio (ai doc. 7 e 8) redatte sulla sua persona ma di cui però, lì permessagliene visione unitamente al “Rapporto Informativo” che le accompagnava (doc. 1) lo stesso riscontrò null’altro che travisamenti e affermazioni avversamente tendenziose prive di qualsivoglia riscontro, nonché, in particolare, un eccezionale anomala similarità ( quasi da sembrare un “copia e incolla” piuttosto che spontanee segnalazioni di natura disciplinari prodotte, in tempi diversi, da due superiori gerarchici ) sia nella forma che nell’orientamento delle accuse oltre che nel descrivere un disturbo psichiatrico, come fosse già “pronto e suggerito” per i sanitari e con in particolare, esponendo anche di aver provocato un diverbio con un anziano impiegato delle Poste dell’Uff. di Piazza S. Silvestro che risponde al nome di Ziantoni Renato.
    Costui stesso però, successivamente incontrato dal sottoscritto presso la sua suddetta sede di servizio per capire cosa stesse in realtà succedendo, con ivi presente la vice direttrice dell’Ufficio Postale manifestò di non sapere nulla della vicenda e per iscritto dei suoi buoni e rispettosi comportamenti (doc. 9).
    A nulla valse però fare presente tale testimonianza palesemente smentente alcune delle accuse ( e mettendo sotto una “più ampia e giusta” luce anche le altre ) dando così la percezione che piuttosto dell’accertamento del vero si cercasse solo un mero documento d’appoggio su cui basare provvedimenti di accertamento psichico e punitivi – INFATTI TALE PERCEPITO MODO DI AGIRE SARA’ CONFERMATO DALLE INNUMEREVOLI VOLTE IN CUI LO STESSO VERRA’ IMPUNEMENTE ATTUATO PER I SEGUENTI VENTI ANNI ( ! );
    9) che obbedendo all’ordine ( verbale ) della Dr.ssa Franchini Lucia, perciò, il sottoscritto dovette recarsi all’Uff. Sanitario Provinciale della Questura di Roma ( situato presso il piano sopra stante ) per sottoporsi a visita dal di lì Direttore Dr. Sacco Paolo ( oggi non più tra di noi ) dal quale, con fare frettoloso e un secco “mi spiace adesso sta tutto a te”, si vide irrogare i primi di un infinita e incalzante serie accertamenti di natura psichica da effettuare presso il C. M. O. della Cecchignola, questi dal giorno seguente 07/07/1998 (doc. 6);
    10) che con verbale del 9/7/1998 al sottoscritto venne quindi ritirata l’arma in dotazione individuale con anche le manette ed il tesserino personale di riconoscimento quale appartenente alla Polizia di Stato (doc. 10) irrogando così nei suoi confronti il primo più concretamente umiliante provvedimento originato da pur intuibili e palesate pretestuosità e/o mendacità ( ! );
    11) conclusi tali accertamenti psichiatrici, con decisione del 21/08/1998 – forzata dal Dr. Sacco Paolo lì presente in commissione ( inopportunamente avendone lui medesimo deciso l’interessamento – di cui sopra al punto 9 ) – veniva dichiarata la temporanea inidoneità del sottoscritto al servizio nella Polizia di Stato per trenta ( 30 ) giorni in quanto, asseritamente, affetto da: “Tratti ipertimici del se con in atto lievi note disforiche da ricontrollare” (doc. 11).
    ***
    DA QUI INIZIARONO AD ESSERE EMESSI NEI CONFRONTI DEL SOTTOSCRITTO PARERI MEDICI E PROVVEDIMENTI “A GOGO” TRA I PIU’ SVARIATI E CONTRASTANTI CON LA NUDA E CRUDA REALTA’ OLTRE CHE TRA LORO STESSI ( ! ).
