Ora è chiaro perchè il premier Monti ci tiene così tanto ad eliminare le province. Per risparmiare risorse pubbliche, sicuramente no: è noto, ormai, che secondo le stime di Senato e Camera dei 12 miliardi circa spesi dalle province, forse se ne risparmiano 65 milioni, se ottimisticamente si ridurranno circa della metà i costi di gettoni di presenza e indennità degli amministratori.

Per razionalizzare il sistema della pubblica amministrazione e adeguarlo ai grandi Paesi europei, nemmeno: da un’analisi sull’organizzazione degli enti territoriali, emerge che sono privi delle province Andorra, Lichtenstein, Lussembrugo, Città del Vaticano e Cipro. Persino Malta ha due province. Che per la modernizzazione e liberalizzazione ci si debba ispirare a Cipro è una novità: evidentemente si tratta di una Nazione competitor delle grandi economie europee a sua insaputa.

Non è nemmeno o soltanto la voglia del nostro Premier antimonotonia di ottenere il plauso della stampa alla Rizzo e Stella: nonostante i tantissimi infortuni dei suoi collaboratori al governo (laureandi presi per “sfigati”, lacrime nelle conferenze stampa – il sangue ce lo mettono i cittadini – vacanze a loro insaputa, la stessa sua infelicissima battuta sulla monotonia del posto fisso), i peana ed i canti in gloria del Governo continuano ancora.


In verità, il Premier intende dare ai 56.000 dipendenti delle province una via di salvezza dalla monotonia del loro posto fisso presso gli enti nei quali lavorano. E regalare loro l’ebbrezza del cambiamento del posto di lavoro e, possibilmente, come auspica il direttore generale di Confindustria, anche del licenziamento e della disoccupazione.

Tanto, per quanto riguarda i politici, sui quali non si riesce a risparmiare nemmeno l’intero costo, non vi saranno problemi. E’ chiaro ormai a tutti che, eliminate le province sull’alto esempio dell’efficientissima e nota organizzazione statale cipriota, nasceranno mille altri enti intermedi tra comuni e regioni. I posti per i politici si moltiplicheranno. Ma, anche per loro, senza monotonia: da assessori, a consiglieri di amministrazione, da consiglieri provinciali a direttori generali, da presidenti della provincia ad amministratori delegati…


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3 COMMENTI

  1. Caro Degio, il Suo amaro commento è la conferma che la politica consolatoria, mirata a creare divisione tra schiere sociali, adottata dal Governo, sta funzionando perfettamente.
    Distruggere, sottrarre è certamente più facile e veloce di costruire e, come è noto, fa molto più rumore un albero che cade di una foresta che cresce.
    L’offerta alla pubblica opinione della cancellazione delle province è, in questo senso, efficace, perchè consolatoria. Chi crede nell’utilità di questa idea, perchè convinto dagli slogan, è stato persuaso che da essa derivi la possibilità di recuperare parte di quei soldi che oggi “mancano”. Non conta che nella manovra finanziaria non sia stato quantificato nemmeno un euro come effetto della cancellazione delle province. Non conta che l’eventuale risparmio è ottimisticamente quantificato dai servizi studi del Parlamento in 65 milioni di euro, meno del costo di un caccia F35.
    Però, ci si consola, pensando che sia giusto e corretto, come ha ritenuto il direttore generale della Confindustria, che a pagare la crisi non siano solo i dipendenti del settore privato, ma anche i dipendenti pubblici.
    E via, dunque, così’ per sottrazione. Per effetto della recessione del 2012 si stima la perdita di circa 250.000 posti di lavoro nel settore privato? Sottraiamone altri 56.000 dalle province. E sottraiamone altri 300.000 nelle amministrazioni statali, effetto dell’ennesima riduzione delle dotazioni organiche.
    I lavoratori che conservano il posto di lavoro sono tutelati dall’articolo 18? Eliminiamo questa tutela.
    I pensionati costano troppo? Eliminiamo l’incremento Istat delle pensioni (al netto delle lacrime dei ministri).
    Continuiamo a sottrarre. Le province si pensa siano inutili? Eliminiamole e così cancelliamo anche le loro funzioni. Tanto, nessuno se ne accorgerà. Dimenticando che nessuno si accorge di cosa fanno le province mentre lo fanno, quando i servizi cesseranno, tutti capiranno.
    E, sempre sottraendo, occorre contenere i costi delle Ferrovie ed aumentare i profitti? Via le sale d’aspetto, sostituite da panchine di fortuna piazzate qua e là, come in un campo profughi. Occorrono ulteriori risparmi per rilanciare i “treni veloci”? Eliminiamo i treni a lunga percorrenza (che vuoi che sia il conseguente licenziamento di 800 persone: abbiamo evitato loro la “monotonia”…).
    Però, continuiamo a sperperare in sogni e maxiopere. A Roma, dico Roma, l’amministrazione insiste per organizzare le Olimpiadi del 2020, ma poi basta una nevicata per mettere in crisi la Capitale e tutto l’hinterland. Vogliamo realizzare il Corridoio ferroviario Berlino-Palermo e, dunque, realizzare il PONTE SULLO STRETTO, e poi tagliamo i treni a lunga percorrenza. Vogliamo realizzare le grandi infrastrutture, ma non facciamo nessuna piccola manutenzione, sui beni (povera Pompei), sulle strade, sui fiumi, sugli argini (i tanti enti, consorzi, entini che dovrebbero provvedere potrebbero perfettamente essere assorbiti dalle province, che con molta più capacità potrebbero realizzare le piccole manutenzioni).
    Ma, divide et impera. Ai farmacisti e tassisti, il Governo può mostrare lo scalpo delle province e dei licenziamenti di dipendenti pubblici. A tutti i cittadini far credere che con l’informatizzazione della richiesta del cambio di residenza si possa divenire un Paese moderno.
    In più, oltre alla sceneggiata sulle province, anche quella della caccia all’evasore, con gli assedi a bar, pizzicagnoli, calzolai e panettieri per vedere se battono lo scontrino fiscale, mentre i grandi evasori, perseguibili con semplici accordi con la Svizzera, continuano a ridersela. E le più grasse risate se la fanno Mafia e Camorra, principali cause del sottosviluppo del Sud, dell’evasione e del lavoro nero.
    Ma, continuiamo così. L’eliminazione delle province e dell’articolo 18 ci salveranno…

  2. L’unica cosa certa è che non c’è trippa per gatti, come dicono a Roma.
    A questo punto possiamo lasciare intatte le province ed i loro dipendenti e amministratori, possiamo lasciare tutti i forestali calabresi e tutto il parlamento (nota la p minuscola) siciliano.
    Lasciamoli tutti.
    Ma presto saremo noi e saranno loro senza il becco di un quattrino.
    Soluzione: le spese devono essere inferiori alle entrate.
    Non ci vuole un genio. Ci vuole onestà!

  3. E se cominciassimo a valutare concretamente l’opzione di diventare sudditi di S.M. Britannica come il Canada? Qualcosa c’era già…Bronte…la contea di Nelson…i fondatori dei Football Club…qualcosa in prospettiva è stato fatto… lo Juventus Stadium…sempre che non ci schifino loro…poi tra piemontesi e scozzesi c’è un certo feeling per via…del braccino corto! Una proposta di referendum contro la monotonia!

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