E’ durato circa tre ore, il Consiglio dei Ministri riunitosi ieri pomeriggio a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente del Consiglio, Mario Monti.

In apertura, l’ampia relazione, svolta dal Ministro della difesa Di Paola, sul progetto di revisione della Struttura di Difesa, che verrà illustrata in Parlamento in coerenza con l’impegno assunto dal Governo innanzi alle Camere nei giorni scorsi e sulla base degli indirizzi decisi dal recente Consiglio supremo di Difesa.

Il Governo punta ad inserire questa revisione nel Piano Nazionale di Riforme, che si è impegnato a presentare a livello europeo.


Il comunicato stampa di Palazzo Chigi precisa sul punto che “lo scenario geo-strategico internazionale continua ad essere caratterizzato da grande incertezza; ne consegue che le Forze Armate devono continuare ad essere pienamente integrabili con quelle degli alleati, ma devono anche essere allo stesso livello tecnologico. Da qui la necessità di introdurre una profonda revisione della Struttura Difesa, per armonizzarla ai livelli di efficienza e funzionalità europei non solo militari, ma anche industriali ed economicamente sostenibili.

A livello europeo e atlantico l’Italia sostiene e promuove il processo d’integrazione definito dalla Politica di Sicurezza e Difesa Comune. Quindi, l’armonizzazione di standard comuni è ancora più necessaria e urgente”.

Nella relazione del Ministro della Difesa si sottolinea come l’Italia, oggi, per la Difesa, spenda, in rapporto al Pil, di meno rispetto alla media europea; mentre, al contrario, ha una spesa per il personale ampiamente superiore alla media. La spesa d’investimento per ogni militare è ferma a 16.424 euro, contro una media europea di 26.458 euro.

La riforma, punterebbe dunque a riequilibrare i livelli di spesa del personale, di esercizio e di investimenti per garantire in futuro la sostenibilità finanziaria e l’efficacia operativa delle Forze Armate in chiave europea e Nato.

Si tratta di scelte, prosegue la nota del governo, che comporteranno una revisione e riqualificazione dei programmi di investimento, ma anche una contrazione della presenza territoriale. Il risultato sarà una Struttura Difesa ridimensionata nei numeri, ma in grado di esprimere un’operatività all’altezza delle aspettative dell’Unione europea e della Nato.

Il Consiglio dei Ministri è quindi intervenuto su due aspetti fondamentali del nostro ordinamento: il primo, riguardante il fronte interno dove sono state discusse e approvate una serie di misure correttive al Testo unico dell’ordinamento militare e al Codice dell’ordinamento militare; il secondo, riguardante il fronte internazionale dove si registrano due novità: il nuovo Accordo di scambio culturale con la Croazia e la ratifica delle modifiche alla costituzione dell’Organizzazione mondiale delle migrazioni. Dal comunicato stampa, si apprende che, sulla riforma del Codice dell’ordinamento Militare e del Testo Unico dell’Ordinamento Militare,le novità riguardano la nuova suddivisione dei 179 articoli del Codice, che vengono divisi in undici capitoli. Anche in questo caso l’obiettivo è di armonizzare il testo eliminando errori materiali di scrittura, inserendo nuove norme che riguardano il riordino di enti delle Forze Armate e del Segretariato generale della difesa, oltre allo stato giuridico del personale militare. La riforma del Testo Unico dell’Ordinamento militare ha introdotto modifiche per inserire norme regolamentari sopravvenute, ad esempio in materia di tutela dei luoghi di lavoro, organismi collegiali e cause di servizio, a modificare norme relative alla gestione e amministrazione contabile dei comandi militari, corsi di formazione e sanità militare”.

Per quanto riguarda invece le novità sul fronte internazionale, il Governo afferma che, ci sarà un nuovo accordo tra Italia e Croazia in quanto i due Stati “intrattengono rapporti commerciali e culturali solidi. L’Italia è il primo partner commerciale della Croazia. Il volume d’affari tra i due Paesi supera i 4 miliardi di Euro. Il Governo di Zagabria considera l’Italia un partner cruciale anche dal punto di vista strategico. La vicinanza geografica e i forti legami culturali tra le due popolazioni rendono l’Italia un punto di riferimento verso l’integrazione europea ed euro-atlantica della popolazione croata. Lo dimostra, tra l’altro, il disegno di legge per la ratifica e l’esecuzione del Trattato di adesione della Croazia all’Unione europea, ratificato dal Consiglio dei Ministri il 3 febbraio 2012. Il precedente Accordo culturale tra i due Paesi, del 1960, è oramai superato. I cambiamenti radicali intervenuti sullo scacchiere politico nazionale e internazionale negli ultimi anni rendevano impellente un nuovo Accordo. Lo scopo è rafforzare i rapporti di buon vicinato, migliorare la conoscenza e la comprensione fra i popoli italiano e croato e garantire la più ampia fruibilità dei beni artistici, culturali e ambientali. Per ottenere questi risultati, il nuovo Accordo individua quattro assi portanti: Primo, contribuire ai rapporti di buon vicinato tramite lo sviluppo delle relazioni culturali. Secondo: garantire migliore protezione e assistenza reciproca in materia di diritti d’autore e proprietà intellettuale. Terzo: creare nuovi incentivi alla collaborazione culturale; le tante iniziative prevedono la conservazione dell’identità linguistica, la collaborazione scientifica e universitaria (ad esempio con la concessione di borse di studio per studenti universitari o dottorandi di ricerca) e il sostegno reciproco nell’organizzazione di manifestazioni culturali e artistiche. Quarto: sostenere la cooperazione nella conservazione, tutela e valorizzazione del patrimonio artistico, culturale e demo-etno-antropologico. Ne è esempio la collaborazione per il contrasto al traffico illecito di beni culturali e per le missioni archeologiche. Il nuovo Accordo prevede anche la creazione di una Commissione Mista che avrà tre compiti principali: (1) coordinare tutte le attività di scambio e collaborazione tra i due Paesi; (2) elaborare programmi esecutivi pluriennali; (3) regolare le divergenze sull’interpretazione e applicazione dell’Accordo”.