    ***
    A tutela dei propri diritti il sottoscritto contattava il Prof. Maurizio Marasco ( Psichiatra e Psicopatologo Forense ) il quale, dopo essere stato informato dei fatti salienti inerenti la suddetta “problematica di lavoro” e dopo propri esaustivi accertamenti, con relazione clinica (di cui al doc. 16) permetteva allo stesso di impugnare tale ( evidentemente pretestuoso ) giudizio innanzi al T.A.R. Lazio ove, con esemplare Sentenza, se ne deliberò infatti l’assoluta illegittimità (di cui Sentenza 13155/1998 T.A.R. Lazio allegata);
    12) tale iter di accertamenti psichiatrici, durato tre ( 3 ) lunghi mesi, veniva poi concluso in data 30/09/1998 emettendo nei confronti del sottoscritto il seguente p. m. l.: “Idoneo al servizio nella Polizia di Stato” (doc. 12); presso il C. M. O. della Cecchignola pertanto, venne rilasciava allo stesso un foglio di uscita ( attestante tale riconosciutagli idoneità ) con cui poté riprendere servizio nel ruolo di appartenenza (doc. 13);
    13) che con verbale dell’1/10/1998 vennero riconsegnati al sottoscritto sia l’armamento di dotazione individuale che le manette e il tesserino personale di riconoscimento qual appartenente alla Polizia di Stato (doc. 14) disponendo però a sua insaputa incomprese ed umilianti verifiche del suddetto foglio di uscita (doc. 15);
    14) che per l’appunto il Professor Maurizio Marasco (già su nominato al punto 11) specialista Neurologo e Psichiatra, incaricato di Psico – Patologia Forense alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università La Sapienza di Roma, con la propria sopradetta relazione clinica, in particolare, accertava quanto segue: “… le varie diagnosi formulate dai sanitari che hanno posto in aspettativa forzata il Silvestro appaiono ictu-oculi pretestuose e niente affatto indicative di una patologia psichiatrica inquadrabile in un effettiva condizione di infermità mentale o di disturbo di personalità o di disagio emotivo …” (doc. 16);
    15) che venti giorni dopo aver concluso gli accertamenti psichiatrici ( quelli effettuati presso il C.M.O. della Cecchignola ) a seguito di altra ed avversa segnalazione prodotta dall’Isp. Capo Ardolino Eligio Gaetano ( già autore di una delle anzidette relazioni accusatorie – al punto 8 ) venne notificato al sottoscritto un provvedimento disciplinare di pena pecuniaria adducendo i seguenti motivi: “Comandato di servizio presso l’Ufficio Posta, rifiutava di registrare alcuni fax in giacenza rivolgendosi in modo irriguardoso nei confronti del superiore che gli aveva impartito l’ordine.” (doc. 18).
    Ma in realtà i fatti si svolsero diversamente avendo il sottoscritto null’altro che fatto presente al sopradetto superiore gerarchico, con allora lì presente l’Ag. Scelto Zanni Roberto ( attualmente in servizio presso l’Ufficio Servizi Tecnico Logistici della Caserma della Polizia di Stato di “Forte Ostiense” ) che la postazione fax era operativamente oltre che visibilmente già occupata dal Sovr. Agosta Armando e pertanto non gli si avrebbe dovuto richiedere, come in preda ad un mero capriccio, di “scalzare un superiore gerarchico per compiere un lavoro già ben effettuato.
    Il sottoscritto non produceva ricorso avverso tale provvedimento e anche in questo caso per mera inesperienza oltre che per non rischiare di inasprire il già teso clima lavorativo – ma invano ( ! );
    16) che poco tempo dopo venne notificata al sottoscritto anche un ulteriore lettera di contestazione disciplinare relativamente a un suo, asserito, essersi assentato da un obiettivo sensibile di cui era stato incaricato della vigilanza (doc. 19).
    Avverso tali addebiti il sottoscritto produceva le deduzioni (doc. 20) con le quali, in particolare, esponeva che prima di intraprendere quel servizio di vigilanza – dando in pieno assetto ed a tutti gli effetti il cambio apponendo la firma sull’apposito registro ( espletamenti di prassi che dallo stesso non furono effettuati proprio perché non ebbe ad intraprendere quel servizio ) – avvertiva l’acutizzarsi di un preesistente malessere al punto da far ritenere opportuno a personale della S. O. della Questura di Roma ( contattato con emergenza proprio per tale motivo ) di richiedere il suo accompagnamento al Pronto Soccorso del vicino Policlinico “Umberto I°” a mezzo di ambulanza (doc. 21) ma insolitamente però, andando successivamente a predisporre anche in modo tale da consentire l’apertura del procedimento disciplinare in argomento.
    A dirla tutta inoltre, se proprio si voleva punire qualcuno ( non si comprende però per qual effettiva mancanza ) allora avrebbe dovuto essere sottoposto ad inchiesta disciplinare il personale che smontava dalla notte, ovvero del turno di servizio immediatamente precedente a quello che avrebbe dovuto coprire il sottoscritto proprio perché non aveva atteso che lo stesso avesse regolarmente intrapreso il servizio prima di abbandonare il posto ( ! );
    oltretutto, discordantemente dalle accuse inizialmente formulate – avendogli contestato che al controllo del superiore gerarchico era risultato assente c/o l’obiettivo di cui era stato incaricato della vigilanza – il Questore di Roma infliggeva al sottoscritto una “pena pecuniaria” con i seguenti testé motivi: “Intraprendeva un servizio di vigilanza fissa in abiti civili. Nella circostanza si discostava dall’obiettivo da tutelare senza notiziare la Sala Operativa al fine di ottenere la temporanea sostituzione” (doc. 22).
