La durata eccessiva dei procedimenti civili e penali è stato uno degli argomenti contenuti nella relazione sullo stato della giustizia italiana presentata questa mattina dal ministro Severino in Parlamento.
I dati illustrati, aggiornati al 3 novembre 2011,  non sembrano molto confortanti sulle condizioni dell’apparato giudiziario del nostro paese.  La durata di una causa civile è pari a 1.502 giorni (circa 100 in più rispetto all’anno precedente), con 470 giorni per arrivare alla sentenza di un tribunale, altri 1.032 per la Corte d’appello. Non va meglio per i procedimenti penali con 337 giorni per la sentenza del tribunale, i 901 della Corte d’appello al quale, se aggiungiamo i 383 giorni delle indagini, arrivano a 1.621 giorni.
Sono circa 9 milioni le cause pendenti: circa 5,4 milioni nel civile e 3,3 milioni nel penale. Da segnalare anche la flessione del 7% della cause civili chiuse, quasi 400mila in meno rispetto all’anno precedente, ma al tempo stesso una diminuzione delle nuove cause civili, grazie anche all’istituto della mediazione.   A causa della lentezza dei procedimenti sono più di 33mila le cause sulla legge Pinto per il risarcimento danni dovuto all’eccessiva durata del processo.
E in tempi di crisi sono da registrare un aumento dell’11,6% delle istanze di fallimento.
“Per quanto possa apparire paradossale,  proprio oggi, in presenza di una drammatica congiuntura economica internazionale, si presenta l’occasione, forse irripetibile, di riformare davvero il sistema giudiziario italiano – ha concluso il ministro Severino nel suo intervento – .
Nessuno di noi, infatti, può più permettersi di considerare ineluttabile il deficit di efficienza del sistema giudiziario italiano in un momento come quello attuale ove ogni settore della vita pubblica e privata è tenuto a garantire il proprio contributo operativo al miglioramento delle condizioni economiche del Paese”.
“Si può far questo accettando supinamente e passivamente i sacrifici imposti dalle attuali necessità economiche oppure – come io credo sia più utile – lo si può fare, ciascuno nel proprio ambito, trasformando le criticità in opportunità di sviluppo e di miglioramento dei servizi offerti al cittadino”.
“È possibile applicare questo modello virtuoso anche al sistema giudiziario? – aggiunge il ministro –
Certamente sì, purché tutti i protagonisti: magistrati, avvocati, personale amministrativo, cittadini utenti, e non soltanto le istituzioni competenti (Governo, Parlamento e C.S.M.) siano disposti ad accettare che un altro modello di servizio giudiziario, più snello, più rapido, meno costoso e meno intasato, non soltanto è possibile, ma è oggi assolutamente necessario e non più rinviabile.
Ciascuno di noi sarà magari chiamato a rinunciare a qualche privilegio o a qualche abitudine consolidata e rassicurante, ma così facendo consegneremo al Paese, cioè a tutti noi, un sistema giudiziario migliore e più giusto”.

Qui il testo completo della relazione del Ministro Severino


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4 COMMENTI

  1. è meglio “lasciare sull’asfalto” una percentuale di ragione piuttosto che imbarcarsi in una causa civile dal costo e dall’esito incerto.In fondo siamo mediterranei pure per questo….parlo in soldoni : ho rimesso 3ooo euro per essermi fidato di una famiglia di m…a che se esistessero davvero gli squartatori auguro loro un incontro ravvicinato…però siamo sempre 1-0 per me!

  2. La famiglia di mia moglie, per la morte accidentale di una figlia, nel 1996 chiamò in causa l’ANAS e qualche suo dipendente che in tutti i gradi di giudizio penale (compresa la Cassazione) furono condannati per i fatti ascritti. la sentenza della cassazione Penale è del 2007(dopo 11 anni), dopodiché è stata iniziata la causa civile per la quantizzazione del danno(marzo 2008) che ad oggi (dopo praticamente 4 anni) non ha portato neppure alla prima udienza, tra rinvii,sostituzioni di giudici ecc. Dall’inizio ad oggi sono trascorsi ormai 16 anni e sono nel frattempo deceduti i principali beneficiari dell’eventuale rimborso per cui l’allungamento abnorme dei tempi delle cause agevolano in modo scandaloso chi dovrebbe rendere conto del proprio operato. Forse un modo per sfoltire gli 11 milioni di cause potrebbe essere quello di mettere un limite(10-20.000 euro??9 al di sotto dei quali le cause passano in giudicato alla sentenza del Tribunale, senza appello. Ma forse questo non piace a chi ovviamente dovrebbe risarcire…..

  3. […] notizia di questi giorni, con la relazione alla Camere del ministro alla Giustizia Paola Severino, della lentezza dell’amministrazione giudiziaria italiana: oltre 1.500 giorni per una sentenza […]

  4. io ringrazio di tutto cuore il ministro ma credo che ci sia bisogno di una amministia e di un indulto per potere risolvere al quanto prima il problema carceri

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