Circa l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni “il Consiglio dei Ministri ha ratificato gli emendamenti alla Costituzione dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM). Si tratta di un ente internazionale con sede a Ginevra; ad esso aderiscono 127 Stati. L’Italia, che è membro fondatore, è il sesto principale contributore dell’ente. Le modifiche alla costituzione dell’OIM garantiranno un risparmio di risorse materiali e umane e produrranno effetti virtuosi sull’efficienza dell’ente. Di seguito le cinque novità: (1) Status di Paese membro – si precisa che l’accettazione della Costituzione deve avvenire nel rispetto delle procedure previste negli ordinamenti costituzionali interni dei singoli Stati; in tal modo si evitano dubbi sulla effettiva sussistenza dello status di membro dell’OIM. (2) Esercizio del diritto di voto – gli Stati in arretrato con i contributi finanziari perdono automaticamente il diritto di voto. (3) Viene limitata a due mandati la possibilità di rielezione dei vertici OIM (Direttore e Vice Direttore). (4) Quorum per gli emendamenti allo statuto – si modifica il quorum necessario per modificare lo Statuto dell’ente, facilitando così le procedure di emendamento. La maggioranza di due terzi dei membri verrà chiesta solo per gli emendamenti fondamentali e per quelli che comportano nuovi obblighi per gli Stati membri. Per tutti gli altri basteranno i due terzi dei voti. (5) Soppressione del Comitato esecutivo – si elimina il Comitato esecutivo, redistribuendo le funzioni tra gli altri organi dell’OIM. Tutti gli emendamenti modificativi sono stati già ratificati da 62 Stati membri. Entreranno in vigore quando saranno ratificati dai 2/3 dei membri della Organizzazione, ossia da 85 Paesi su un totale di 127”.

Terminato il confronto sulla riforma della Difesa, il Consiglio dei Ministri ha successivamente deliberato lo scioglimento dei Consigli comunali di Careri e Sant’Ilario dello Jonio, entrambi in provincia di Reggio Calabria, al fine di consentire il risanamento delle istituzioni locali a carico delle quali sono state riscontrate forme di condizionamento da parte della criminalità organizzata.

Infine, il Consiglio dei Ministri ha esaminato con attenzione il progetto di candidatura di Roma per i Giochi Olimpici del 2020. Il Governo valuta molto positivamente l’iniziativa, sotto il profilo della visione complessiva e della qualità del progetto, degno di affermarsi nella competizione con le altre candidature.

Tuttavia, alla luce della difficile situazione economico-finanziaria che il Paese sta attraversando, il Consiglio dei Ministri ha ritenuto all’unanimità, che non sarebbe un atto responsabile da parte del Governo sottoscrivere la garanzia finanziaria richiesta dal Comitato Olimpico Internazionale per coprire eventuali fabbisogni che potrebbero verificarsi in futuro. In effetti, benché tali oneri non siano da coprire nell’immediato, l’attuale fase dell’economia non fa ritenere appropriato adottare decisioni con effetti differiti nel tempo (effetti che, in base a quasi tutte le precedenti esperienze olimpiche a livello internazionale, potrebbero rivelarsi molto rilevanti) .

L’Italia, spiega la nota del Governo, come gli altri Paesi membri della zona euro, ha sottoscritto un anno fa impegni molto gravosi in termini di rientro dall’indebitamento, riducendo il differenziale tra il rapporto debito pubblico/PIL e il valore di riferimento (pari al 60%) di un ventesimo all’anno. Per l’Italia si tratterà di uno sforzo significativo che imporrà una gestione estremamente rigorosa dei conti pubblici, per molti anni.

Ciò non significa che il Governo non dia priorità all’obiettivo della crescita, come mostrano le misure del decreto “Cresci Italia”, ma una prospettiva di crescita potrebbe venire compromessa ove i mercati e la Comunità internazionale percepissero la garanzia statale sopra menzionata come un prematuro rilassamento della politica di consolidamento dei conti pubblici, che ha richiesto il contributo di tutti i cittadini e che inizia a dare promettenti risultati.

 


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  1. sono pienamente daccordo con la decisione di non candidarsi per le olimpiadi 2020. sono convinta che per i tempi che stiamo attraversando non credo era proprio il caso di impegnare 10 miliardi in infrastrutture dove come sempre chissà poi come sarebbere veramente stati spesi. dobbiamo metterci in testa che siamo come in una famiglia dove esiste un budget, che mensilmente si deve cercare di non superare, dobbiamo anche saper rinunciare a delle cose che ci piacerebbe ma adesso non si può rischiare di fare i belli e poi dover fare altre manovre, non ne abbiamo abbastanza, non abbiamo ancora capito che dobbiamo essere capaci di rinunciare, siamo in crisi o no? apprezzo la decisione di Monti, e spero tanto che ci rimanga e riesca a fare il più possibile per ridarci un po di disciplina. ci hanno messo in ginocchio, non c’è lavoro, dobbiamo cercare di non affondare e c’è qualcuno che vuol far credere che le olimpiadi avrebbero portato chissà cosa, niente. solo altri soldi che sarebbero finiti chissà dove.

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