    Anche relativamente a questo provvedimento il sottoscritto riteneva di non produrre ricorso ancora sottovalutando il caso e nella speranza di riuscire a non inasprire l’ancora più teso clima lavorativo – invano ( ! ).
    17) successivamente, con lettera del 15/02/1999 dell’Ufficio Sanitario della Questura di Roma a firma del Dr. Sacco Paolo – che si ricorda essere colui che determinò sia l’inizio che il proseguo degli innumerevoli accertamenti di natura psichica narrati nella presente – il sottoscritto veniva da questi proposto per l’adozione di un provvedimento disciplinare (doc. 23) solo per avergli inviato un telegramma (doc. 24) con cui, per le vie brevi, richiedeva notizie relative al rinnovo della patente ministeriale, scaduta da tempo e per la quale le più regolari richieste verbali in tal senso erano state lasciate senza riscontro;
    18) che a tale richiesta per l’adozione di un provvedimento disciplinare non veniva dato seguito, ma meno di un mese dopo, con lettera del 12/03/1999 del Direttore della Divisione Amministrativa e Sociale della Questura di Roma, fu disposto l’invio del sottoscritto presso il suddetto Uff. Sanitario Provinciale della Questura di Roma ( Diretto per l’appunto dal Dr. Sacco Paolo ) motivando che lì avrebbe dovuto essere sottoposto alla visita per la convalida della sua patente ministeriale (doc. 25). Presso tale sede tuttavia, anziché sottoporlo alla specifica visita, gli fu notificato che avrebbe dovuto sottoporsi ad accertamenti psichiatrici presso il C. M. O. della Cecchignola, il 15/3/1999, in quanto, asseritamente, affetto da anomalie comportamentali (doc. 26);
    19) che tali accertamenti psichiatrici venivano conclusi il 22/03/1999 con esito di sì idoneità del sottoscritto al servizio nei ruoli della Polizia di Stato (doc. 27).
    In tale stessa circostanza il sottoscritto veniva a conoscere ( per confidenza fattagli dal Dr. De Bonis Giuseppe, medico della Polizia ivi in servizio ) di velate pressioni ( telefonicamente ) poste in essere da Vertici della Questura di Roma volte a farlo giudicare non idoneo al servizio nella Polizia di Stato ( ! );
    20) che trascorsi appena due giorni dalla notifica di tale favorevole esito di sì idoneità al servizio – con un altro fax della Divisione Amministrativa e Sociale della Questura di Roma, questo datato 24/03/1999 – venne ancora disposto nei confronti del sottoscritto obbligo a presentarsi presso l’Ufficio Sanitario Provinciale, alle ore 9.00 del giorno dopo 25/03/1999, per motivi di rinnovo della sua patente ministeriale (doc. 28). Lì però, per la seconda volta, anziché sottoporlo a specifiche visite nei suoi confronti si disposero ( e sempre per volontà del fu Dott. Sacco Paolo ) accertamenti specialistici ad indirizzo psichico da effettuarsi, alle ore 9.00 del 25/6/1999, presso quel medesimo Ufficio Sanitario della Questura di Roma (doc. 29);
    21) lì puntualmente presentatosi, il sottoscritto vide disporre nei confronti della propria persona e nella solita manciata di minuti ( come se tutto fosse già stato deciso ) ancora accertamenti psichiatrici da effettuarsi il 5/07/1999 presso il Centro di Neurologia e Psicologia Medica di Castro Pretorio (doc. 30) e anche questi che vennero però conclusi a suo favore, avendosi emesso il seguente p. m. l.: “Idoneo al servizio di Polizia. Non necessitano ulteriori controlli” (doc. 31);
    22) che tale favorevole esito venne quindi trasmesso/comunicato al Direttore dell’Uff. Sanitario Provinciale della Questura di Roma Dr. Sacco Paolo il quale, ma non prima che fosse trascorso un mese, con una lettera riservata del 30/08/1999 (doc. 32) lo comunicava alla Dr.ssa Valeria Delle Rose ( il Dirigente dell’Uff. Passaporti, ove il sottoscritto prestava servizio ) la quale a Sua volta, quanto prima, avrebbe dovuto notificarlo al sottoscritto per il contestuale reimpiego dello stesso nei servizi di cui al ruolo di appartenenza; il tutto però, non andò per null’affatto in tale modo ( ! );
    23) infatti tale favorevole esito veniva sì fatto notificare al sottoscritto dalla Dr.ssa Valeria Delle Rose, con ( prevista ) contestuale restituzione dell’arma in dotazione individuale e quant’altro, ma solo appena prima di rendere efficace nei suoi confronti ( con ulteriore e subito successiva notifica ) un provvedimento di “sospensione dal servizio” (di cui sotto al punto 24) che, come si sa, prevede oltre al forzato allontanamento dal posto di servizio e il dimezzamento dello stipendio, anche il ritiro di quanto assegnatogli all’atto dell’assunzione, ovvero l’arma la divisa e quant’altro;
    24) che infatti con lettera di contestazione di addebiti del 28/5/1999 a firma del Dr. Domenico Sannino, era stato instaurato nei confronti del sottoscritto un procedimento disciplinare con l’accusa di aver riferito ai “mass media” notizie a carattere scandalistico (doc. 33 e 34).
