Io navigavo a vista perché conoscevo quei fondali visto che ci ero già passato tre o quattro volte, ma la presenza di quello scoglio mi ha sorpreso. In ogni caso posso dire di aver fatto tutto il possibile per salvaguardare i passeggeri e i membri dell’equipaggio

Queste le dichiarazioni rese dal comandante Franceso Schettino, comandante della Costa Concordia, la nave da crociera più grande ed imponente della flotta Costa, che da 5 giorni a questa parte giace, inerte e spenta sulle rive dell’isola del Giglio.

La causa del disastro che ha provocato 11 morti accertati, 80 feriti e 23 dispersi sarebbe stata la manovra azzardata del comandante Schettino, il cosiddetto «saluto» all’isola del Giglio, che consiste nella avvicinamento della nave alla costa al solo scopo di rendere omaggio ad un suo vecchio amico, Mario Palombo, ex comandante della Costa Crociere in pensione.


Schettino dichiara inoltre, di non aver abbandonato la sua nave, ma di essere finito sulla scialuppa di salvataggio insieme ad altri ufficiali a causa di un “incidente“.

Il comandante della Concordia non avrebbe dunque infranto, a suo parere, l’art. 1097 del codice della navigazione ai sensi del quale “Il comandante, che, in caso di abbandono della nave, del galleggiante o dell’aeromobile in pericolo, non scende per ultimo da bordo, è punito con la reclusione fino a due anni. […] Se la nave o l’aeromobile è adibito a trasporto di persone, la pena è da tre a dodici anni.”

Ma allora come mai il capo della sezione operativa della Capitaneria di Porto di Livorno, Gregorio De Falco,  aggredì Schettino al telefono quella notte, apostrofandolo così: “Guardi Schettino che lei si è salvato forse dal mare ma io lo porto veramente molto male, la faccio passare l’anima dei guai. Vada a bordo, cazzo! Ci sono persone intrappolate a bordo, adesso lei va con la sua scialuppa, sotto la prua della nave, lato dritto, c’è una biscaggina, lei sale su quella biscaggina e va a bordo della nave, e mi riporta quante persone ci sono, le è chiaro? Io sto registrando questa comunicazione comandante Schettino“.

Resta da capire anche perchè all’una di quella terribile notte,invece di obbedire agli ordini del suo superiore e mentre i cittadini gigliesi e le autorità dell’isola si affaticavano per salvare le oltre 100 persone ancora sulla nave, il comandante cercasse un negozio di calze.

Ieri sera, mentre le ricerche dei dispersi continuavano senza sosta a bordo del relitto, Schettino è stato scarcerato e condannato agli arresti domiciliari dal Gip di Grosseto, decisione questa, che ha provocato lo sdegno dei parenti delle vittime accertate e di quelli che non conoscono ancora il destino dei propri cari.

Qui il testo integrale dell’ordinanza.

 

 

dott.ssa Chiara Molè


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