A sorpresa, entra nella bozza del decreto sulle liberalizzazioni una modifica all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, quello che regola i licenziamenti senza giusta causa. Ed è subito polemica, sia politica che sindacale, nonostante non sia ancora certo se la norma finisca per far parte del provvedimento definitivo oppure no.

Il Presidente del Consiglio Mario Monti aveva assicurato infatti che la materia sarebbe stata tutta regolata all’interno della riforma del mercato del lavoro che il Ministro del Welfare, Elsa Fornero, sta mettendo a punto confrontandosi con le parti sociali.

Al momento, l’articolo 3 della bozza prevede che il limite di applicazione dell’articolo 18 venga elevato alle imprese con 50 dipendenti (rispetto ai 15 attuali), “in caso di incorporazione o di fusione di uno o più imprese che occupano alle proprie dipendenze, al 31 gennaio 2012, un numero di prestatori d’opera pari o inferiori a quindici”. La bozza, all’articolo 24, prevede anche “l’eliminazione dell’obbligo di applicare i contratti collettivi di settore nel trasporto ferroviario”.


Come prevedibile, i sindacati sono sul piede di guerra: “L’articolo 18 non va modificato. Come abbiamo detto in più occasioni – ha dichiarato il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanninon è stato oggetto di trattativa con il ministro del lavoro Fornero. E’ davvero singolare ritrovare ora questo tema in una bozza del provvedimento sulle liberalizzazioni che non è stato oggetto di confronto con le parti sociali. Non si capisce proprio cosa c’entra la modifica dell’articolo 18 con le liberalizzazioni”. Per il leader della Cisl, inoltre, “inisistere che rimuovendo l’articolo 18 si avrà più occupazione è davvero incomprensibile. Vorremmo occuparci di energia, di infrastrutture, di tasse, di come riorganizzare la pubblica amministrazione”.

Anche per il segretario generale della Uil Luigi Angeletti l’articolo 18 “va bene così” ed è “improprio” inserire il tema nel capitolo delle liberalizzazione.

Diverso e diametralmente opposto il pensiero degli industruali. Secondo il vicepresidente di Confindustria Alberto Bombasseiun’adeguata liberalizzazione del mercato del lavoro è la condizione perché le azioni per lo sviluppo si traducano in crescita e stabilizzazione dell’occupazione”.

Non sembra comunque il decreto liberalizzazioni l’occasione più probabile per modificare la normativa sul lavoro. E’ di questa opinione anche il responsabile economico del Pd, Stefano Fassina: “Il provvedimento contiene tanti interventi giusti ed utili, ma alcune misure sbagliate e gravi. E’ sbagliato tentare di incentivare le aggregazioni tra imprese attraverso l’innalzamento della soglia di applicazione dell’articolo 18. E sbagliata e grave è l’ipotesi di cancellare l’obbligo di applicazione del Contratto collettivo nazionale di lavoro nei settori liberalizzati, come, ad esempio, il trasporto ferroviario”.


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