    A conclusione del procedimento il sottoscritto veniva proposto per sei mesi di sospensione all’unanimità, ovvero con partecipazione punitiva anche dei due sindacalisti ( di cui uno appartenente al S.I.U.L.P. ) che in quella stessa circostanza composero il Consiglio Provinciale di Disciplina della Questura di Roma con però funzioni di difesa (doc. 35). Tale proposta fu accolta ed inflitta dal Capo della Polizia con notifica datata 12/11/1999 decorrente dal giorno seguente 13/11/1999, con quindi nuovo ritiro dell’arma in dotazione individuale ( che pochi minuti prima gli era stata consegnata ) della divisa e quant’altro (doc. 36);
    25) che una istanza di ferie prodotta dal sottoscritto fu ( inaspettatamente ) respinta dal Dirigente dell’Uff. di appartenenza Dr.ssa Valeria Delle Rose, seppur proprio da costei gli ne era stata assicurata concessione ( dallo stesso richiesta in considerazione del particolare ed avverso periodo lavorativo al fine di non rischiare di vanamente organizzarsi per il viaggio ) adducendo i seguenti motivi: “Piano ferie modificato rispetto a quanto comunicato in precedenza, ho già pianificato per altri colleghi. Non è possibile concedere inoltre il periodo è troppo lungo.” (doc. 37);
    26) che il 24/02/2000, data relativa al periodo in cui il sottoscritto si stava scontando il suddetto provvedimento di sospensione dal servizio e mentre si trovava dentro casa per pranzare con la propria compagna, sopraggiungeva, senza preavviso, un poliziotto che, con atteggiamenti alquanto perentori, gli notificava l’invito a presentarsi presso il Commissariato “San Basilio” della Questura di Roma per ragioni di giustizia ( doc. 38 )
    però, si ritiene, non di urgenza tale da giustificare tali modalità, trattandosi infatti di una richiesta dell’A. G. di avere informazioni relativamente ad un atto di denuncia che il sottoscritto aveva sporto nei confronti di un cittadino francese che lo aveva colpevolmente investito anni addietro.
    A seguito di un tale modo di agire – infatti sarebbe stato più che sufficiente produrre il suddetto invito per via telefonica ed il sottoscritto si sarebbe egli stesso recato presso l’Ufficio di Polizia indicato per ivi ricevere la notifica o almeno preavvisare ( in tal senso ben conoscendo ogni suo recapito ) per poi giungere quindi ad orari consoni – la compagna del sottoscritto, allora al sesto mese di una gravidanza nient’affatto facile e memore delle precedenti vessazioni o “particolarmente avverse attenzioni” subite dal sottoscritto e suo compagno ( anche dalla medesima in un certo qual modo subite e tollerate ) ne ebbe a conseguire un lieve malore;
    27) che due mesi dopo, ovvero nel Maggio del 2000, il sottoscritto dovette chiedere l’autorizzazione ad usufruire di un alloggio di servizio per essersi separato da tale compagna, essendosi costei comprensibilmente ( ! ) stancata di dividerlo con continui problemi disciplinari e sanitari ma soprattutto con le intuibili conseguenze di questi.
    L’alloggio di servizio gli venne concesso presso la Caserma della Polizia di Stato “Davide Campari” di Via Roberto Le Petit, sotto la direzione dell’Uff. Servizi Tecnico Logistici e della Gestione Patrimoniale della Questura di Roma.
    Ed anche qui, ben presto, iniziò a essere attuato nei confronti del sottoscritto un “già visto” agire sistematicamente molesto/provocatorio ed accusatorio come di generale intolleranza, presumibilmente volto a creare i presupposti per la sua estromissione dal contesto lavorativo della Polizia di Stato (

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